Anche la politica locale può e deve dare di più, sindaci e burocrati siano esempio di solidarietà - QdS

Anche la politica locale può e deve dare di più, sindaci e burocrati siano esempio di solidarietà

redazione

Anche la politica locale può e deve dare di più, sindaci e burocrati siano esempio di solidarietà

martedì 12 Maggio 2020 - 00:00
Anche la politica locale può e deve dare di più, sindaci e burocrati siano esempio di solidarietà

Su Change.org la petizione lanciata dalla nostra testata per spingere istituzioni e uffici a supportare i bisognosi

PALERMO – Continua l’iniziativa del Quotidiano di Sicilia sulla solidarietà legata all’emergenza epidemiologica da Covid-19. Il QdS ha lanciato una petizione su Change.org: dal titolo “Solidarietà: cari politici e burocrati siciliani, battete un colpo!” (https://qds.it/solidarieta-politici-e-burocrati-si-puo-dare-di-piu/), con l’obiettivo di affrontare con le classi dirigenti le iniziative a favore delle persone più deboli e più esposte agli effetti della pandemia.

Nell’edizione del 6 maggio il giornale ha raccolto le dichiarazioni di alcuni parlamentari dell’Ars: dal Movimento 5 stelle a Forza Italia, passando per il Partito democratico e i deputati si sono detti concordi nel promuovere iniziative di beneficenza per i più deboli. Chi ha qualcosina in più, insomma, dovrebbe aiutare chi in questo momento ha meno e la politica e la burocrazia devono dare il buon esempio. Anche a livello locale.

Nei Comuni c’è chi ha fatto donazioni alla Protezione civile e al sistema sanitario, chi ha reso pubblici i bonifici per utilità sociale e chi ha preferito mantenere il riserbo sulle azioni perché considerate strettamente personali.

“Io sono persona – dichiara il sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando – noi siamo Comunità: solidarietà è questo, in alternativa agli egoismi degli individui e alla soffocante logica di appartenenza. Se è vero che la politica è un insieme di provvedimenti attraverso cui si cerca di raggiungere, nei diversi ambiti, specifici fini, allora la solidarietà non dovrebbe mai essere sganciata dalla politica. Non è l’emergenza Coronavirus che improvvisamente fa nascere la solidarietà, ma è la solidarietà, propria di quel popolo, che si manifesta in una emergenza come quella che stiamo vivendo”.

“Palermo – sottolinea ancora Orlando – è, anche in tempi di normalità, accogliente e solidale. Il nostro territorio, la nostra gente, sempre, e in particolare in ogni occasione di crisi, ha mostrato questo suo tratto, attraverso gesti collettivi che sono sotto gli occhi di tutti, e sono certo anche attraverso i moltissimi gesti personali e privati che tali è giusto rimangano”.

Il primo cittadino del capoluogo isolano ha poi voluto sottolineare alcune delle iniziative avviate a sostegno di tutti quei soggetti ai quali, da un giorno all’altro, è venuto difficile racimolare due pasti al giorno. “Tantissime reti solidali pubbliche e private – evidenzia l’amministratore – con cui siamo riusciti ad arginare i bisogni dei più fragili e le drammatiche conseguenze che potevano scaturire da questi. Oltre diecimila famiglie hanno avuto e continuano ad avere sostegno settimanale. La gran parte di loro confermano le nuove povertà di chi viveva con lavori non strutturati, dal settore turistico al commercio, dalla ristorazione al lavoro nero, vera vergogna non dei lavoratori ma di incivili datori di lavoro”.

Orlando preferisce però mantenere riservatezza sulle iniziative di solidarietà personale. “Non mi chieda – spiega – di dire come persona cosa ho fatto o cosa stia facendo, perché certi gesti sono e devono restare assolutamente personali”.

Infine, uno sguardo al passato e uno a ciò che ci attende: “Ho trepidato e operato in giorni interminabili e in notti insonni per persone contagiate e morte. Ho ordinato e supplicato di rispettare divieti e diritto alla salute ringraziando i palermitani per i loro comportamenti, che hanno evitato alla nostra città le tragedie di altre città del nostro Paese e del mondo. Ho cercato, da sindaco, di essere a servizio di una città per fronteggiare mille piccole e grandi emergenze. Ho lavorato e definito programmi settore per settore per una realtà che ha il diritto al futuro”.

Un’occasione d’oro per dimostrarsi virtuosi
Gli esempi positivi registrati in Sicilia e quelli già avviati nel resto dell’Italia

PALERMO – In Sicilia già molti esponenti della classe politica hanno rinunciato all’indennità di un mese o più per finanziare iniziative a sostegno dei cittadini in difficoltà economica e del sistema sanitario, messo a dura prova dall’emergenza epidemiologica da Coronavirus. Tra questi, il sindaco di Petralia Soprana, in provincia di Palermo, Pietro Macaluso, insieme alla giunta e al presidente del Consiglio comunale hanno donato le rispettive indennità per supportare l’ospedale Madonna dell’Alto.

