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Antimafia, Cracolici scuote l’Ars: “La Sicilia è peggiorata, si pensa di nuovo che si può pure convivere con Cosa nostra”

Antimafia, Cracolici scuote l’Ars: “La Sicilia è peggiorata, si pensa di nuovo che si può pure convivere con Cosa nostra”
Antonello Cracolici – foto di Imagoeconomica

Cosa Nostra, droga, criminalità e corruzione. Tanti gli argomenti presentati presidente della Commissione parlamentare siciliana Antimafia e Anticorruzione

PALERMO – Il presidente della Commissione parlamentare siciliana Antimafia e Anticorruzione ripete in vari passaggi che il dato proposto “è sicuramente sottostimato”, ma il risultato della presentazione che Antonello Cracolici fa all’Aula non è sottostimato e pesa come un macigno sulla responsabilità collettiva. Anche dell’Assemblea regionale siciliana. Con l’introduzione alla relazione offerta all’Aula del deputato del Partito democratico che presiede la Commissione antimafia è stata tracciata una lunga linea che, partita dalla diffusione della droga e passando per quella delle armi, è giunta a collegare gli affari della criminalità organizzata e la connivenza delle istituzioni per approdare infine alla corruzione, anche dentro i palazzi della pubblica amministrazione regionale.

Cracolici sbotta: “La Sicilia è peggiorata”

“Voglio dirlo con molta nettezza e senza girarci molto con le parole: la Sicilia è peggiorata”. Questa la premessa di Cracolici che anticipa la rassegna analitica delle singole criticità. “Cresce una indifferenza da parte dell’opinione pubblica – ha detto Cracolici – anche per via della favoletta con la quale in tutti questi anni, anche con una certa letteratura, una certa narrazione, ha fatto prevalere l’idea che in fondo la mafia non sparava più e quindi non era più un’emergenza. E se non è un’emergenza, alla fine si può anche provare a convivere. Che è un po’ la storia di questa terra”. Il primo metaforico pugno Antonello Cracolici lo assesterà appena dopo queste parole: “La più grande forza della mafia gliel’hanno data gli antimafiosi, o quelli che si presumeva fossero gli antimafiosi”.

Il problema droga, Cracolici: “Solo a Catania 44 piazze di spaccio”

La questione della droga in Sicilia è l’inizio del quadro che Cracolici tesse per l’Aula: “Oggi ci sono delle vittime che se muoiono, muoiono in silenzio e che sono, a mio avviso una stima sottostimata che faccio, gli oltre centomila consumatori di sostanze stupefacenti che vivono nella nostra regione”. Nella sua introduzione Antonello Cracolici ha ricordato la tappa di Catania della Commissione, mettendo in fila alcuni numeri emersi dagli incontri con i vertici delle autorità investigative e proponendo così il contesto sotto una diversa prospettiva.

“Nella sola città di Catania, le autorità investigative ci hanno riferito – ha spiegato il deputato presidente di Commissione – che ci sono 44 piazze di spaccio attive. Ora, se si considera che la sola città di Catania è su per giù un quarto della popolazione residente nella provincia di Catania, è facile immaginare che quelle 44 piazze potrebbero essere moltiplicate per quattro relativamente al solo territorio etneo”.

Da qui, offerta all’Aula una sommaria struttura organizzativa delle singole piazze di spaccio, Cracolici ha messo sul tavolo la realtà dei fatti: “Solo a Catania, e parto da Catania non a caso, ogni mattina ci sono tremila persone che il loro reddito lo ricevono dal traffico della droga”. La fulminante provocazione del presidente della Commissione Antimafia è immediata: “Io immagino che è una stima sottostimata, però, non so quante aziende ci sono a Catania con tremila dipendenti. Probabilmente nessuna”. Dalla più grossa “azienda” siciliana, quella del traffico della droga, alla “banda del kalashnikov” il passo è più che breve: “Spesso coloro che svolgono questa attività sono gli stessi autori di fatti gravi come quello di andare a bruciare un’autorimessa di un’azienda di noleggio auto per soli 200 euro”.

Cracolici e la criminalità: “De Lucia conferma che le carceri sono una groviera”

Passando dalla ‘moda’ di uscire per la movida con armi al seguito alla “spettacolarizzazione del modello criminale” e alla sua diffusione, Antonello Cracolici è giunto alla questione che più tocca la politica e le istituzioni in questi giorni: “Il procuratore De Lucia, audito in commissione Antimafia, ha dato alcuni elementi che confermano – se ce ne fosse stato bisogno – che le carceri sono diventate una groviera, ed il tema non è solo che ci sono i telefonini dentro le carceri. Il procuratore ci ha fornito un dato: solo tra l’Ucciardone ed il Pagliarelli sono stati sequestrati 297 telefonini, e sono quelli che sono stati individuati. Lui stesso dice ‘questo è quello che siamo riusciti a scoprire’. Ma dice anche un’altra cosa che credo sia interessante: nelle carceri italiane, non solo quelle siciliane, si entra in carcere e gli si da un telefonino”. Questa è una delle dichiarazioni fatte dal procuratore capo di Palermo in Commissione Antimafia che il presidente Cracolici ha estratto dalla consueta secretazione delle audizioni per offrire un quadro più chiaro della drammaticità dello stato degli istituti penitenziari italiani, siciliani inclusi.

Poi Cracolici ha rivelato a Sala d’Ercole alcuni aspetti della realtà carceraria sconosciuta ai più: “Al Pagliarelli per la stragrande maggioranza dei detenuti non esiste l’acqua calda”. Spaccati di un contesto in cui le deficienze delle strutture penitenziarie alimentano, come spiegato anche dallo stesso presidente della Commissione Antimafia, un sistema di sopravvivenza che si struttura con una precisa gerarchia tra gli stessi detenuti. Spaccati di drammatica realtà in cui l’acqua per i detenuti esce marrone dai rubinetti e questi devono acquistarla per poter bere, creando anche in questo bene primario un commercio con un sistema di rango e sottomissione tra chi può permettersi l’acqua in bottiglia e chi paga in servizi per averla.

Cracolici sulla corruzione: “Tutto è diventato amichettismo”

Antonello Cracolici ha poi chiesto a Sala d’Ercole (in verità non esattamente affollata): “La politica di queste cose se ne occupa? Soprattutto, le sa?”. In chiusura di presentazione della relazione, Cracolici ha parlato della corruzione, per scambio monetario e quella del favore. “Una corruzione – ha detto il deputato dem in merito alla seconda fattispecie – in cui tutto è diventato favoritismo, amichettismo, che espone la politica, e la espone molto”.

La chiusura di intervento di Cracolici è pesante: “Avevo il dovere di dire che la Commissione Antimafia non è un fiore all’occhiello che ci mettiamo in una legislatura per dire ‘abbiamo anche la Commissione antimafia’, non lo abbiamo fatto, ma la Commissione Antimafia se non è in grado di dare un pugno in faccia ad ognuno di noi per dire ‘svegliamoci!’, probabilmente non serve a nulla”.

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