Un parlamento regionale che come quello nazionale viaggia seguendo l’attività del governo, all’insegna di una tendenza che in Italia si registra da anni e che lascia, soltanto sulla carta, la divisione tra funzione legislativa ed esecutiva. È questo il principale spunto di riflessione che si ricava dal Rapporto sulla legislazione realizzato a dicembre dal Servizio Studi dell’Ars. Il documento fotografa ciò che è avvenuto all’interno di Palazzo dei Normanni nel corso della prima metà dell’attuale legislatura, la diciottesima a partire da quando, a maggio del 1947, l’Assemblea regionale siciliana si riunì per la prima volta dopo le elezioni del mese precedente. Fu il primo voto dell’età repubblicana che interessò un’assise regionale.
Ars e rapporto tra Parlamento regionale e Governo
Per quanto la perdita di centralità nel ruolo del parlamento regionale sia per buona parte scaturita dall’introduzione, quasi trent’anni fa, dell’elezione diretta del presidente della Regione, i numeri che si registrano a sala d’Ercole colpiscono nel modo in cui descrivono un’Ars che opera a traino dell’attività del governo. Il sostegno politico da parte della maggioranza dei componenti che siedono in Assemblea spiega, ma soltanto in parte, la produttività dei deputati regionali.
Disegni di legge all’Ars: i numeri della legislatura
Dal 10 novembre 2022 – quando l’aula ha votato come proprio presidente Gaetano Galvagno – ad aprile 2025, mese che sancisce il giro di boa della legislatura, all’Ars sono stati presentati in totale 933 disegni di legge. Di questi, ben 831 sono frutto di iniziativa di singoli deputati o dei gruppi parlamentari, che compongono la maggioranza o l’opposizione. A finire in Aula sono stati anche 93 proposte la cui genesi, invece, va trovata nella giunta guidata da Renato Schifani e di cui fanno parte gli assessori regionali.
Per comprendere il diverso peso che viene dato nell’Aula ai due tipi di disegni di legge, bisogna guardare alle cifre che descrivono la conversione in legge dei ddl. Ovvero a quanti sono stati gli iter che si sono conclusi con il voto finale, e positivo, dell’Ars: sulle 71 leggi fin qui approvate, 43 sono di iniziativa governativa e 22 frutto dell’input parlamentare. Le restanti sei riguardano, invece, leggi approvate seguendo la procedura prevista dall’articolo 136 bis del Regolamento interno dell’Ars, secondo cui all’inizio della legislatura il presidente dell’Assemblea è tenuto a trasmettere a ognuna delle commissioni i disegni di legge approvati nella precedente legislatura ma mai arrivati in Aula a causa del ritorno alle urne.
Conversione in legge: il divario tra iniziativa governativa e parlamentare
Il dato percentuale è eloquente: mentre il 46,2% dei ddl di iniziativa governativa è diventato legge, nel caso dei ddl di iniziativa parlamentare l’approvazione ha riguardato appena il 2,65% del totale.
“Più della metà – si legge nella Rapporto del Servizio Studi – sono leggi riguardanti la finanza regionale (48 su 71). Per quanto riguarda gli altri ambiti di materia interessati, cinque leggi hanno riguardato discipline istituzionali, sei la materia del territorio ambiente e infrastrutture e sei i servizi alla persona”.
Tempi di approvazione delle leggi regionali
In fatto di tempistiche, dai dati incamerati dagli uffici dell’Ars risulta che per 17 leggi il percorso di approvazione è stato inferiore a 30 giorni, per 18 inferiore a 90 giorni, mentre per 15 leggi sono serviti circa sei mesi. Ci sono stati poi 17 casi in cui la legge ha visto luce dopo quasi 360 giorni e quattro in cui si è superato l’anno di gestazione.
Su 43 leggi di iniziativa governativa, 18 sono state approvate in meno di tre mesi.
“Tale preminenza – si legge nel documento del Servizio Studi – si può spiegare in parte col fatto che la materia di bilancio e finanziaria, nella quale sono compresi anche i ddl relativi ai debiti fuori bilancio, è una materia a iniziativa legislativa vincolata e riservata al governo; in parte con la naturale posizione del governo che può contare sul sostegno della maggioranza parlamentare per la persecuzione del proprio indirizzo politico”.
