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Ars e il nuovo regolamento, la norma anti franchi tiratori spacca le coalizioni

Ars e il nuovo regolamento, la norma anti franchi tiratori spacca le coalizioni
Assemblea Regionale Siciliana

Ridimensionare il voto segreto, causa di numerose bocciature in Sala d’Ercole, potrebbe trovare il consenso di ScN e Controcorrente, ma Pd e M5s annunciano battaglia in Aula. Compattezza non scontata neppure nella maggioranza

Prescindendo dallo sbarramento che il proposto nuovo regolamento interno dell’Ars potrà trovare sotto la votazione segreta di Sala d’Ercole, avrà comunque e certamente il merito di aver indotto una possibile frattura tra i gruppi di opposizione che proprio in queste travagliate settimane stanno alacremente lavorando a una sintesi che possa avere l’ampiezza di un vero campo largo.

Alle “idee” già anticipate dal presidente Gaetano Galvagno in varie circostanze e dichiarazioni rese al nostro giornale, il testo proposto ai componenti della Commissione speciale per il Regolamento Ars vede poche inedite iniziative.

Riduzione del numero dei componenti delle commissioni parlamentari

Una di queste è la riduzione del numero di componenti delle commissioni parlamentari proporzionata al numero complessivo dei parlamentari. Un aggiornamento che segue la riforma in parte monca con cui la deputazione regionale era stata ridotta da 90 a 70 rappresentanti. Una proposta che, tutto sommato, pare non incontrerà particolari resistenze. Le Commissioni si ridurrebbero così a undici deputati, tranne la seconda commissione, perché per la Bilancio i deputati resterebbero tredici.

Il voto segreto

Sul fronte del tanto discusso strumento del voto segreto invece la musica risulta assai diversa. Partito democratico e Movimento 5 stelle hanno già e in più occasioni annunciato che comunque andrà a finire in commissione, giunti in Sala d’Ercole si avvarranno proprio del voto segreto per votare sulla limitazione al voto segreto. Diversa è la posizione assunta da altri deputati, che non fanno parte della maggioranza ma approvano il drastico ridimensionamento della votazione a scrutinio segreto.

I tre deputati di Sud chiama Nord, stando all’opinione del leader Cateno De Luca, voteranno favorevolmente perché secondo l’attuale sindaco di Taormina “è giusto allinearsi al parlamento nazionale” su questo specifico aspetto. A questi tre voti a favore si aggiungerà il probabile voto di Ismaele La Vardera, il quale sostiene al riguardo che i deputati debbano prendersi la responsabilità nei confronti dei siciliani per ciò che votano e non nascondersi dietro la segretezza dalla votazione.

E quando è previsto dal nuovo regolamento

Da quanto apprendiamo, secondo quanto proposto dal presidente della Commissione nonché presidente dell’Ars in accordo con il presidente della Regione, i deputati potranno fare ausilio della votazione a scrutinio segreto, sempre su richiesta di almeno sette deputati, solo per temi che riguardano la persona, le elezioni o che incidano su rapporti civili, questioni etiche e sociali.

Un range estremamente ristretto di argomenti cui sarebbe applicabile il voto segreto se approvata la riforma, considerando che il Parlamento siciliano non affronta temi del genere, per i quali la sede naturale e di giusto rango è quella del parlamento nazionale. In sintesi, l’Ars non può legiferare sul fine vita, sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso o altri temi epocali affidati a Camera e Senato.

Possibili scenari

L’applicazione del voto segreto quindi si ridurrebbe a valori prossimi allo zero. E se questo non va bene a Pd e Movimento 5 stelle, che definiscono bavaglio ai parlamentari l’eventuale approvazione, non è detto che trovi invece tutti favorevoli i deputati di maggioranza.

Tanto più in un momento storico in cui sono già state respinte al mittente, mediante voto segreto, riforme come quella delle ex Province, dei Consorzi di bonifica, degli Enti locali. La recente disfatta della reiterata proposta di ddl sul terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni ha visto 43 deputati respingere la norma sotto voto segreto. Anche sottraendo i tre voti di Sud chiama Nord e quello di La Vardera, a Sala d’Ercole resterebbero comunque poco meno di venti deputati del centrodestra che al momento si avvalgono dello strumento di scrutinio segreto per affossare norme proposte dagli stessi alleati di maggioranza.

Contro l’ostruzionismo in aula

Il testo comprende poi un altro tema su cui Gaetano Galvagno si era espresso all’indomani della violenta scrematura della legge di stabilità. Il focus era il cosiddetto ostruzionismo parlamentare con cui l’opposizione può dilatare i tempi fino a far rischiare la mancata approvazione entro i termini previsti, quindi spingere la maggioranza a scendere a compromessi per evitare l’esercizio provvisorio.

Dei 45 giorni a disposizione del Parlamento per la sessione di bilancio, il proposto nuovo regolamento intende concentrare negli ultimi cinque le votazioni di articoli ed emendamenti già depositati precludendo gli interventi dei deputati. Non si potranno più discutere quindi, ma solo votare. Di contro, in questa fase governo e commissione Bilancio possono intervenire con riscritture, quindi emendare articoli ed emendamenti senza dibattito.

Si discute anche del numero e del tempo concesso ai singoli interventi

Infine, pare sia intenzione delle presidenze di Ars – proponente – e Regione contingentare anche il numero oltre che il tempo concesso ai singoli interventi. I deputati quindi potrebbero intervenire soltanto una volta per interventi in discussione generale e una per le dichiarazioni di voto.

Nessun “botta e risposta” quindi, come già visto in varie maratone da legge di stabilità in cui tra obiezioni, riscritture, controdeduzioni e aggiustamenti, il lavoro teoricamente delegato in sede di Commissione viene infine risolto in Aula.

La commissione si è riunita l’11 marzo nell’ufficio di Presidenza. Considerando l’assenza causa forza maggiore del forzista Michele Mancuso, che ha ridotto a un solo componente la quota di Forza Italia, oltre l’Mpa che ha due deputati nella commissione per il Regolamento erano rappresentati tutti i partiti con un deputato ciascuno; Fratelli d’Italia direttamente dal presidente Galvagno.

Questo è stato il primo passo verso Sala d’Ercole, ma di un lungo cammino attraverso il quale il testo depositato da Gaetano Galvagno – prima e unica firma – potrebbe subire già le prime modifiche. Poi, al voto segreto di Sala d’Ercole l’ardua sentenza.

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