Trump ha scatenato una guerra contro l’Iran con l’ipotesi, non troppo realistica, di capovolgere l’attuale Guida suprema e i Pasdaran per, idealmente, ripristinare la Democrazia in quel Paese.
Dobbiamo ricordare, però, che nella millenaria storia della Persia – così chiamata fino al 1935, quando il termine Iran è stato adottato ufficialmente – non vi è mai stata la Democrazia, per cui quel popolo di circa novantadue milioni di abitanti, di cui il sessanta o settanta per cento è costituito da giovani, non è abituato all’esercizio della libertà.
Dal che si potrebbe dedurre che lo scopo di Trump non è quello di liberare dalla tirannia quella gente, bensì di creare nuovi rapporti di forza, soprattutto economici, dal momento che l’Iran è un grande produttore di energia (petrolio e gas).
Gli effetti di questa guerra, però, non sono pagati dal popolo degli Stati Uniti, perché esso è autosufficiente sul piano energetico, anzi esporta persino petrolio e gas. Dunque, si può dedurre che lo scopo di Trump sia anche quello di mettere in ginocchio l’Unione Europea.
Usa, Cina e Arabia Saudita: i nuovi equilibri mondiali sull’energia
Va ricordato che l’economia mondiale, oltre che essere dominata dagli Stati Uniti, è anche prodotta dalla Cina, la quale ha una forza economica non distante da quella americana. La Russia, per quanto abbia il territorio più esteso del mondo, con circa diciassette milioni di chilometri quadrati, è tuttavia, sul piano economico, una piccola cosa, pertanto conta poco nello scenario mondiale.
Maggiore spazio stanno occupando i tre stati arabi per la loro forte potenzialità derivata da immensi giacimenti di energia: Arabia Saudita, guidata dal giovane principe Mohammed bin Salman; il piccolo stato del Qatar, guidato dal principe Tamim bin Hamad Al Thani; e gli Emirati Arabi Uniti, il cui presidente Mohamed bin Zayed Al Nahyan è altrettanto vigoroso. Questi hanno formato un’alleanza con gli Stati Uniti, che intendono avere una sorta di predominio in quel polo centrale, in modo tale da fortificare la propria economia, che è la vera arma di conquista delle popolazioni.
In questo quadro, l’Unione Europea – che non è una vera unione, bensì un insieme di Stati con interessi diversi – è la parte debole, tant’è vero che si cominciano a intravedere elementi negativi per la sua economia.
Il 1973 in Italia: razionamenti, domeniche a piedi e inflazione al 19%
Per dovere di storia vogliamo ricordare quello che avvenne nel 1973, soprattutto nel nostro Paese, quando furono razionate le risorse energetiche. L’allora Governo presieduto da Mariano Rumor bloccò la circolazione delle auto le domeniche e i giorni festivi; furono abbassati i limiti di velocità su strade e autostrade; il riscaldamento fu razionato; i Comuni dovettero ridurre l’illuminazione su strada, cartelloni pubblicitari e monumenti. Cinema e teatri chiudevano alle 23 o alle 24 nei giorni festivi e la Rai, unica emittente televisiva, doveva staccare le trasmissioni alle 22.45.
Tutto ciò ebbe almeno un aspetto positivo e cioè cominciarono le cosiddette domeniche a piedi. Però i cittadini sperimentarono un periodo di notevole sofferenza perché l’inflazione balzò al diciannove per cento nel 1974 e la benzina passò da un prezzo di centonovanta a trecento lire al litro.
Crisi energetica oggi: l’Europa impreparata e il rischio di nuovi razionamenti
Insomma, una situazione traumatica che ci auguriamo non si ripeta, tenendo conto del fatto che le abitudini della popolazione sono radicalmente cambiate in questi anni, con una dipendenza dall’energia sempre maggiore, frequenti spostamenti e la conquista delle aree urbane da parte dei cittadini.
L’attuale Governo, non dissimile se non per colori politici da tutti i precedenti degli ultimi trent’anni, si trova in difficoltà perché non era preparato a questi tragici eventi mondiali. Per cui fa trapelare le ipotesi di razionamenti, anche se non sono immediati. Ovviamente si spera che la crisi medio-orientale si risolva in termini brevi, che lo stretto di Hormuz venga riaperto e quindi si ritorni alla “normalità”.
Tuttavia, non si possono lasciare in silenzio le cause di tutto quanto precede, le quali risiedono nella debolezza strutturale dell’Ue, che si è improvvisamente trovata in ginocchio.
Intendiamoci, non è solo il nostro Paese che sta subendo le conseguenze delle azioni di Trump, ma anche Paesi con maggiori capacità e ricchezze, come Germania e Francia.
Non sappiamo se tutto questo farà voltare pagina all’Ue per spingerla a diventare gli Stati Uniti d’Europa.

