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Aria avvelenata, Palermo peggio di Milano. Italia ancora lontana da obiettivi Ue al 2030

Aria avvelenata, Palermo peggio di Milano. Italia ancora lontana da obiettivi Ue al 2030
Smog e inquinamento

Legambiente: sebbene lo smog sia in calo, restano zone critiche e oltre 50 città non sono pronte per i nuovi limiti

Un quadro generale in cui, come spesso accade, non si fa bella figura e con la prospettiva che, se non si metteranno in atto misure adeguate a invertire le tendenze, nel prossimo futuro i risultati potrebbero essere ancora più negativi. È la situazione in cui si trova la Sicilia per ciò che riguarda le emissioni nell’atmosfera e, di conseguenza, le condizioni della qualità dell’aria che respiriamo. I dati, ricavati dalle più recenti rilevazioni effettuate dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, sono stati elaborati da Legambiente e riportate nel rapporto Mal’Aria 2026.

“L’inquinamento atmosferico è diminuito costantemente in tutta Europa negli ultimi decenni, ma rimane il principale rischio ambientale per la salute delle persone a livello continentale, causando malattie, peggiorando la qualità della vita e portando a morti premature evitabili”, si legge nello studio.

Inquinamento atmosferico e limiti UE

L’Unione europea ha via via fissato standard sempre più stringenti per cercare di avvicinare i sistemi produttivi e i comportamenti dei cittadini al rispetto dei limiti indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità per tutelare la salute.

“L’Italia ha un ruolo non indifferente, essendo uno dei territori più colpiti dall’inquinamento atmosferico in Europa – continua Legambiente – Una situazione critica da molti decenni, che ha portato all’avvio di ben quattro procedure di infrazione da parte della Corte di giustizia europea per il mancato rispetto della normativa vigente”.

E per quanto i dati del 2025 siano rimasti in scia con quelli dell’anno precedente e mostrano sensibili miglioramenti rispetto al passato, l’attenzione è rivolta a quello che rappresenta un orizzonte non troppo lontano: nel 2030, infatti, verranno introdotte nuove soglie che ridurranno ulteriormente i tetti che i singoli Paesi sono tenuti a non sforare. In tal senso, gli sforzi che in Italia dovranno essere fatti sono importanti: le proiezioni dicono che tra quattro anni potrebbero essere molte più di oggi le città che supereranno le soglie.

PM10 in Sicilia: Palermo e Ragusa maglia nera

Tornando all’attualità, a spiccare è la maglia nera o giù di lì indossata da alcune delle città siciliane. Nonostante l’isola resti una regione con l’industrializzazione concentrata soltanto in specifiche aree, sia nella parte occidentale che orientale non mancano i casi di rilevazione che spingono le città siciliane ai vertici della classifica che racchiude le maggiori criticità.

Il caso più emblematico è forse quello del Pm10. Le polveri fine – in questo caso si parla di un diametro pari o inferiore a dieci micron, con il micron che equivale a millesimo di millimetro – rappresentano uno dei più noti inquinanti. “La fonte di emissione principalmente conosciuta e percepita è sicuramente la combustione di legna e altri tipi di biomasse, usate normalmente per il riscaldamento domestico.

Ma altrettanto importanti, in alcuni casi prevalenti, sono anche altri settori come le attività industriali, l’agricoltura e il trasporto su strada. A complicare ulteriormente l’analisi di questo inquinate – si legge nel rapporto – è il fatto che a un P, primario, ovvero emesso direttamente da una fonte nota e individuabile, esiste anche un Pm secondario, ovvero che si forma nell’atmosfera come combinazione di diversi gas preesistenti e originati da altre fonti, come ad esempio l’ammoniaca e il biossido di azoto”.

A Palermo e Ragusa ci sono state tra le rilevazioni più preoccupanti

I dati dicono che a Palermo e Ragusa ci sono state tra le rilevazioni più preoccupanti in merito ai quantitativi di Pm10 nel corso dello scorso anno. Per quanto riguarda gli sforamenti giornalieri, la legge fissa in un massimo di 35 giorni la soglia in cui si registra una concentrazione superiore a 50 microgrammi per metro cubo. Palermo è in vetta a questa classifica, con la centralina in zona Belgio che ha registrato ben 89 superamenti. Più di Milano, seconda con 66 sforamenti, e Napoli che si piazza terza con 64. Subito dopo c’è Ragusa: qui la soglia non è stata rispettata per 61 giorni nella centralina Campo di atletica (dove evidenzia il sindaco Cassì – vedi box in pagina – “era presente un cantiere”).

Le cose non vanno meglio neanche se si tiene conto della media annuale delle concentrazioni di Pm10. In questo caso la normativa prevede che la soglia sia di 40 microgrammi per metro cubo, esplicitando però che la media venga fatta tenendo conto di tutte le centraline presenti nel territorio. A queste condizioni nessuna città in Italia nel 2025 ha sforato il limite. Se però si restringe il campo alle singole centraline, si trova che a Palermo la centralina Belgio ha avuto una media di 42 microgrammi per metro cubo. Ragusa si piazza terza con 37 microgrammi, superando Milano (35) e rimanendo dietro a Napoli (41).

