Il corpo umano ha bisogno di cibo per alimentarsi, ovviamente nella giusta misura e di buona qualità, perché servono calorie, ma non superiori al nostro fabbisogno.
Purtroppo molta gente abusa del cibo, con la conseguenza di scassare la propria salute e il proprio corpo. Il buonsenso non sempre guida la propria nutrizione con misura. Piuttosto lascia che la pancia prevalga e quindi chieda più di quanto serve.
Il cibo siamo noi, nel senso che c’è un’identificazione fra gli alimenti e il nostro modo di pensare, a condizione, appunto, di pensare.
Che significa? Significa che deve essere la nostra mente a decidere cosa mangiare, quanto mangiare e quando mangiare. Se invece ci lasciamo vincere dalla gola diventiamo succubi di una voracità animalesca che non rappresenta certamente una buona componente della persona umana.
Non sembri argomento di secondo piano quello che trattiamo, perché in ordine alla nostra capacità di nutrirci bene, vi è la conseguenza di stare in buona salute, facendo funzionare adeguatamente il nostro sistema immunitario.
Ed è proprio il sistema immunitario il nostro baluardo, quello che impedisce a virus e batteri di attecchire nel nostro corpo, con la conseguenza che, se non lo teniamo in ordine, la sua funzione si indebolisce e aumenta il rischio di malattie, che danneggiano il nostro corpo.
Molti trascurano la necessità di mantenersi in buona salute, ritenendo che la stessa sia dovuta. Non è vero. Bisogna stare attenti costantemente, perché le nostre disattenzioni possono costarci care.
Nonostante ciò, non è detto che non possiamo essere colpiti da qualche forma di morbilità, nonostante la nostra attenzione. è per questo che quando ci capita un guaio dobbiamo essere sempre pronti a fronteggiarlo con buonsenso ed equilibrio, pensando ottimisticamente che poteva capitarci un guaio peggiore.
Il buonsenso deve essere sempre attivo e con esso la nostra capacità di prevenire, prevedere le circostanze e provvedere con le adeguate soluzioni.
Se il cibo è necessario per alimentare il corpo, non va dimenticato che anche la nostra mente debba essere alimentata.
Qual è il cibo della mente? La conoscenza che deriva dalle letture, ampie e possibilmente approfondite, in tutti i campi dello scibile umano.
La lettura deve essere alimentata da una forte curiosità e dalla capacità di ognuno di noi di porsi una serie di domande: perché, perché, perché…? Insomma, è necessario che ognuno di noi capisca come vanno le cose e come funzionano e non si limiti a prenderne atto passivamente.
Per questo motivo è necessario continuare ad alimentare la nostra mente con quel cibo, appunto, che sono le letture, di tutti i tempi.
Le letture si possono fare sui sistemi digitali oppure sulla carta. I primi hanno il grave difetto di stancare la vista, perché, com’è noto, l’immagine su un monitor, che ci sembra ferma, in effetti è composta da una sequenza di immagini, una cinquantina, che traballano, anche se noi non ce ne accorgiamo.
Leggere sulla carta, quindi, riposa la vista e consente d’immagazzinare il testo con una sufficiente lentezza, che permette di memorizzare. Largo dunque ai libri, ai giornali e a ogni altro oggetto che contenga scrittura.
Alimentare nel modo predetto la nostra mente, però, non è sufficiente. Occorre che essa venga addestrata, formata continuamente fin da quando la persona umana nasce.
Ai piccoli si dice che bisogna dare educazione. Sarebbe meglio insegnare loro il metodo, cioè l’insieme delle regole che fanno funzionare il mondo e tutti i suoi abitanti. Regole interpersonali che abbiano come base la libertà individuale, che non deve essere estesa invadendo la libertà collettiva.
Per attuare questi meccanismi bisognerebbe che già dai vent’anni si frequentassero corsi di training autogeno o altri che allenino la mente a funzionare con calma e ad aumentare l’autocontrollo.
Ognuno di noi non può impedire di essere destinatario di impulsi altrui, ma può impedire di subirli passivamente, elevando una forte barriera.
