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Astensionismo, vecchiaia e classe politica

Astensionismo, vecchiaia e classe politica
Foto di Saverio Giglio, da Imagoeconomica

In Italia vota solo il 47%: l’astensionismo giovanile consegna il potere agli anziani

L’astensionismo rappresenta una delle più pericolose componenti di quell’antipolitica che alcuni, soprattutto certi partiti e certi personaggi, hanno fatto assurgere a programma di Governo, provocando i più bassi sentimenti di cui è capace il genere umano. In verità, anche la legge che disciplina le elezioni nazionali contribuisce ad abbassare i livelli di democrazia e a elevare l’astensionismo nel nostro Paese, così come un ulteriore contributo a questa sorta di “devianza civile” è rappresentato dall’elevato tasso di trasformismo, che rende incerto il voto.

Solo il 47% vota: l’astensionismo giovanile condanna l’Italia a una classe dirigente di anziani

In più occasioni mi sono soffermato su questo argomento, provando a illustrare il grosso pericolo che questo stato di cose ci fa correre, ma purtroppo il numero dei non partecipanti al voto continua a crescere, soprattutto tra le giovani generazioni. Ecco, è proprio questo il tema più allarmante. Lo è perché concretizza non solo un ulteriore abbassamento del numero dei votanti, oggi siamo a circa il 47%, ma anche un abbassamento del tasso di rinnovamento della politica che, così stando le cose, sarà sempre più affidata a una generazione che avrà difficoltà a progettare il futuro, ed alla quale non rimarrà altro da fare se non rimpiangere il passato.

L’abbassamento del numero dei votanti configura un parallelo abbassamento dell’interesse verso la politica e un conseguente innalzamento di quella forma di qualunquismo che rischia di far precipitare l’Italia in una condizione nella quale i suoi organi elettivi farebbero bene a riunirsi in una clinica geriatrica. Se a votare sono sempre meno cittadini e tra questi la percentuale maggiore è rappresentata dai giovani, sarà molto probabile che la classe dirigente eletta sarà formata da anziani i quali, con tutto il rispetto, hanno una prospettiva di vita ed una proiezione riformatrice molto lenta e molto ridotta rispetto ai ritmi imposti dal progresso e dalla globalizzazione.

Democrazia, libertà e partecipazione

Come purtroppo vediamo ogni giorno, la democrazia non è scontata, la libertà non è scontata, il buon funzionamento della società nella quale viviamo non è indipendente dalla classe dirigente che la guida o la governa, né dai cittadini elettori. Dunque, coltivare le giovani generazioni, coltivare la partecipazione, coltivare la conoscenza e l’informazione costituiscono un investimento politico istituzionale di fondamentale importanza per qualsiasi popolo, salvo che non si voglia essere colonizzati e non dai braccianti, ma dai tecnocrati. Per quanto mi riguarda, non mi va affatto che a governare l’Italia siano i rappresentanti di un sempre minor numero di persone incapaci di rinnovarsi. E qui non c’entra né la destra, né la sinistra, c’entra invece il senso civico dei cittadini e la loro voglia di essere parte integrante del progresso e dello sviluppo economico ma soprattutto civile.

La sfida globale la vince chi investe in giovani, ricerca e partecipazione democratica

Non riuscire a nutrire né la democrazia, né la libertà, né il rinnovamento ed il progresso vuol dire condannarsi ad andare indietro mentre il resto del mondo va avanti. Qui non si tratta soltanto di un fatto generazionale, ma si tratta di un fatto di organizzazione e di programmazione politica ed istituzionale.

La sfida globale non la vince chi non si occupa della propria classe dirigente, continuando a coltivare il vecchio, non la vince chi sottovaluta gli effetti dell’astensionismo, non la vince chi trascura i giovani e non li prepara a diventare i governanti di domani, non la vince chi si rifugia nel “sono tutti uguali” oppure nel “tanto non cambia nulla” o nell’ammorbante e appiattente invidia sociale. La sfida globale, come accade in qualsiasi azienda, la vince chi prepara il futuro, chi forma e aggiorna i lavoratori, chi investe in ricerca e sviluppo, chi allarga i momenti di partecipazione popolare, chi mostra rispetto per la libertà, per l’ambiente e per l’elevazione della qualità della vita e del livello culturale. Trascurare questi “dettagli” che tali non sono significa condannarsi all’arretratezza e, purtroppo, anche alla perdita della libertà e della democrazia anche perché, siccome non è vero che “sono tutti uguali”, è possibile che arrivi qualcuno che è peggio!