Nel 2030 il limite del valore medio sarà dimezzato

I problemi rischiano di diventare più difficile da risolvere da qui a poco: per il 2030, infatti, l’Ue ha disposto che il valore medio annuale limite sarà dimezzato portandolo a 20 microgrammi per metro cubo, comunque sopra la soglia indicata dall’Oms (15 microgrammi). Tenendo conto del futuro limite, oggi sarebbero 55 le città a sforarlo sulle 103 finite sotto la lente di Legambiente. Tra queste ci sono, oltre a Ragusa e Palermo, anche Catania con 24 microgrammi e Siracusa con 22. Considerati i valori che si sono registrati negli ultimi anni, è tutt’altro che scontato che nei prossimi quattro anni si riusciranno ad abbattere le emissioni in maniera sufficiente ad adeguarsi ai nuovi limiti.
Un altro inquinante che da sempre preoccupa è il Pm 2.5, che descrive le particelle che sono almeno quattro volte più piccole di quelle che rientrano nel più noto particolato. “Spesso sono costituite da una miscela di elementi quali carbonio, fibre, metalli (ferro, rame, piombo, nichel, cadmio), nitrati, solfati, composti organici (idrocarburi, acidi organici, Ipa), materiale inerte (frammenti di suolo, spore, pollini) e particelle liquide”, si legge nel rapporto Mal’Aria, dove viene ricordato che queste polveri finissime rappresentano una seria minaccia per la salute dell’uomo, avendo la capacità di raggiungere in profondità il sistema respiratorio ma anche di creare problemi a livelli cardiocircolatori. “In Italia, nel 2025, delle 93 città capoluogo di provincia che hanno delle centraline di monitoraggio che misurano le polveri ultrasottili, nessuna ha superato l’attuale valore normativo stabilito in 25 microgrammi per metro cubo come media annuale. La media negli ultimi tre anni anche ha visto le città rispettare tale limite”, si legge. Anche se per Legambiente tanti passi in avanti devono essere compiuti, specialmente se si considera che per il 2030 il limite passerà da 25 a 10 microgrammi (l’Oms vorrebbe venisse abbassato a cinque).

Oggi 68 città superano la soglia

Oggi 68 città superano la soglia che entrerà in vigore tra quattro anni. Tra queste ci sono Ragusa con una media di 16 microgrammi e Palermo con 12. Nel primo caso, l’abbattimento necessario per rientrare nei futuri limiti dovrà essere del 38 per cento, mentre nel secondo del 17 per cento. Obiettivi tutt’altro che alla portata di mano.

Il biossido di azoto

Terzo inquinante su cui si concentra il rapporto è il biossido di azoto. “Un gas di colore rosso bruno, dall’odore forte e pungente, altamente tossico e irritante. Essendo più denso dell’aria tende a rimanere a livello del suolo. In generale, gli ossidi di azoto vengono prodotti da tutti i processi di combustione ad alta temperatura (impianti di riscaldamento, motori dei veicoli, combustioni industriali, centrali di potenza), per ossidazione dell’azoto atmosferico e, in piccola parte, per ossidazione dei composti dell’azoto contenuti nei combustibili”, si legge. Anche in questo caso nessuna delle città analizzate ha sformato i limiti normativi, ma nel 2030 la soglia massima verrà ridotta a 20 microgrammi. Un tetto che oggi non sarebbe rispettato dal 38 per cento delle città. “Con le città più distanti dall’obiettivo previsto per la media annuale – viene spiegato – che sono Napoli (media annuale nel 2025 pari a 38 microgrammi per metro cubo), Torino e Palermo (33), Milano (32), Como e Catania (30)”. Per queste realtà, la riduzione che dovrà essere applicata da qui ai prossimi quattro anni va dal 33 al 47 per cento. “Non va meglio alle altre dodici città che oggi hanno una media annuale compresa tra 25 e 28 microgrammi per metro cubo come Roma, Brescia e Trento (28 per tutte), Genova, Messina e Salerno (media annuale pari a 27)”. La riduzione per Messina dovrà dunque essere pari al 26 per cento delle attuali emissioni.

La qualità dell’aria non può più essere gestita come un’emergenza

“Il raggiungimento dei limiti Ue contribuirà a ridurre gli impatti sulla salute. Servono però ulteriori sforzi da parte degli Stati membri, con misure più incisive e mirate, vista la complessità dello scenario, popolato da più inquinanti e da molteplici fonti emissive che, interagendo tra loro, provocano ulteriore inquinamento”, è la conclusione di Legambiente. Da questo punto di vista l’auspicio dell’associazione è quello che la politica possa fare di più: “In Italia la lotta all’inquinamento può e deve diventare un obiettivo strutturale delle politiche ambientali. Dopo anni di criticità e di interventi, la qualità dell’aria non può più essere gestita come un’emergenza, magari dipendente dai capricci della meteorologia, ma come il risultato di scelte – o, meglio, di non scelte – che hanno inciso negativamente per decenni sullo sviluppo del nostro Paese. Continuiamo a pagare l’assenza di una strategia forte su ambiti cruciali come il trasporto collettivo, l’elettrificazione dei veicoli, l’efficientamento energetico degli edifici, lo sviluppo dell’agroecologia e della conseguente riduzione dell’allevamento e dell’agricoltura intensivi”.

