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Askatasuna, opposizioni non si fidano di Meloni: no a voto su risoluzione unitaria

Askatasuna, opposizioni non si fidano di Meloni: no a voto su risoluzione unitaria

Respinta “proposta” premier: ‘No strumentalizzazioni, su proposte concrete confronto’

Roma, 2 feb. (askanews) – Bocche cucite per lunga parte del pomeriggio, poi un sostanziale ‘no’, seppur in ordine sparso, è arrivato dalle opposizioni alla ‘mossa’ della premier Giorgia Meloni, seguita ai fatti di Torino. Una ‘mossa’ in cui era difficile non scorgere il tentativo di metterle in difficoltà, avendo peraltro la premier chiamato in causa direttamente la segretaria dem Elly Schlien.

Il governo, dopo un vertice a palazzo Chigi sulla sicurezza, ha invitato i gruppi di minoranza a una “stretta collaborazione istituzionale” dando mandato ai “capigruppo di maggioranza” di “proporre la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza”, in occasione dell’informativa prevista per domani nei due rami del Parlamento – ma probabilmente al Senato slitterà – del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nell’appello Meloni ha citato Schlein che ieri aveva telefonato alla premier per chiederle di evitare “strumentalizzazioni” (contro le accuse alla sinistra di ‘ambiguità’ con le frange violente).

Lo stop arriva prima da Avs, poi dal M5S con il presidente Giuseppe Conte, poi da +Europa. Il Pd è l’ultimo a rispondere all’invito, in serata. Una nota dei due capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia puntualizza come sia nel calendario della Camera che in quello del Senato è prevista una informativa, quindi “non si vota”, precisano. E per i dem sarà quello dell’informativa il contesto in cui ribadire “la netta condanna verso l’aggressione degli agenti a Torino e la solidarietà alle forze dell’ordine”. Boccia e Braga ributtano la palla dall’altro lato del campo ribadendo il ‘no’ alla “strumentalizzazione politica su questo tema”. Anzi, aggiungono che “se il Governo intende approvare già mercoledi nuove misure già annunciate e propagandate in queste settimane, su di esse ci confronteremo nella sede opportuna che è il Parlamento, attraverso l’esame di un provvedimento di legge”.

La risoluzione unitaria “nessuno la conosce. Non è stata presentata e quindi non esiste”, aveva risposto secco, per primo, il leader Avs, Angelo Bonelli, annunciando che porterà “in tribunale” chi sostiene che Avs strizza l’occhio alle frange violente nei cortei. Netto anche il presidente M5S Giuseppe Conte. In un post sui social non chiudeva a una risoluzione eventuale purché con dei paletti ben precisi (a partire da maggiori risorse per l’organico delle forze dell’ordine) e premettendo di essere pronto a discutere solo di fronte ad una vera disponibilità del governo, “a fare le cose con serietà e responsabilità”, evitando “tattiche strumentali”.

Riccardo Magi di +Europa ironizzava invece sulla tempistica dell’appello “a poche ore dal Consiglio dei Ministri che deve varare l’ennesimo pacchetto sicurezza già deciso e annunciato nei contenuti dallo stesso esecutivo”. All’esponente radicale sembrava “evidente” che manca la “reale intenzione del governo di concordare” qualcosa con le opposizioni. Per Magi “si chiede solo carta bianca per una nuova stretta repressiva, accusando altrimenti le opposizioni di essere complici dei violenti”. Il tema, sottolineano tutte opposizioni, è cosa non ha funzionato nella gestione dell’ordine pubblico e nella prevenzione dei gravi fatti accaduti a Torino. A dover essere chiamato in causa per loro è l’operato del ministro dell’Interno e la gestione della piazza.

Intanto, dopo l’appello della premier Meloni, era partito un ‘balletto’ tra informativa (senza voto come da attuale calendario) o comunicazioni con voto su un testo. Un ‘balletto’ con la maggioranza intenzionata a presentare una risoluzione con una forte presa di posizione sui fatti di Torino votando, a maggioranza, in capigruppo, la sostituzione dell’informativa con le comunicazioni del ministro. Un ‘nodo’ questo, che si scioglierà non prima di domani.