Sfide vecchie e nuove, una magistratura più vicina ai bisogni reali della gente, più umanizzata, ma al tempo stesso l’utilizzo corretto delle nuove tecnologie per ricercare la verità. La corte d’Appello di Palermo ha ufficialmente un nuovo presidente. Antonio Balsamo si è insediato questa mattina dopo il passaggio di consegne con Matteo Frasca, presidente uscente, che lascia l’incarico dopo dieci anni al termine della cerimonia al palazzo di Giustizia del capoluogo siciliano. Il tutto rappresentato con la consegna simbolica e concreta delle chiavi dell’ufficio.
Presenti i vertici degli uffici giudiziari del distretto che conta 482 magistrati, 335 giudici, 147 requirenti. Alla cerimonia il procuratore Maurizio de Lucia, la procuratrice generale Lia Sava che ha condiviso con Balsamo diversi anni di carriera a Caltanissetta, la procuratrice per i minorenni Claudia Caramanna, autorità civili come il presidente della commissione regionale antimafia Antonello Cracolici, l’assessore regionale ai Beni Culturali Scarpinato, il sindaco Roberto Lagalla, l’arcivescovo Corrado Lorefice e il prefetto Massimo Mariani, militari e i vertici provinciali delle forze dell’ordine. Tanti rappresentanti dei vertici della magistratura e avvocatura palermitana.
Un insediamento in un giorno particolare: quello dell’anniversario di matrimonio con la moglie che non ha mancato di ricordare e salutare con affetto.
Sfide vecchie, nuove prospettive
Tante le sfide che attendono il neopresidente della corte d’Appello. La lotta alla mafia, ma anche l’utilizzo delle nuove tecnologie, leggasi intelligenza artificiale, e l’apertura alla cooperazione internazionale. Del resto, Balsamo ha ricoperto incarichi internazionali come quello all’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodoc) di Vienna.
Nel suo discorso di insediamento, durato oltre mezz’ora, oltre ai risvolti umani e professionali, ha aperto a tutti gli uffici della magistratura proponendo collaborazioni per potenziare e migliorare il lavoro. Ha detto a tutti “Passate per un confronto, troverete la porta del mio ufficio sempre aperta”. La disponibilità, il garbo e l’eleganza è una dote che universalmente gli è riconosciuta dai colleghi magistrati e dagli avvocati.
Tante le idee di Balsamo, come quella del riutilizzo dei beni confiscati: “Vorrei che un immobile confiscato allo Zen sia a disposizione dei giovani che vogliano affermarsi nello studio e nelle arti”.
“Ricerca incessante della verità per Italia con le carte in regola”
C’è tanta emozione nelle parole del neopresidente della corte d’Appello del capoluogo siciliano che nella sua lunga carriera ha diretto processi importanti.
“Tra i momenti della mia attività giudiziaria – sottolinea Antonio Balsamo – che non dimenticherò mai, ci sono quelli in cui ho visto e sentito, anche io, nel profondo del cuore i sentimenti, le attese, la fiducia nella giustizia delle donne e degli uomini colpiti negli affetti più cari da atti come questo alla stazione di Bologna, come le stragi di Capaci e via D’Amelio, come i delitti contro quegli esponenti delle istituzioni delle imprese, dell’avvocatura, del mondo dell’informazione che hanno creduto con forza in una Sicilia, in una Italia davvero con le carte in regola, secondo la nobile visione di Piersanti Mattarella”.
Balsamo ha anche ricordato le recenti sentenze sul caso Regeni e quella della Corte di cassazione sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980. “A loro vorrei dire che – osserva – la vostra ansia di verità è anche la nostra, appartiene a tutta la comunità. La ricerca incessante della verità attraverso il processo, in rapporto alla commissione di reati di enorme gravità e che non tollerano prescrizione, è in uno dei compiti essenziali di uno Stato di diritto, è quello che la magistratura è tenuta a offrire al popolo italiano nel cui nome amministra la giustizia”.
“Portiamo avanti il lavoro di Falcone e Borsellino”
Balsamo ricorda un giorno particolare: “Il 24 maggio del 1992, eravamo accanto ai corpi straziati di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro (la strage di Capaci, ndr). Cerchiamo di portare avanti le loro idee, la loro capacità di costruire un futuro per la nostra terra. La corte d’Appello di Palermo è un luogo particolare. Può essere anche un grande fattore di credibilità della giustizia e dello Stato Italiano agli occhi della comunità internazionale”.
