PALERMO – Nei giorni in cui in Sicilia si parla di Fondo di solidarietà europea, richiesto a Bruxelles da tutti gli europarlamentari italiani dopo i danni causati dal ciclone Harry, l’Anci Sicilia si trova ai ferri corti con il ministero Economia e Finanza per il Fondo di solidarietà comunale. Un trasferimento non a carattere di eccezionalità, ma una quota di sostegno statale agli enti locali che vede la Sicilia e i suoi 391 comuni fortemente penalizzati. L’Associazione dei comuni siciliani ha esposto ieri il problema, anticipando l’intenzione di adire vie legali nei confronti del ministero guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. Le interlocuzioni avviate nel 2025 con il Mef “non hanno prodotto i risultati auspicati”, hanno detto il presidente di Anci Sicilia Paolo Amenta ed il segretario generale Mario Emanuele Alvano.
Comuni siciliani: mancano 200 milioni dal Fondo di solidarietà comunale
I Comuni siciliani non risultano penalizzati di pochi spiccioli. Su un fabbisogno stimato di circa 800 milioni di euro, alle autonomie locali dell’Isola ne arrivano circa 600 milioni. Una differenza sensibile che si traduce, in termini di garanzia di servizi ai cittadini in 137 euro pro capite a fronte di circa 461 euro per abitante stimati per l’esercizio delle funzioni fondamentali. Risorse che vengono meno ai Comuni siciliani dal 2018. Il meccanismo, spiega il presidente Amenta, è la base del grave difetto subito da otto anni dagli Enti locali dell’Isola: “Se si cambia il metodo di calcolo, quindi di riparto, passando dalla spesa storica che si sta applicando in questo momento al metodo perequativo che si sta applicando alle Regioni con statuto ordinario, c’è questo salto in avanti sulle risorse che devono essere trasferite per il Fondo di solidarietà ai Comuni siciliani”.
Metodo perequativo e fabbisogni standard: il nodo del Fondo di solidarietà comunale in Sicilia
La Sicilia è inoltre caso specifico anche sotto questo profilo. “Rispetto alla Sardegna – spiega il presidente Anci Sicilia – che non ha aderito a questa iniziativa e quindi non ha redatto per il governo nazionale i dati negli appositi questionari, la Sicilia da otto anni trasferisce tutti i dati sulla capacità fiscale dei territori e sui costi dei fabbisogni standard”. Questi due indicatori dovrebbero produrre quanto prevede la legge per il calcolo del riparto per i Comuni attraverso la differenza tra capacità fiscale e fabbisogno standard. Ma ciò, di fatto, non avviene. Nel frattempo però i costi a carico degli enti locali sono aumentati, il Fondo per le autonomie locali – di competenza regionale – non è stato ancora riportato a quote del passato costituendo anch’esso un deficit per i Comuni siciliani e le amministrazioni comunali stentano a garantire i servizi fondamentali”.
Riforma del Titolo V e fondo perequativo: perché i Comuni siciliani ricevono meno risorse
Facendo un passo indietro, come ricostruito da Anci Sicilia, fino ai primi anni duemila, “le risorse destinate a Regioni, Province e Comuni venivano erogate in base al criterio delle risorse storiche”. Poi, nel 2001, la riforma del Titolo V della Costituzione ha stabilito l’introduzione di un fondo perequativo da distribuire in modo equo agli enti dotati di minori capacità di autofinanziamento. Una compensazione finalizzata al mantenimento dei servizi fondamentali in quei territori meno ricchi o comunque con una capacità fiscale ridotta. Affinché anche questi Comuni avessero le risorse per garantire i servizi essenziali, nel 2009 sono stati introdotti i fabbisogni standard. Trasporto pubblico locale, servizi sociali, asili nido, polizia locale, sono tutti servizi fondamentali senza i quali, inevitabilmente, i piccoli Comuni in particolar modo tendono a spopolarsi.
Anci Sicilia pronta all’azione legale contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze
Ieri, nella sede Anci Sicilia a Palermo, al fianco del presidente Amenta e del segretario Alvano c’era anche l’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino. La presenza, nella specifica circostanza, non è stata soltanto morale ma di sostegno concreto assicurato dal governo Schifani alla battaglia di Anci Sicilia contro il ministero Economia e Finanza. Una battaglia, intrapresa dall’Associazione dei Comuni siciliani, che parte con la diffida al Mef e che – come affermato da Amenta e Alvano – intende spingersi fino ad altre sedi: “Anci Sicilia ritiene doveroso tutelare gli interessi dei Comuni dell’Isola, spesso in condizioni di difficoltà finanziaria anche per effetto dei mancati trasferimenti, ricorrendo, ove necessario, anche all’azione legale”.