Finanza regionale e Pnrr al centro dell’attività legislativa
Oltre il cinquanta per cento delle leggi che hanno ricevuto semaforo verde interessano in modo diretto e indiretto la finanza regionale.
“Ciò è frutto di una migliorata condizione del bilancio della Regione che, dopo anni di difficoltà, sta vivendo una condizione positiva grazie al miglioramento di alcuni dati economici regionali, oltre che alla disponibilità delle risorse del Pnrr”, è la lettura data dagli uffici di Palazzo dei Normanni.
Le grandi riforme mancate della Regione Siciliana
A mancare all’appello, finora, sono state però le grandi riforme. Quelle che si trascinano puntualmente da una legislatura all’altra, trovando ampio spazio nel dibattito politico al momento delle campagne elettorale e poi finire, una volta insediata la nuova Assemblea, nelle retrovie delle agende dei partiti.
Gli esempi che si potrebbero fare non sono pochi, a partire dalla riforma del settore dei rifiuti: già dagli albori della legislatura Musumeci – era la fine del 2017 – si è parlato della necessità di rivedere il sistema, specialmente per ciò che concerne gli enti d’ambito a cui la legge regionale in vigore attribuisce compiti specifici, come la pianificazione e localizzazione dell’impiantistica. In Sicilia ce ne sono 18 e si chiamano Srr. Furono introdotte nel 2010, per superare lo stallo e parziale collasso degli Ato, ma a distanza di tre lustri arrancano.
Forestali e Consorzi di bonifica: riforme incompiute
Discorso simile per quanto riguarda i forestali: nonostante l’aumento delle giornate per gli operai stagionali, i sindacati chiedono da anni un cambio di visione, tenendo conto delle esigenze del territorio non limitate alla stagione antincendio. Il deputato Cateno De Luca qualche tempo fa aveva anche parlato di una ricetta utile ad assicurare le risorse per le stabilizzazioni. Oltre i propositi a favore di stampa, non si è andati.
Terzo caso emblematico è quello dei Consorzi di bonifica: un ddl di riforma, nel periodo in cui a guidare l’assessorato all’Agricoltura era ancora Salvatore Barbagallo, è arrivato all’Ars ma è stato impallinato dal voto segreto. Ora la Giunta ci riprova: nei giorni scorsi è stato approvato un nuovo disegno per il riordino degli Enti che ora dovrà passare dal Parlamento regionale.
“Punto essenziale del documento – si legge in una nota di Palazzo D’Orleans – è la messa in liquidazione dei tredici consorzi ad oggi esistenti e la costituzione di quattro nuovi organismi che insisteranno nei comprensori che accorpano gli ambiti territoriali degli enti soppressi”.
Leggi sociali e riduzione del contenzioso costituzionale
Alcune leggi di impatto sociale comunque sono state approvate: dall’istituzione del servizio di psicologia delle cure primarie a quella sull’obbligatorietà dello screening neonatale per l’atrofia muscolare spinale, fino alle norme per prevenire, curare i danni causati dalle dipendenze. Su tutti il fenomeno del crac, sempre più diffuso in Sicilia.
Tra i risultati positivi segnalati nella relazione del Servizio Studi dell’Ars c’è la riduzione del contenzioso costituzionale: al momento solo sei leggi su 71 sono stati oggetto di ricorso, mentre nella scorsa legislatura furono 47.
“Ha certamente inciso la direttiva Calderoli che ha incentivato le amministrazioni dello Stato e della Regione a potenziare la fase del precontenzioso attraverso chiarimenti e interlocuzioni volte proprio a evitare la proposizione del ricorso alla Corte”, si legge.
Alle 71 leggi approvate vanno infine aggiunte quattro disegni di legge voto. Si tratta di ddl che, così come previsto dallo Statuto, l’Ars può deliberare per essere poi trasmessi al Parlamento nazionale come proposte di legge di iniziativa regionale.

