Roma, 28 set. (askanews) – L’appello di Liliana Segre cade nel vuoto, tra centro-destra e ‘campo largo’ non c’è spazio di dialogo e il ddl anti-semitismo sembra destinato a passare in Parlamento con i voti contrari di Pd-M5s-Avs, con l’eccezione dei riformisti dem. La senatrice a vita si dice “incredula di fronte alle divisioni che si stanno manifestando sul ddl contro l’antisemitismo. Ci sono temi sui quali un paese civile dovrebbe ritrovarsi unito” e chiede un “voto unanime”, da un lato affermando che il testo in esame a suo giudizio “non presenta reali criticità” per quanto riguarda la libertà di critica verso il governo di Israele, ma dall’altro sollecita un atto di disponibilità da parte della maggioranza auspicando l’apertura anche a “inessenziali modifiche” se questo dovesse essere necessario per avere “un esito unitario”.
I due fronti, però, leggono l’appello ciascuno sottolineando la parte che legittima la propria posizione. Per Fdi il testo votato al Senato e ora all’esame della Camera è già “un’efficace sintesi tra i testi di maggioranza e opposizione, operando in costante dialogo con le associazioni”. Per Federico Mollicone le parole della senatrice sono un invito rivolto alla sinistra: “Auspichiamo che la posizione della Segre possa rappresentare un occhiale che risolva la miopia della sinistra e portare, dunque, un voto all’unanimità”.
Dal Pd la lettura è opposta, secondo Chiara Braga la destra deve raccogliere l’invito ad accettare una modifica del ddl: le parole della Segre, spiega, sono “uno stimolo per tutte le forze politiche. In particolare per la maggioranza, a cui torniamo a chiedere di aprire a una modifica del testo licenziato dal Senato, per chiarire che la libera critica alle politiche del governo dello Stato d’Israele non può essere considerata antisemitismo”.
Stessa linea di Avs e M5s. Per Piero Fassino, tra i ‘dissidenti’ Pd che lavorano per un sì al ddl, le parole della senatrice non vanno “strumentalizzate”. L’ex segretario Ds ha provato ancora per tutto il giorno a trovare una possibile mediazione tra i due fronti, ma a fine giornata le posizioni restano distanti. Così come restano le critiche della minoranza dem e mentre Emanuele Fiano dice esplicitamebnte di essere sempre più in difficoltà a rimanere nel Pd.