Un esempio simile si è verificato anche a Marsala, nel trapanese, dove il sindaco Alberto Di Girolamo e la Giunta hanno devoluto l’indennità di marzo in beneficenza.

Tra le altre regioni, in Valle d’Aosta il Celva, il Consorzio degli Enti locali, ha deciso di aprire un conto corrente su cui i sindaci valdostani possono versare sino al 50 per cento della propria indennità e diaria. Anche i consiglieri regionali hanno deciso tagli agli stipendi per lo stesso fine.

Il sindaco di San Daniele del Friuli, Pietro Valent, ha versato lo stipendio di marzo a favore delle famiglie e delle imprese. In Piemonte, a Verbania, Amministrazione e presidente del Consiglio comunale hanno rinunciato a un mese di stipendio per sostenere un fondo per la ripartenza economica.

In Abruzzo, la Giunta comunale di Città Sant’Angelo, tagliando i propri stipendi, ha annunciato risorse per settemila euro per la solidarietà comunale.

In Calabria il sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo e la Giunta hanno devoluto il 50 per cento delle loro indennità di marzo a favore dei più deboli.

In Campania il primo cittadino di Castellammare, Gaetano Cimmino, e la giunta hanno deciso di donare il loro stipendio per aiutare la città nell’emergenza.

Giovanna Naccari

Ecco come ha risposto la politica etnea alle sollecitazioni del Quotidiano di Sicilia
Catania, molte iniziative personali ma nulla di realmente strutturato

CATANIA – Tante iniziative a titolo personale e tante attività di sostegno a chi sta contribuendo ad alleviare le difficoltà dei catanesi, piegati dall’emergenza sanitaria ed economica. Ma nessuna idea, almeno per il momento, di devolvere parte dello stipendio. Salvo Pogliese, sindaco di Catania, preferisce andarci piano sulla campagna del Quotidiano di Sicilia: “Solidarietà: cari politici e burocati, battete un colpo!”.

Una scelta presa per un motivo in particolare: la retribuzione del sindaco di Catania è una tra le più basse d’Italia, se non la più bassa, è già stata decurtata in passato e non è stata aumentata, come invece fatto in altri Comuni. “A differenza di tanti – spiega il primo cittadino – quando ci siamo insediati non abbiamo proceduto ad aumentare i nostri emolumenti. Avremmo potuto equipararsi al resto del Paese ma non lo abbiamo fatto, nonostante la nostra sia una retribuzione tra le più basse d’Italia e sia stata già ridotta del 30% dall’allora sindaco Raffaele Stancanelli”.

Iniziative simili, al contrario, sono state prese da altri esponenti delle istituzioni, consiglieri comunali o di quartiere. Come accaduto, per esempio, al primo municipio di Catania dove il vice presidente, Rosario Trovato ha devoluto una quota dello stipendio chiamando in causa anche altri colleghi.

“Ritengo – spiega l’esponente di Fratelli d’Italia – che chi ancora ha uno stipendio sicuro debba contribuire. Per questo, lancio un appello a tutti i miei colleghi consiglieri, ai rappresentanti delle istituzioni e delle amministrazioni di ogni tipo, a dare un segnale di vicinanza ai propri cittadini”.

Melania Tanteri

I provvedimenti presi dall’Amministrazione comunale
A Messina c’è un Fondo e un’apposita delibera

MESSINA – Un Fondo di emergenza per finanziare la Messina Family card e altre misure a sostegno delle famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria a cui amministratori e burocrati erano chiamati specificamente a contribuire. Peccato che questa “chiamata” si sia affievolita in un batter di ciglio.

Il Fondo denominato “Covid-19 Fau/Ec19 è stato istituito con delibera di Giunta dello scorso 31 marzo. Prima del varo definitivo il sindaco Cateno De Luca aveva parlato di una misura che sarebbe stata finanziata da risorse provenienti da Fondi Europei riprogrammati, da Fondi regionali e nazionali, da risorse comunali (anche da economie) ma anche da “contributi e donazioni volontari da parte di sindaco, assessori comunali, presidente del Consiglio, consiglieri comunali, circoscrizionali, presidente e componenti dei Cda delle società partecipate (Amam, Messina Servizi, Patrimonio spa, Atm, Msc, Arisme), segretario comunale, dirigenti e dipendenti comunali, imprese ed associazioni, cittadini”.

La Delibera approvata, però su quest’ultimo punto è diventata generica. Si legge di risorse provenienti da Fondi europei riprogrammati, risorse regionali e statali, comunali e si aggiungono “contributi e donazioni volontari”. Si mette anche a disposizione un conto corrente su sui fare i versamenti. Si fa appello quindi a gesti volontari che possono anche provenire da personaggi della politica e della macchina amministrativa comunale (non è escluso che soggetti istituzionali abbiano versato parte del loro stipendio) ma si lascia alla sensibilità individuale scegliere se dare o meno, non più in rappresentanza delle proprie funzioni.

Lina Bruno

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