Roma, 19 mar. (askanews) – Ogni anno nel mondo vengono estratti circa 4.000 chilometri cubi di acqua da falde, fiumi e laghi. Il 70% -72% dell’acqua dolce globale è destinata all’agricoltura. 3,2 miliardi di persone vivono in aree agricole con scarsità idrica, mentre 12,5 milioni di europei sono esposti a PFAS vivendo in aree con acqua potabile contaminata. Intanto nel mondo la domanda globale di acqua è in aumento e di questo passo lo stress idrico è destinato ad aggravarsi nei prossimi decenni. A pesare è anche l’impatto della rivoluzione digitale: 1 milione i litri di acqua consumati al giorno da un data center medio, mentre entro il 2027 l’AI globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca. L’Italia, dal canto suo, è tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile, ma ne perda anche tanta, ben 42,4%, a causa della dispersione idrica. Una media nazionale che raggiunge picchi del 60% al Sud Italia contro una media europea del 25%. In alta quota tra il 2000 e il 2023 i ghiacciai alpini e dei Pirenei hanno perso circa il 39% della loro massa, preoccupa lo stato di salute del fiume Po.
Sono questi alcuni dei numeri principali messi in fila dall’Atlante dell’Acqua 2026 che Legambiente diffonde oggi in vista della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo) per raccontare la crisi invisibile dell’oro blu che attraversa clima, digitale e territori. L’Atlante, scaricabile sul sito di www.legambiente.it e dal sito fr.boell.org/it/AtlanteAcqua, è una pubblicazione realizzata dall’associazione ambientalista in collaborazione con Heinrich-Böll-Stiftung Francia & Italia, e che raccoglie studi, dati scientifici e analisi su usi, consumi e impatti sull’acqua nel mondo e in Italia. Un lavoro interdisciplinare per far comprenderne la stretta interconnessione tra acqua, energia, agricoltura, industria e diritti umani, ma anche per sensibilizzare e informare i cittadini sul tema e per ribadire l’urgenza a livello mondiale e nazionale di una governance della risorsa idrica più sostenibile, circolare, equa e resiliente.
A tal riguardo Legambiente, in vista della giornata mondiale dell’acqua, chiede che in Italia: 1) si adegui e rafforzino le infrastrutture idriche lavorando su depurazione, riuso, riduzione dei consumi e diversificazione delle fonti; 2) si riducano le immissioni di inquinanti anche attraverso un’ambiziosa armonizzazione delle normative europee basata sul principio di precauzione e sulle conoscenze aggiornate del quadro REACH; 3) si acceleri la transizione ecologica dei settori idrovori come l’agricoltura; 4) si applichi e rafforzino le leggi esistenti a partire dalla Direttiva Quadro Acque, pilastro della Strategia Ue per la resilienza idrica ma oggi a rischio deregulation; 5) si garantisca un accesso equo e universale all’acqua; 6) si affronti la crescente impronta idrica delle infrastrutture digitali. Azioni su cui non sono più ammessi ritardi, ce lo impone la crisi climatica in atto e l’urgenza di un mondo che di questo passo rischia di rimanere a secco e con ingenti perdite economiche.
In Europa si stimano 9 miliardi di euro l’anno di perdite per siccità e 7,8 miliardi per danni da alluvioni, a fronte di investimenti necessari per l’attuazione delle politiche idriche stimati in 89 miliardi nel periodo 2022-2027. (fonte Climate change impacts and adaptation in Europe. JRC, 2020). Non va dimenticato che l’acqua è un diritto umano e un bene comune. Negli ultimi decenni il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari è stato riconosciuto anche dal diritto internazionale (art. 11 e 12 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR) delle Nazioni Unite che garantiscono rispettivamente il diritto a un tenore di vita adeguato, e il riconoscere a tutti il diritto al miglior livello possibile di salute fisica e mentale).
“L’Atlante dell’Acqua 2026 – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – evidenzia che la crisi idrica non è un’emergenza futura ma una realtà presente, che richiede politiche rigorose, investimenti strutturali, innovazione tecnologica sostenibile e un cambiamento nei modelli di produzione e consumo. È necessaria un’azione globale urgente e coordinata per migliorare la gestione delle risorse idriche e l’adattamento ai cambiamenti climatici, così da proteggere le comunità e gli ecosistemi più fragili del pianeta. L’acqua non è solo vittima della crisi climatica, è anche una delle chiavi della soluzione. Il nostro Paese può diventare un laboratorio europeo di resilienza idrica, se sceglie di accelerare la transizione ecologica ed energetica uscendo dall’era delle fossili, di migliorare efficienza e qualità idrica riducendo consumi e perdite e coinvolgendo i comparti produttivi, e se punta davvero su soluzioni basate sulla natura per migliorare la ritenzione idrica dei suoli e mitigare gli effetti di siccità e alluvioni”.
“L’Atlante dell’acqua, documento pedagogico ricco di grafici chiari e dati comprensibili, mira a riportare al centro del dibattito politico l’importanza di proteggere le risorse idriche e in generale la conservazione dell’acqua, troppo spesso data per scontata e in molti casi mal gestita” afferma Benjamin Fishman, coordinatore dei programmi italiani per la Fondazione Heinrich Böll e che ha supervisionato l’adattamento italiano del volume. Marc Berthold, direttore dell’ufficio di Parigi della Fondazione Heinrich Böll aggiunge che “è più che mai importante far emergere il legame tra l’acqua, la crisi climatica e l’azione umana e di come queste ultime alterino il ciclo dell’acqua. L’uso sconsiderato di questa risorsa, con tutte le sue tragiche conseguenze su biodiversità e comunità intere, va fermato”.

