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Arianna Occhipinti, voce del Frappato: dalle radici calcaree un vino identitario

Arianna Occhipinti, voce del Frappato: dalle radici calcaree un vino identitario
Arianna Occhipinti

Vent’anni di lavoro tra Vittoria e Chiaramonte Gulfi, storia di una vignaiola che a poco più di vent’anni ha scelto di scommettere su un territorio e non se n’è più andata

Arianna Occhipinti è oggi una delle voci più autorevoli del vino italiano ma il suo percorso nasce nel 2004, quando poco più che ventenne decide di iniziare in contrada Fossa di Lupo, a tre chilometri a nord di Vittoria, affittando le prime vigne e cominciando a bonificare i terreni: “Ho iniziato lì, con pochissimo, ma con un’idea chiarissima di quello che volevo fare”, racconta, ricordando quegli anni pionieristici in cui tutto era ancora da costruire. Oggi il cuore dell’azienda è in contrada Bombolieri, a otto chilometri dal mare verso sud e a dieci dai Monti Iblei, con l’Etna che nelle giornate limpide appare all’orizzonte “come un grande panettone”, presenza silenziosa e magnetica che accompagna il lavoro quotidiano in vigna.

Vino Sicilia: la scelta del Frappato e l’identità territoriale

Fin dall’inizio la sua scelta cade sul Frappato, vitigno allora considerato minore, poco alcolico, poco “muscoloso” in un contesto culturale che privilegiava vini potenti e concentrati, spesso identificati con il Nero d’Avola: “Volevo dare dignità al Frappato – spiega – perché è un vitigno delicato ma profondissimo, capace di raccontare questo territorio meglio di tanti altri”.

Formazione e ricerca: tra vitigni autoctoni e innovazione enologica

La sua formazione passa dallo zio Giusto Occhipinti (azienda Cos) e anche dall’incontro con il professor Attilio Scienza, che la incoraggia a studiare e selezionare il Frappato in modo rigoroso, aiutandola a comprendere le differenze clonali e il rapporto tra pianta e suolo. Da lì nasce una ricerca sempre più precisa, culminata in etichette come l’SP68, nome che richiama la strada provinciale che attraversa le vigne, un rosso composto per il 70% da Frappato e per il 30% da Nero d’Avola, sintesi di immediatezza e identità territoriale.

Territorio e suoli: il valore del calcare nei vini di Vittoria

Nel 2012 acquista Bombolieri, un luogo abbandonato che diventa il nuovo centro aziendale: “Non è stato solo un investimento economico, è stata una sfida burocratica e personale enorme, ma sentivo che dovevo farlo”. Qui il lavoro sui suoli diventa centrale: Vittoria poggia su una vasta piattaforma calcarea stratificata, ricoperta da sabbie rosse di diversa profondità e composizione, e Occhipinti inizia a vinificare separatamente parcelle diverse, mantenendo identico metodo di affinamento per capire quanto il terreno incida sul risultato finale. Nel 2016 prende avvio il progetto vini di contrada: i Frappato BB (Bombolieri), FL (Fossa di Lupo) e PT (Pettineo), a Vittoria, e SM (Santa Margherita), Grillo di contrada a Chiaramonte Gulfi, dove il calcare affiora in modo più netto e la tessitura del suolo cambia ancora, offrendo nuove sfumature espressive, espressioni di microzone distanti pochi chilometri ma capaci di generare vini radicalmente differenti: “Ho capito il calcare assaggiando – sottolinea – vinificando allo stesso modo uve provenienti da suoli diversi, il vino ti dice tutto, se lo ascolti”.

Filosofia produttiva: vino naturale, fermentazioni spontanee e rispetto della vigna

Il suo approccio resta coerente: fermentazioni spontanee, interventi minimi, rispetto dei tempi naturali: “La cantina non deve correggere la vigna, deve accompagnarla”, ripete spesso, rivendicando una visione agricola prima che enologica. Oggi l’azienda è cresciuta, con spazi luminosi che si affacciano sui filari e un archivio storico che custodisce le annate passate, ma lo spirito rimane quello degli inizi, quando osservava le vendemmie con entusiasmo e intuiva che “il mondo del vino non mi sembrava proprio una cattivissima idea”. In quella frase, detta con ironia, c’è già tutta la determinazione di una vignaiola che ha scelto di restare fedele alla propria terra e di raccontarla, bottiglia dopo bottiglia, attraverso la voce limpida e vibrante del Frappato.