Roma, 19 mar. (askanews) – Dopo aver esposto le sue personali a Londra, New York, Berlino, Miami, e conquistato star come Sharon Stone e Spike Lee, Omar Hassan ha inaugurato “Tempo al Tempo” a Roma. L’artista italo-egiziano, per la prima volta nella Capitale, ha esposto la sua produzione artistica contemporanea negli spazi della Galleria Latina, nel quartiere Appio Latino.
Roma non è soltanto un destino anagrammato nel nome, ma un progetto coltivato nel tempo, tema centrale che attraversa l’arte di Omar Hassan: il tempo che scorre e non è tangibile, che è inarrestabile e tutto scandisce, una questione esistenziale che diventa motore della sua produzione artistica. “Voglio creare qualcosa che duri oltre il mio tempo e questo lo permette solo l’arte”, ha spiegato l’artista.
La Galleria Latina ha al centro la grande opera dedicata alla città: la mappa dei quartieri con la sua tecnica di mapping, una serie di opere sul valore del singolo all’interno della comunità, realizzate con tappini di bombolette di vernice spray, simulacro della street art, dipinti uno a uno per comporre le città che hanno ospitato le mostre dell’artista.
Esposte anche opere inedite, realizzate proprio per Roma. Il percorso offre una panoramica completa della produzione di Hassan seguendo i suoi quattro nuclei principali: Breaking Through, Lights, Mappe e Sculture, tutti attraversati da una riflessione sul tempo. In mostra, alcune tra le serie più celebri della sua ricerca. Tra queste, le grandi tele realizzate con i guantoni da boxe, memoria del suo passato sportivo, presenti in importanti collezioni internazionali dall’Europa a Hollywood. Breaking Through nasce dall’esperienza personale nel pugilato: 121 tele come i 121 incontri di boxe combattuti dall’artista.
In Lights Hassan lavora sull’energia collettiva e la visione, con particelle di colore che rappresentano l’individuo e che, fondendosi, generano un’unica vibrazione luminosa. Completano il percorso le Sculture, tra cui Il Pugno di Michelangelo: un guantone in gesso alto 95 centimetri, nato da 280 chili di creta, che cristallizza in forma plastica la forza e il coraggio che la vita impone di indossare.
Le sue opere – dalle tele stratificate ai lavori in gesso o bronzo – riflettono un’attenzione rigorosa alla materialità. Per Hassan creare significa costruire un linguaggio condiviso: un inno alla pace e alla cittadinanza globale. Figlio di due culture – quella italiana della madre e quella egiziana del padre – incarna nella propria identità quella tensione all’incontro che attraversa tutta la sua produzione. Durante il periodo espositivo sono previste performance live dell’artista, in cui il gesto creativo si compie davanti al pubblico, trasformando l’energia in esperienza condivisa. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 26 aprile 2026.

