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Inaugurazione anno giudiziario 2026 a Palermo: un processo alla riforma Nordio

Inaugurazione anno giudiziario 2026 a Palermo: un processo alla riforma Nordio

La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, che coincide con gli 80 anni della Repubblica celebrati anche sulla copertina della relazione rilegata 2024-2025, coincide con uno scontro frontale tra due poteri dello Stato di cui si era già visto ingaggio lo scorso anno. Oggi i magistrati non sono usciti dall’aula magna del Tribunale, in segno di protesta, al momento dell’intervento del rappresentante del Ministero della Giustizia. Oggi però non ci si trova di fronte ad una riforma in itinere ma ad un mese e mezzo dal referendum confermativo di una riforma già varata dal Parlamento. Chiaramente, il fatto stesso che il popolo italiano sia chiamato ad esprimersi è conferma del fatto che la riforma non ha ottenuto in parlamento il consenso necessario ad una approvazione diretta.

Un grave squilibrio tra i poteri dello stato incombe in Italia

Su questo aspetto ha posto parte dell’attenzione il presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca. La relazione sull’amministrazione della Giustizia nell’anno 2025, raccolta in un tomo da circa 500 pagine, è stata appena accennata nel corso dell’intervento in aula di Frasca. Poche parole con cui il presidente delle Corte d’Appello ha invitato i presenti a prenderne visione mediante l’apposita pubblicazione. Tutto il resto del lungo e motivato intervento ha visto quale argomento unico la cosiddetta riforma Nordio con i suoi aspetti critici, le sue ingiustificate ragioni, le sue probabili conseguenze. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati richiamati nell’aula del Palazzo di Giustizia che fu per loro bunker e causa di sentenza a morte, ma per un chiarimento con cui Matteo Frasca ha rispedito al mittente le citazioni del primo a favore della riforma e l’assenza di citazioni del secondo quale monito contrario.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in merito alla riforma Nordio

“Si utilizza strumentalmente il nome di Giovanni Falcone, che aveva posto il tema della separazione tra quelli di rilievo nel quadro della diversa professionalità richiesta alla magistratura requirente dal nuovo codice di procedura penale, ancorché, contrariamente a quanto attribuitogli con disinvoltura dai sostenitori della riforma, egli non ne fosse stato apodittico sostenitore ma l’avesse posta all’attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi, analogamente a quello altrettanto spinoso dell’obbligatorietà dell’azione penale”. Così il presidente della Corte d’Appello di Palermo su Giovanni Falcone prima di sferrare il colpo citando quello che ha definito il proprio maestro: “Al tempo stesso non si fa neppure menzione del fatto che Paolo Borsellino, eretto a nume tutelare dall’attuale maggioranza di governo, aveva espresso in modo chiaro e netto la propria contrarietà alla separazione delle carriere qualificandola come una mortificazione dei magistrati del pubblico ministero in un discorso tenuto a Marsala il giorno 11 dicembre del 1987”.

Le parti di un processo alla riforma in aula magna

Tutta la cerimonia è stata, a parti invertite in ordine di interventi o di arringhe requisitorie e difensive e di giudizio, un processo alla riforma su cui a decidere sarà in vero la giuria popolare con il referendum del 22 e 23 marzo. Il primo ad intervenire è stato il giudice della Corte d’Appello, che con il suo intervento argomentato e motivato è parso esprimere il giudizio sul caso. Poi il consigliere del Csm Antonello Cosentino, la rappresentante del ministro della Giustizia Lina Di Domenico, il presidente dell’avvocatura del distretto ed infine la magistratura requirente rappresentata dalla procuratrice generale Lia Sava che ha preceduto con una dura requisitoria il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini. Il tutto al cospetto della ben nutrita platea in cui sedevano tutte le massime autorità della Regione, della Città, della Diocesi, delle Forze dell’ordine. L’intervento di apertura del presidente della Corte d’Appello si è concluso con un lunghissimo, quasi interminabile applauso che, invece di esaurirsi dopo qualche decina di secondi, si è trasformato in una standing ovation prolungandosi ulteriormente con l’intera platea in piedi.

