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Staccò un pezzo di lingua alla compagna incinta durante una lite, condannato a 4 anni a mezzo

Staccò un pezzo di lingua alla compagna incinta durante una lite, condannato a 4 anni a mezzo

L’agghiacciante episodio risale alla notte tra il 14 e il 15 giugno del 2025 a piazza Guido Monaco, nel centro di Arezzo. L’uomo avrebbe morso la fidanzata mentre la baciava provocando la grave mutilazione. Il tribunale ha disposto anche una provvisionale di 25mila euro in favore della donna

Prese a morsi la lingua della compagna e ne staccò un pezzo al culmine di una lite. Per questo un 30enne di Arezzo è stato condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione.

L’agghiacciante episodio risale alla notte tra il 14 e il 15 giugno del 2025 a piazza Guido Monaco, nel centro di Arezzo.

La lite e il morso

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, l’uomo, durante un litigio, avrebbe morso la fidanzata 29enne mentre la baciava, provocandole una grave mutilazione. Il frammento di lingua fu recuperato da un’amica presente e trasportato in ospedale insieme alla donna.

I soccorsi

La vittima, che al momento dell’aggressione era incinta, venne soccorsa dal 118 e sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza all’ospedale San Donato, dove i medici riuscirono a riattaccare la parte amputata, avviando un percorso terapeutico reso più complesso dalla gravidanza.

Il processo

L’imputato, attualmente detenuto nel carcere di Prato, era accusato di lesioni gravissime e maltrattamenti, emersi nell’ambito di una relazione caratterizzata – secondo l’accusa – da tensioni e violenze, anche legate all’assunzione di sostanze. Inizialmente denunciato dai carabinieri, era stato arrestato su richiesta della Procura di Arezzo per il rischio di reiterazione del reato.

Il processo, iniziato il 4 novembre 2025, si è svolto con rito abbreviato per il reato più grave, con conseguente riduzione della pena. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione. In aula erano presenti sia l’imputato sia la vittima, che nel frattempo ha dato alla luce un figlio riconosciuto dal padre. La donna, costituitasi parte civile, aveva già espresso in precedenza sentimenti di perdono e la speranza in un cambiamento dell’uomo.

Disposta anche una provvisionale di 25mila euro

Il tribunale ha disposto anche una provvisionale di 25mila euro in favore della vittima. Al termine dell’udienza, il trentenne è stato ricondotto in carcere. Nella precedente udienza aveva chiesto scusa, dichiarando di aver intrapreso un percorso di recupero.

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