Milano, 2 mar. (askanews) – L’aumento delle immatricolazioni a febbraio (+14% a 157.334 auto) è influenzato, almeno in parte, dagli incentivi per l’acquisto di auto elettriche prenotate in ottobre e immatricolate nei mesi successivi, febbraio compreso. Lo rileva il Centro Studi Promotor sottolineando che a febbraio le elettriche, secondo le elaborazioni dell’Unrae, hanno toccato una quota del 7,9%. Nei primi due mesi le immatricolazioni sono aumentate del 10,2% a 299.373 unità, ma sono ancora in calo del 12,9% sullo stesso periodo del 2019.
Secondo Csp se il mercato italiano, esaurito l’effetto incentivi, riuscisse a mantenere il tasso di crescita del primo bimestre, le immatricolazioni nel 2026 arriverebbero a quota 1.681.346, il volume più alto dal crollo del 2020 dovuto alla pandemia.
Dall’inchiesta Csp di febbraio sui concessionari auto emerge che gli intervistati non sono particolarmente ottimisti sull’andamento delle vendite nei prossimi mesi. In particolare, il 55% dei concessionari dichiara che in febbraio l’affluenza di visitatori nelle show room è stata bassa, mentre il 55% dichiara che, sempre in febbraio, il livello degli ordini acquisiti è stato insoddisfacente. Per quanto riguarda il futuro a tre/quattro mesi il 66% degli intervistati si attende stabilità delle vendite, mentre il 23% si attende un peggioramento.
Dall’inchiesta emerge che il 58% dei concessionari ritiene che i principali fattori di freno per il mercato dell’auto siano la situazione economica, il livello dei prezzi delle auto e l’incertezza per la transizione energetica. Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, “nessuno di questi fattori negativi sembra essere destinato ad evolvere positivamente nei prossimi mesi per cui è assai probabile che il mercato dell’auto italiano nel 2026 si attesterà intorno al livello raggiunto nel 2025”.
“In questo quadro, non certo esaltante, si inseriscono anche i dati sull’andamento delle vendite di auto usate, che, negli anni che hanno seguito la pandemia, si sono mantenute su livelli elevati in quanto molti acquirenti che prima della pandemia si rivolgevano al mercato dell’auto nuova, ripiegavano sul mercato dell’auto usata. Mercato che però ora, dopo un periodo positivo, comincia a dare segni di cedimento”, conclude Quagliano.