Il giudizio del presidente della Corte d’Appello di Palermo

Matteo Frasca riduce a questione di non effettiva rilevanza la separazione delle carriere tra magristrati giudicanti e magistrati requirenti. Per il presidente della Corte d’Appello di Palermo, utile paravento per la comunicazione o la propaganda. “La nuova formulazione dell’articolo 102, pur prevedendo ‘le distinte carriere dei Magistrati giudicanti e requirenti’, non ne disciplina il contenuto – afferma Matteo Frasca – ma lo rimette genericamente alle norme dell’ordinamento giudiziario che la stessa legge di riforma prevede che debbano essere adeguate entro un anno, unitamente a quelle che regolano la giurisdizione disciplinare”. Il presidente Frasca definisce così la “disciplina sconosciuta che è oggetto implicito del quesito referendario e sulla quale probabilmente si giocherà gran parte del destino della riforma e, per esso, del futuro della giurisdizione e degli equilibri costituzionali nel nostro Paese”.

Una sentenza avversa, motivata e difficile da appellare

In sintesi, elencando dati sui provvedimenti disciplinari nel corso degli ultimi quindi anni all’interno del Csm, il numero di condanne disciplinari, i dati sulle impugnative del Ministero della Giustizia, il presidente della Corte d’Appello di Palermo ha segnato le motivazioni di una sentenza avversa alla riforma in apparenza inappellabile ed al contempo ha puntato il dito verso il governo di Giorgia Meloni, le ragioni che possono risiedere dietro la riforma che ha definito “testa d’ariete” costituzionale ed ha sottolineato come indice di possibile malafede il fatto che proprio Paolo Borsellino non sia mai stato citato su un anno di scontro mediatico relativo alla riforma.

Per Frasca il vero obiettivo non sono le carriere ma il Csm

“L’intendimento punitivo della riforma – ha sostenuto Frasca al cospetto della gremita aula magna del Tribunale di Palermo – è definitivamente confermato dalla clamorosa e ingiustificata disparità tra le modalità del sorteggio per i membri togati e quelle per i componenti laici, per i quali ultimi soltanto è prevista la previa formazione da parte del Parlamento di un elenco di sorteggiabili affidata, senza alcuna predeterminazione di contenuto, a una futura legge ordinaria che, quindi, ben potrebbe prevedere la formazione di una rosa molto ristretta di nomi, dando vita ad un sorteggio sostanzialmente pilotato, senza contare che, non essendo prevista alcuna maggioranza qualificata per la redazione dell’elenco, i prescelti potrebbero essere interamente espressione della maggioranza di turno”.

La requisitoria del Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Palermo

“Se guardiamo alla tipologia dei reati che ci affliggono, comprendiamo che occorre riflettere sulla salute etica della nostra società”, ha esordito la procuratrice generale Lia Sava appena dopo i ringraziamenti di rito. Secondo Sava, “sfuma il senso di responsabilità e la percezione del disvalore delle condotte criminose si dissolve in una sconfortante ‘accettazione del rischio’ dell’essere indagati, imputati e condannati, anche per gravi reati”. Lia Sava ferma il punto perché esso venga messo bene a fuoco da tutti i presenti: “Nel febbraio 2025 sono stati posti in contestuale esecuzione molteplici provvedimenti cautelari per i territori di Santa Maria di Gesù, Bagheria, Borgo Molara, Corso Calatafimi, Porta Nuova, Noce, Tommaso Natale e San Lorenzo, Carini, Cinisi e Terrasini. Con buona pace di quanti sostengono che Cosa Nostra non esiste più”.

Tutte queste ed altre attività, ha sottolineato ripetutamente la procuratrice generale, sono state svolte con questo ordinamento. Il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, come a concludere gli interventi di Frasca e Sava, ha chiuso il proprio intervento affermando quanto segue: “Qualunque sia l’esito della prossima consultazione referendaria, ci sarà molto da lavorare per rinnovare rapporti davvero costruttivi e non solo di ‘mera facciata’. Prepariamoci sin d’ora con senso di responsabilità”.

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