Dopo il caso eclatante quanto vannacciano di Matilde Siracusano, che Renato Schifani ha definito “grave e inaccettabile”, adesso è toccato al deputato regionale Dario Safina essere vittima della miscela composta da social media e intelligenza artificiale.
Un post lo ha infatti ritratto con tuta arancione stile Guantanamo e manette, con un testo che recita: “Sicuramente è innocente, ma è soltanto per sdrammatizzare e ridere”. Da ridere per il deputato regionale c’é ben poco. Lo stesso deputato del gruppo Partito Democratico all’Ars rende noto l’accaduto, postando a sua volta il post con un lungo commento. “Questa foto, costruita con l’intelligenza artificiale – scrive Safina – e diffusa sui social per figurarmi in manette e con la divisa da carcerato, non è un gioco innocuo: è un atto di violenza mediatica mirato a deformare la realtà e a distruggere la dignità di un uomo”.
Pozzi avvelenati e vite calpestate
Nel caso di Matilde Siracusano, la sottosegretaria di Stato al ministero per i rapporti con il Parlamento nel governo Meloni era stata rielaborata dall’Intelligenza artificiale con una visione sessista. Il caso del facile accesso all’intelligenza artificiale per creare ciò che non molto tempo addietro veniva chiamato “deep fake” inizia a palesarsi anche in politica e non soltanto nazionale. “La politica e il confronto civile – afferma Dario Safina – non possono scendere a questo livello. Usare la tecnologia per fabbricare false immagini di arresti e condanne significa avvelenare i pozzi e calpestare la vita degli altri”.
Safina: “Devastante sul piano personale, affettivo e professionale”
Poi il deputato descrive come la vittima subisce un tale episodio: “L’impatto di un’operazione del genere è devastante. Lo è sul piano personale, affettivo e professionale. Penso a quello che provano i miei figli nel vedere il volto di loro padre accostato a quello di un detenuto in catene. Penso all’angoscia di mia moglie, al dolore sordo dei miei genitori, costretti a subire l’umiliazione pubblica di una menzogna grafica spacciata per goliardia. La gogna digitale non colpisce mai una sola persona: travolge intere famiglie, ferisce gli affetti più cari e intossica il dibattito pubblico”.
Solidarietà e preoccupazione, Barbagallo: “Ci deve essere un limite anche sui social”
Sotto il post di Dario Safina vari messaggi di solidarietà, da colleghi di partito al segretario regionale della Cgil Alfio Mannino. Altri, più ufficiali ma non meno pubblici, attestano la solidarietà e analizzano la questione AI, come il segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo: “Esprimo, a nome del Pd Sicilia e mio personale, massima solidarietà e vicinanza all’amico e collega Dario Safina, oggetto di una vergognosa e riprovevole gogna mediatica attraverso i social, in pieno stile Vannacci. Ci deve essere un limite anche sui social, quando e soprattutto se la libertà di espressione diventa offesa e chi pensa di essere spiritoso, attraverso i giochetti consentiti dall’intelligenza artificiale, produce immagini tarocche che hanno un effetto devastante nella vita reale”.
Catanzaro: “AI pericolosa per propaganda politica senza regole”
Anche il capogruppo all’Ars, Michele Catanzaro ha manifestato solidarietà al collega trapanese, a titolo personale e del gruppo parlamentare, aggiungendo: “Un episodio da condannare con fermezza che, purtroppo, evidenzia ancora una volta quanto l’AI possa essere pericolosa in mano a chi pensa che la politica sia propaganda senza regole”. Queste le prime reazioni, a caldo, da parte di colleghi di partito e di ambienti vicini al deputato del Partito Democratico.
L’indagine che non è stata archiviata
La vicenda cui il post con foto creata dall’AI fa riferimento riguarda un aggiornamento su un inchiesta che aveva visto Safina figurare sul registro degli indagati in qualità, al tempo, di assessore comunale a Trapani. Sulla posizione dell’ex assessore comunale, oggi deputato all’Ars, la Procura inquirente aveva proposto l’archiviazione ma la scorsa settimana il Gip ha deciso di disporre ulteriori approfondimenti rinviando la decisione sull’archiviazione. “Attualmente non esiste alcun rinvio a giudizio”, afferma lo stesso Dario Safina.
Safina: “Cinico tritacarne digitale”
Anche la vittima del post, Safina, ha infine preso posizione verso l’uso di questa tecnologia in questo momento storico di imbarbarimento della dialettica politica: “La politica e il confronto civile non possono scendere a questo livello. Usare la tecnologia per fabbricare false immagini di arresti e condanne significa avvelenare i pozzi e calpestare la vita degli altri. Non posso e non voglio far finta di niente, non solo per me stesso e per i miei affetti più cari, ma per rispetto delle istituzioni che rappresento e di chiunque rischi di finire incastrato in questo cinico tritacarne digitale”.
Schifani aveva parlato di esasperazione della comunicazione
In una recente intervista del nostro giornale al presidente della Regione Siciliana, già presidente del Senato e uomo di politica trentennale, Renato Schifani aveva ricordato che anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella aveva più volte richiamato l’attenzione sul tema. Queste le parole con cui il presidente della Regione aveva richiamato a sua volta l’attenzione con il proprio giudizio: “In tanti anni di vita istituzionale ho visto cambiare profondamente il modo di fare politica e anche il modo di comunicare. Oggi tutto è più veloce, più immediato, spesso più esasperato. I social hanno certamente contribuito a questo processo: premiano la battuta, la contrapposizione netta, la reazione a caldo. Molto meno la riflessione. Mi preoccupa soprattutto la violenza del linguaggio”.
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