L’emergenza geologica che sta interessando Niscemi continua a produrre effetti che si estendono ben oltre l’ambito abitativo e infrastrutturale: accanto alle famiglie costrette a lasciare le proprie case e alle difficoltà legate alla viabilità e ai servizi, si affaccia anche una questione meno visibile ma non secondaria: quella degli animali – domestici e randagi – coinvolti direttamente o indirettamente dalle evacuazioni.
In situazioni di questo tipo, il rischio segnalato da associazioni e volontari è che l’attenzione si concentri esclusivamente sugli aspetti più immediati dell’emergenza, trascurando la gestione degli animali presenti nelle aree evacuate o ospitati in strutture che potrebbero trovarsi, a loro volta, in zone potenzialmente a rischio. Una criticità che riguarda sia i cani e i gatti di proprietà, che gli animali recuperati dal territorio e accolti nei rifugi.
A richiamare l’attenzione su questo fronte è Mariella Blanco, responsabile dell’associazione di volontariato “I Randagi di Niscemi”, una realtà indipendente che, grazie all’impegno suo e del marito, accudisce attualmente 48 cani sottratti al randagismo sul territorio comunale. Una struttura che, pur non trovandosi al momento in area di sgombero, vive la stessa incertezza che attraversa l’intera comunità.
Frana di Niscemi, il dramma dei randagi e degli animali in difficoltà
“Al momento non siamo stati evacuati — spiega la cittadina niscemese — ma non siamo molto distanti dall’area interessata dalla frana. Ci troviamo a circa due chilometri, nella parte interna del territorio”. Una distanza che, però, non consente di abbassare la guardia. “Viviamo in una condizione di precarietà — aggiunge — perché non sappiamo cosa può accadere da un giorno all’altro”.
Il senso di provvisorietà, racconta, è diventato parte della quotidianità: “La sensazione è quella di essere esposti a un fenomeno che non siamo abituati a gestire. Il territorio sta mostrando tutta la sua fragilità e questo riguarda tutti, non solo chi è stato evacuato”.
In questo scenario drammatico, sottolinea la responsabile dell’associazione, è importante non dimenticare la presenza degli animali. “Anche loro sono coinvolti in questa emergenza — afferma — e rischiano di diventare vittime silenziose di una situazione già complessa”. Il timore, spiega, non è legato solo a un pericolo immediato, ma all’assenza di certezze e di soluzioni già pianificate nel caso in cui la situazione dovesse evolvere.
Serve un piano B
Nei giorni più difficili non sono mancate alcune situazioni critiche, affrontate grazie alla collaborazione tra volontari, cittadini e operatori: “C’è stato un episodio che ha riguardato dei cavalli e alcuni cani — racconta Mariella Blanco — inizialmente c’erano difficoltà nel raggiungerli e garantire loro assistenza”.
In quel caso, la soluzione è arrivata attraverso un percorso alternativo. “È stato individuato un accesso diverso che ha consentito di portare cibo e acqua — spiega — e questo ha permesso di evitare conseguenze più gravi”. Un episodio che, secondo la responsabile, dimostra come la gestione dell’emergenza richieda flessibilità e interventi tempestivi anche su aspetti meno evidenti.
Sul fronte degli animali domestici rimasti senza una sistemazione a seguito delle evacuazioni, la situazione appare al momento sotto controllo. “Ci sono stati due cani appartenenti a una famiglia evacuata in via precauzionale — riferisce — inizialmente non avevano una collocazione”. “I proprietari sono rientrati nella loro abitazione e, di conseguenza, anche la situazione degli animali si è normalizzata”.
La preoccupazione maggiore riguarda però uno scenario diverso: quello di un possibile peggioramento della frana: “Se dovessero estendere le evacuazioni avremmo bisogno di un piano alternativo. Ospitiamo 48 cani e, se il rifugio dovesse essere sgomberato, non avremmo una destinazione immediata dove trasferirli”.
Non si tratta, chiarisce, di un allarme, ma di una richiesta di pianificazione: “Chiediamo che anche questo aspetto venga considerato per tempo — afferma — perché intervenire solo in emergenza rende tutto più difficile”.
La responsabile dell’associazione sottolinea infine il supporto ricevuto in questi giorni: “Abbiamo sentito la vicinanza di molte persone — racconta — dalla Protezione civile agli operatori, fino ai cittadini che ci hanno offerto aiuto concreto”. Una rete che ha permesso di affrontare le prime difficoltà, ma che non può sostituire una programmazione strutturata.
“Il nostro lavoro è dare voce e visibilità agli animali — conclude — non chiediamo privilegi, ma attenzione. La gestione di un’emergenza deve tenere conto anche di loro, perché fanno parte della comunità e della città di Niscemi”.
Nel frattempo, la gestione dell’emergenza prosegue con il monitoraggio del fronte franoso e con l’attenzione rivolta alla sicurezza dei cittadini niscemesi: sul territorio, associazioni e volontari continuano a seguire anche la situazione degli animali, in particolare nelle aree interessate dagli sgomberi precauzionali. Al momento – fortunatamente – non si registrano casi di abbandono legati alle evacuazioni, ma resta la necessità di valutare eventuali soluzioni alternative qualora l’evoluzione della frana dovesse interessare nuove zone.
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