L’esperienza all’estero
Poi ha aggiunto: “Ho lavorato all’estero e mi sono reso conto che persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino siano oggi il volto dell’Italia agli occhi della comunità internazionale. A Vienna, al palazzo delle Nazioni Unite vi sono solo due monumenti agli italiani: uno per Enrico Fermi e l’altro per Giovanni Falcone. Tante sfide nella mia carriera vi sono stati processi che ho trattato con particolare impegno e che sono state delle occasioni di costruire un dialogo ideale. Vorrei rivolgere un pensiero ai parenti delle vittime”.
E il pensiero alla famiglia: “Oggi ci sono la mia adorata moglie e miei figli: sono la mia vita”.
Chi è Antonino Balsamo
Entrato in magistratura come pretore nel 1991, Balsamo, 62 anni, è stato giudice del Tribunale di Palermo nel collegio che ha celebrato processi come quello al senatore Giulio Andreotti. Per anni presidente di Corte d’assise a Caltanissetta ha diretto il dibattimento sul depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio, da lui definito in sentenza “il più grave depistaggio della storia italiana” e quello sull’attentato a Falcone.
Ex presidente del tribunale di Palermo, poi sostituto procuratore generale in Cassazione, ha ricoperto incarichi internazionali come quello all’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodoc ) di Vienna.
Le parole del presidente uscente Frasca
Matteo Frasca ha salutato il suo successore alla presidenza della corte d’Appello intervenendo per poco più di cinque minuti. Tante parole affettuose che hanno descritto la carriera professionale di Balsamo e le qualità umane. “Le tue qualità ti hanno fatto conquistare un apprezzamento incondizionato – osserva Frasca – che oggi è testimoniato da questa platea qualificata ed eterogenea ma ancor prima per la stima. Caro Antonio, da oggi dirigi questo ufficio, una realtà molto complessa che si caratterizza per alcune peculiarità. Mi sono autodefinito amministratore di condominio. Devi avere l’occhio lungo, guardare oltre gli uffici del distretto, creando le opportunità di un confronto. Sono certissimo che gli attuali dirigenti dei tribunali sposeranno questa filosofia. Antonio, ti sei sempre contraddistinto in modo eccellente nell’esercizio della giurisdizione. Sono certo e sicuro che farai un buon lavoro e con un gesto simbolico ti consegno le chiavi del mio ufficio”.
De Lucia: “Noi testimoni di grande resistenza civile contro la mafia”
Maurizio De Lucia, procuratore capo del capoluogo siciliano, nel suo intervento, ricorda le diverse sfide che attendono Balsamo ma tutta la magistratura. Queste le sue parole: “I cittadini si aspettano giustizia. Lo fai in un distretto che per numero è il quinto in Italia ma per la sua importanza, la sua storia e il sangue versato qui è il primo in Italia. Siamo stati testimoni, tra il 1991 e il 1992 e in qualche modo protagonisti, di un’esperienza di resistenza civile di Palermo e della Sicilia contro la mafia iniziata nei giorni terribili delle stragi. Abbiamo tanti problemi ma ancora oggi un grande problema che si chiama mafia, Cosa nostra, che si chiama rapporti tra mafia e cosa nostra e pezzi di società che nel 1992 ha pensato non di combatterla ma di conviverci”.
E ancora: “A questo modello la magistratura palermitana di cui tu sei stato parte di un lungo periodo della tua carriera e hai fatto parte di questa resistenza civile della città e del distretto. Il presidente della corte d’Appello ha una grande responsabilità ma contano due cose: le funzioni di amministratore e il presidente Frasca, che ringrazio per il grande lavoro svolto, lo ha definito capo condominio. È un condominio difficile. E hai un altro compito, assieme a noi della nostra generazioni: nella magistratura della Repubblica c’è un rinnovamento importante. Molti giovani indosseranno la toga e tanti saranno qui. Tu e noi abbiamo un dovere di esempio. Ed è una responsabilità in più. Noi di daremo il massimo supporto”.
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