A Catania oltre 800 mezzi privati ogni mille abitanti

Di recente un altro rapporto sullo stato dell’ambiente in Sicilia è stato prodotto dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Presentato a fine anno, fa un quadro generale della situazione nelle Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e contiene riferimenti anche all’inquinamento atmosferico, anche se i valori riportati per particolato e biossido di azoto fanno riferimento al 2024. Lo studio è comunque interessante perché mette in correlazione i dati sulle emissioni inquinanti nei tre maggiori centri della provincia con la presenza diffusa dei mezzi di trasporti privati, a quattro e due ruote. “L’uso dell’autovettura privata continua a rappresentare la modalità di trasporto preferita nelle tre città, in quanto garantisce spostamenti personalizzati sia nei percorsi sia negli orari. Il tasso di motorizzazione di Catania, Palermo e Messina si colloca tra i più elevati a livello nazionale”, si legge nel documento, dove di pari passo si segnala com il ridotto apporto delle alternative alla mobilità privata sia un fattore di incidenza nella ritrosia con cui i siciliani mettono in discussione le abitudini.

Nel 2024 a Palermo risultavano immatricolati 529.728 mezzi, a Catania 309.185 e a Messina 189.879. Rapportando queste cifre alla popolazione delle tre città, e calcolando dunque il tasso di veicoli e motocicli per ogni mille abitanti, nel 2023 risultava che a Palermo ci fossero 648 mezzi, a Messina 694 e a Catania addirittura 815. Nello stesso anno la media italiana era di 646 mezzi per mille abitanti. “L’analisi dei dati relativi all’indice del potenziale inquinante delle autovetture evidenzia una tendenza decrescente nei tre principali capoluoghi siciliani tra il 2021 e il 2023, sebbene i valori restino superiori alla media nazionale”, si legge nello rapporto di Arpa Sicilia. L’indice del potenziale inquinante è frutto del rapporto tra il numero di auto ad alto o medio potenziale inquinante ogni cento auto a medio o basso potenziale inquinante.

“Palermo mostra una riduzione dell’indice da 143,5 nel 2021 a 132,4 nel 2023, confermando un progressivo miglioramento nella composizione del parco auto urbano verso veicoli a medio/basso impatto ambientale – scrive l’Agenzia –. Messina registra un andamento simile, con valori che passano da 147,6 nel 2021 a 136,6 nel 2023. Catania presenta l’indice più elevato tra i tre comuni, con un calo da 179,3 nel 2021 a 163,5 nel 2023, indicando comunque una predominanza di autovetture ad alto potenziale inquinante rispetto a Palermo e Messina”. In tutti i casi si tratta di valori superiori a quelli che si registrano nelle altre aree del Paese. “A livello nazionale l’indice decresce da 121,1 nel 2021 a 110,7 nel 2023, evidenziando come i comuni siciliani presentino valori ancora significativamente superiori alla media italiana. L’andamento complessivo – conclude Arpa – suggerisce un progressivo rinnovamento del parco veicolare, con un miglioramento della sostenibilità, sebbene Catania rimanga il capoluogo con il più alto potenziale di impatto emissivo tra le città analizzate”.

Il sindaco di Ragusa: “Dato alterato, centralina al centro di un cantiere”

“Il report ‘Mal’Aria di città 2026’ di Legambiente ha certamente creato preoccupazione: quest’anno Ragusa è la quarta città in Italia per superamento del numero di sforamenti di Pm10. Mai un dato così negativo, che ha immediatamente suscitato i commenti allarmati dei media cittadini, che prontamente hanno parlato di ‘uno schiaffo in faccia per le politiche ambientali locali’. Cosa è successo? Come può Ragusa passare dall’essere tra i soli 8 capoluoghi di provincia in Italia ad avere una qualità dell’aria buona nel 2025 (come da report Ecosistema Urbano di Legambiente) a questo dato così preoccupante? La risposta è verosimilmente riportata all’interno della stessa indagine 2026: come riportano i media nazionali la sede della centralina Arpa che ha registrato gli sforamenti è quella del ‘campo di atletica’. Lo stesso campo d’atletica di contrada Petrulli che nel periodo preso in analisi è stato oggetto dei lavori di completa riqualificazione della pista. La centralina si è quindi ritrovata nel bel mezzo di un cantiere, inevitabilmente caratterizzato dal sollevamento di polveri e di fumi, riportando un dato di per sé corretto, ma probabilmente alterato dalla condizione contingente e che quindi non rispecchia il livello di qualità dell’aria che intanto si respirava in tutta la città”. è quanto spiega in una nota il sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì.