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Arabia Saudita, l’arte abita le case e il deserto

Arabia Saudita, l’arte abita le case e il deserto

Da Al-Qatt al-Asiri alla Biennale di Diriyah

Milano, 17 feb. (askanews) – In Arabia Saudita l’arte si incontra prima ancora dei musei. Sta sui muri delle case dell’Aseer, sulle porte del Najd, nei gesti degli artigiani. È un linguaggio quotidiano che attraversa deserto e città, memoria e trasformazione.

Nel sud-ovest del Regno, nella regione dell’Aseer, le pareti interne delle abitazioni si riempiono di colori e geometrie. È l’Al-Qatt al-Asiri, pratica femminile riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Le donne dipingono insieme, senza disegni preparatori, intrecciando motivi geometrici e simboli che parlano di ospitalità e appartenenza. Ogni stanza diventa racconto collettivo.

Più a nord, nel Najd, le porte tradizionali raccontano altre storie. Legni resistenti come il tamarisco, motivi incisi e dipinti a mano, triangoli e linee che evocano protezione e prosperità. Ogni porta segnala una provenienza, una comunità, una tecnica tramandata.

A Diriyah, prima capitale saudita e sito Unesco, il dialogo si sposta sull’arte contemporanea. Nel JAX District si tiene fino al 2 maggio la terza edizione della Diriyah Contemporary Art Biennale, con 68 artisti da oltre 37 Paesi e più di 25 nuove commissioni. Il titolo, “In Interludes and Transitions”, mette al centro movimenti, migrazioni, scambi. Le opere si confrontano con l’architettura industriale e con un paesaggio che porta i segni della storia.

Tra installazioni, musica e poesia, la scena artistica saudita mostra una doppia traiettoria: radici forti e apertura internazionale. Le pareti dipinte a mano dell’Aseer e le grandi esposizioni di Diriyah parlano la stessa lingua. Una lingua fatta di segni, memoria e futuro.

(Foto: ©Saudi, Benvenuti in Arabia)