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L’Ars si prepara al rientro: sul ddl Enti locali si gioca la prima partita per le nuove alleanze

L’Ars si prepara al rientro: sul ddl Enti locali si gioca la prima partita per le nuove alleanze
Ars Sala d’Ercole

Assemblea regionale pronta a riprendere i lavori dopo la pausa, col testo sulle Autonomie che approda in Aula e gli equilibri politici ancora appesi a un filo

PALERMO – Ultimi giorni di pausa per l’Assemblea regionale che al termine della maratona per la legge finanziaria ha messo in agenda tre disegni di legge pronti per Sala d’Ercole. Il primo, già all’ordine del giorno dell’Aula martedì 1 gennaio sarà il n. 738 Stralcio I Comm ter/A. Denominazione tecnica del disegno di legge contenente le “Norme riguardanti gli enti locali” che da ottobre del 2024 non riesce a trovare l’intesa in maggioranza per il varo parlamentare. Dopo lo stralcio da quella che venne definita “riforma” degli enti locali e che venne drasticamente affossata da Sala d’Ercole, il disegno di legge stralcio ha visto vari timidi tentativi di ritorno alla discussione generale. Pronto aula con qualche variazione, dopo che il 17 ottobre del 2024 Sala d’Ercole lo aveva rispedito in Commissione, il ddl era stato ripetutamente calendarizzato per poi slittare in coda ai lavori senza mai rivedere esame.

Disegno di legge Enti locali: ruolo di Ignazio Abbate

I colpi di assestamento finali tra le file della maggioranza in occasione dell’altrettanto affossata legge di bilancio – che ha prodotto due stralci, uno dei quali contenente norme che non erano passate dalle competenti commissioni – hanno trovato quale sintesi della tregua una condizione sine qua non sul disegno di legge curato e messo a punto in prima commissione dallo stesso presidente della Affari Istituzionali, il democristiano Ignazio Abbate. Il disegno di legge licenziato dalla prima Commissione a febbraio dello scorso anno, con primo firmatario il presidente Abbate e a seguire i componenti di tutti gli schieramenti politici regionali, prevede una modifica all’ufficio ispettivo regionale per le Autonomie locali – che passerebbe dall’Assessorato al Dipartimento dello stesso – ed una riorganizzazione delle assenze per gli organi elettivi locali impegnati in riunioni e consigli di Area vasta o Città Metropolitana.

Norme contenute nel ddl Enti locali

Ma il disegno di legge, che si compone di una ventina di norme, include modifiche anche in materia di gettoni di presenza e indennità, l’introduzione del consigliere comunale supplente, modifiche all’erogazione del contributo regionale per i Comuni in dissesto finanziario o con piani di riequilibrio finanziario ed anche – o soprattutto – la rieleggibilità alla carica di sindaco fino al terzo mandato nei Comuni con popolazione tra 5 e 15 mila abitanti e illimitata per i Comuni sotto i 5 mila abitanti. Temi spesso divisivi, per i quali bisogna tenere conto delle opportunità conseguenti a ogni singolo gruppo e ogni singolo deputato regionale.

Ritorno in Aula e calendario parlamentare

Su queste pagine abbiamo più volte informato i lettori del prossimo ritorno in Aula del ddl Enti locali, nel corso del 2025. Il ritorno del disegno di legge a Sala d’Ercole è stato di fatto programmato e riprogrammato, ma alla fine è stato sempre accantonato con la scusa della precedenza ad altri ddl e variazioni di bilancio. Adesso però la sua approvazione condivisa da tutta la maggioranza costituisce elemento dirimente nell’intensa agenda politica regionale di inizio anno.

Gruppi parlamentari e prospettive di coalizione

Le formazioni politiche e le coalizioni sono in cerca di nuovo equilibrio, e quel “nulla è cambiato” pronunciato a fine anno dal presidente della Regione in riferimento al caso Dc-Cuffaro porta l’attenzione alle parole del democristiano Abbate sul “percorso di riforme” pronunciate il giorno della mozione di sfiducia a Renato Schifani in cui il governatore ha incassato l’atto di lealtà subordinata dei democristiani.

Il gruppo parlamentare orfano del fondatore Totò Cuffaro adesso si trova davanti a un bivio: l’autonomia parlamentare con l’approvazione del percorso di riforme mediante condivisione di maggioranza oppure un’osmotica adesione dei sette deputati del gruppo Democrazia cristiana all’Ars in nuovi schieramenti. Tra questi c’è anche il nuovo progetto di Cateno De Luca, “Ti amo Sicilia”, pronto ad assorbire deputati in caso di disfacimento di un gruppo che deve difendersi dal cannibalismo parlamentare.

Tavoli e alleanze per le prossime elezioni

Ma il sindaco di Taormina non è l’unico ad avere mire su quei voti in caso di mancanza di garanzie parlamentari dall’ufficio più alto della Presidenza della Regione. Parallelamente si tengono caminetti accesi, come stagione vuole, anche sul fronte opposto con prove generali di coalizione sfidante alle prossime elezioni.

Per Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Controcorrente però ci sono molte sedute d’Aula prima di avvicinarsi a un condiviso programma elettorale intorno cui costruire una alleanza e scegliere un candidato. Da una parte c’è infatti il cosiddetto campo progressista, cioè l’accordo Pd-M5s allargato a Controcorrente e rispettivi affluenti, e dall’altro uno schieramento inedito in cui potrebbe entrare a gamba tesa il Progetto Civico Italia con Alessandro Onorato, Silvia Salis e Gaetano Manfredi che possono unire Avs, Controcorrente e altri movimenti in un tavolo allargato che ridurrebbe l’influenza capitolina di Elly Schlein e Giuseppe Conte sugli accordi siciliani.

Norme ordinarie e voti segreti in Parlamento

Questi tavoli, o caminetti, andranno avanti mentre si discuteranno a riapertura lavori il ddl Enti locali e a seguire le norme di carattere ordinamentale accantonate e poi stralciate dalla legge di stabilità. La questione del voto segreto nel Parlamento è pertanto tutt’altro che conclusa e l’approvazione della Finanziaria drasticamente accordata dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno risulta a oggi soltanto un rinvio della prova di maggioranza.

Gennaio porterà infatti i nodi al pettine, partendo dalla Enti locali stralciata a ottobre del 2024 e finendo alle norme ed ai contributi ai territori che a dicembre il Parlamento non è riuscito a far approvare in manovra.