Roma, 13 ott. (askanews) – E’ stimata a 300.000 tonnellate la raccolta della campagna olearia 2025-26 in Italia: con una crescita di almeno un terzo al Sud crescerà di almeno un terzo, mentre il Centro registrerebbe una riduzione del 10% in alcune aree come la Toscana. In difficoltà il Nord-Italia, che ha affrontato diverse ondate di maltempo a partire da agosto, e che ora teme di vedere quasi dimezzati i suoi quantitativi. Con questi quantitativi, in crescita rispetto alle disastrose 220.000 tonnellate del 2024-25 ma ancora in calo rispetto alle 328.000 tonnellate della campagna 2023-24, l’Italia resta fanalino di coda la Spagna, che si conferma ampiamente al primo posto per produzione e che secondo le previsioni dovrebbe superare le 1.300.000 tonnellate, seguita dalla Tunisia, dalla Grecia e dal Portogallo, tutte in aumento di circa il 20%.
Secondo le previsioni di Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia, aderente a Federalimentare e Confindustria, l’annata 2025-26 rappresenta un ritorno alla normalità per tutta la filiera dell’olio d’oliva. “E’ una vera e propria boccata d’ossigeno per l’intero comparto – commenta Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva dell’Associazione – Nelle campagne più recenti, i ripetuti fenomeni di meteo estremo e le vicende internazionali hanno influito negativamente sul mercato, creando tensioni. Ora, invece, in Italia e in tutto il Mediterraneo, le premesse per i prossimi mesi sembrano molto positive”. In questo quadro, è atteso un deciso riequilibrio delle quotazioni dell’olio d’oliva.
L’Italia conferma quindi, anche in questa campagna, il suo storico deficit produttivo, che vede l’agricoltura italiana coprire appena il 30% del nostro fabbisogno, interno ed estero, pari a circa 1 milione di tonnellate. “Continuare così – sottolinea la presidente degli industriali dell’olio d’oliva – significherebbe perpetuare la complessa situazione attuale, dando spazio ai nostri concorrenti. Sosteniamo da tempo l’importanza di puntare sull’innovazione, come nel resto del Mediterraneo”.
Ecco perché secondo l’associazione, il lavoro del Piano Olivicolo, avviato dal ministero delle Politiche Agricole, è fondamentale per aumentare la produzione infittendo gli impianti, recuperando oliveti abbandonati, concentrando la produzione ora ridotta a una media di 1,5 ettari per azienda agricola, e per impegnarsi sulla valorizzazione della qualità e dell’efficientamento dei processi produttivi.
E gli imprenditori oleari temono soprattutto il ritorno delle vendite sottocosto, fenomeno che, negli anni, ha danneggiato l’extra vergine. Le continue promozioni hanno svalutato il prodotto, trattato come una commodity, e colpito la stessa filiera, in particolare la sua parte agricola. “A causa di questa spirale perversa – sottolinea la presidente del gruppo olio d’oliva – assistiamo alla ‘caccia’ al prezzo più basso, ormai divenuto l’unico criterio di scelta dell’extra vergine. Il peggio è che questa gara al ribasso induce il consumatore a pensare che l’extra valga poco, quindi debba costare poco”.”Proponiamo a tutti i componenti della filiera di condividere la nostra battaglia contro le vendite di olio sottocosto – conclude – Su questo, chiediamo anche l’aiuto delle istituzioni”.

