PALERMO – Il vertice di maggioranza tenutosi giovedì tra le prestigiose mura del Gran Hotel delle Palme non ha risolto tutti i problemi interni alla coalizione né sarà l’ultimo prima dell’avvio di un nuovo corso nel centrodestra siciliano. Piuttosto, è stata la prima di una serie di riunioni che dovranno produrre la risoluzione, caso per caso, di quelle che il coordinatore del Movimento per l’autonomia Fabio Mancuso definisce “criticità da superare”. Una di queste è quella già approvata a maggioranza da Sala d’Ercole quale mozione avversa al bando SRD01 dell’assessorato all’Agricoltura che – ribadisce con forza Mpa-Grande Sicilia – “penalizza l’80% delle aziende siciliane“.
Mpa contro Sammartino: dal bando SRD01 al caso Serradifalco
Lo scontro, che contrappone a muso duro il partito di Raffaele Lombardo a Luca Sammartino, deus ex machina della Lega in Sicilia oltre che vice presidente della Regione e assessore all’Agricoltura, non si esaurisce con il bando a soglia minima a 250 mila euro. Il casus belli della politica siciliana è quello che porta alla ribalta regionale e nazionale un Comune di poco più di cinquemila abitanti della provincia nissena: Serradifalco. “L’Assemblea regionale non ha voluto il terzo mandato”, sottolinea Mancuso ribadendo che la terza investitura come sindaco di Leonardo Burgio è una chiara mancanza di rispetto verso l’Ars. Questo, almeno, dal punto di vista politico. Ma “sotto il profilo amministrativo c’è una violazione di una norma regionale“, dice Fabio Mancuso.
I prossimi vertici del centrodestra: le condizioni per superare il caso Burgio
Le prossime riunioni dei vertici del centrodestra siciliano affronteranno quindi anche questi motivi di scontro a meno che questi non verranno “rimossi”. Per il superamento dell’oggetto di scontro però servono altre e varie eventualità. Una di queste potrebbe essere un passo indietro di Leonardo Burgio, che dovrebbe dimettersi dalla carica di sindaco. Burgio, tra l’altro, si dice pronto ad affrontare qualunque eventuale ricorso alla sua proclamazione che difende quale assolutamente legittima.
Anche la nota di richiesta di verifica di eventuale insussistenza della legittimità elettiva dei componenti dei Consigli, inviata dal prefetto di Caltanissetta al sindaco, al Consiglio comunale e al segretario generale di Serradifalco e per conoscenza all’Assessorato regionale alle Autonomie locali, non impensierisce Burgio che al riguardo ha ribadito la verifica e la legittimità nel caso di Serradifalco.
L’esposto di Di Paola e Safina: “Falsa applicazione normativa” sul terzo mandato
La nota della Prefettura, che per dovere di cronaca non ci risulta fare riferimento alcuno allo specifico del terzo mandato, è concomitante alla segnalazione ed esposto per ineleggibilità e inefficacia che i deputati regionali Nuccio Di Paola (M5s) e Dario Safina (Pd) hanno trasmesso con riferimento oggetto specifico per il caso di Serradifalco allo stesso Comune del nisseno, alla Prefettura di Caltanissetta ed all’Assessorato alle Autonomie locali. L’esposto di Di Paola e Safina “si fonda sui motivi di fatto e di diritto di seguito illustrati”, e al seguito di cui sopra sono dettagliati in due punti rispettive ipotesi di “falsa applicazione normativa” di disposizioni vigenti.
Safina: “La Corte Costituzionale ha deciso su una legge valdostana, non siciliana”
La Corte Costituzionale, spiega Dario Safina con riferimento alla sentenza richiamata da Leonardo Burgio all’atto della candidatura, “ha deciso dell’illegittimità di una legge della Valle d’Aosta, non di una legge siciliana”. L’elezione di Burgio, per il dem Safina, “è illegittima” così come per il Cinque stelle Di Paola e per l’autonomista Mancuso. Quest’ultimo inoltre rigetta ipotesi di intervento dell’assessorato regionale perché guidato dall’autonomista Elisa Ingala, sostenendo invece che anche fosse a guida leghista interverrebbe per dovere istituzionale.
Burgio sereno: “Solo un giudice può dichiarare illegittima la mia investitura”
Sereno – e non in accezione renziana – è invece il tre volte sindaco di Serradifalco che conta sul fatto che soltanto un giudice, anche a fronte di ricorsi istituzionali, può dichiarare illegittima la sua investitura. Al di là della eventuale memoria difensiva di Leonardo Burgio, qualora si arrivasse al giudizio di un Tribunale, comunque c’è da tenere conto dei tempi della Giustizia italiana. Il caso quindi, al momento, è e rimane politico e si discuterà – prima che in un’aula di Tribunale – al prossimo vertice di maggioranza.

