Ci sono numeri che per essere compresi hanno bisogno di essere messi in relazione tra loro. Capita però che proprio dall’operazione di comparazione emergano discordanze che anziché contribuire a dare senso ai fenomeni finiscono per alimentare dubbi sulla veridicità delle informazioni. È ciò che rischia di accadere con il recente report sulle attività della commissione tecnica-specialistica della Regione che si occupa delle valutazioni ambientali. L’organismo, formalmente indipendente, si pronuncia sulle richieste di autorizzazioni di impianti di diversa natura e sulle istanze di pianificazione che vengono sottoposti da privati e soggetti pubblici all’assessorato Territorio e Ambiente.
“Questi numeri non sono casuali, ma il risultato diretto del percorso avviato dal mio governo dal 2023: semplificazione amministrativa, azzeramento degli arretrati e rispetto rigoroso dei tempi. La riduzione della durata degli iter autorizzativi ha trasformato la Sicilia in un territorio affidabile e competitivo, capace di offrire certezze a chi investe”, ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente della Regione Renato Schifani, che nel 2022 puntò parte della campagna elettorale denunciando i presunti ritardi che avevano contraddistinto, a suo dire, l’operato della Cts sotto il governo Musumeci. Accuse a cui seguirono, a elezioni vinte, le dimissioni dell’allora presidente della Cts Aurelio Angelini e la nomina al suo posto di Gaetano Armao, assessore con Musumeci ma poi anche consulente a titolo oneroso dello stesso Schifani in questi anni.
Pareri positivi Cts e numero delle pratiche esaminate
Dai dati divulgati dalla commissione tecnica specialistica risulta che nel corso del 2025 sono stati 865 i pareri positivi rilasciati su un totale di 1106 pratiche esaminate. Numeri in linea con quello che si era registrato l’anno precedente: nel 2024, infatti, le istanze passate sul tavolo della Cts erano state 1110, delle quali circa 700 con esito positivo.
Ciò su cui invece non risulta esserci alcuna proporzionalità è invece il valore stimato degli investimenti che verrebbero effettuati nel momento in cui le aziende proponenti realizzeranno le opere al centro dei progetti. A gennaio dello scorso anno, ragionando su ciò che era stato valutato nel corso del 2024, la Cts stimò in oltre sessanta miliardi di euro il valore dei progetti.
“Finalmente siamo riusciti a sciogliere il nodo burocratico che rallentava la macchina amministrativa e rischiava di far perdere alla Sicilia numerose opportunità di sviluppo. Grazie al lavoro scrupoloso e attento della commissione, e del suo presidente Gaetano Armao, siamo arrivati ad autorizzare in un anno investimenti per un valore complessivo di 65 miliardi di euro, coniugando crescita economica e sostenibilità ambientale. Un successo straordinario”, dichiarò Schifani.
Investimenti autorizzati e discrepanze tra 2024 e 2025
Soddisfazione che il governatore ha replicato anche nei giorni scorsi, ma a fronte di una quantificazione drasticamente ridotta. Il valore dei progetti a cui la Cts ha dato nel 2025 via libera è stato infatti stimato in 7,3 miliardi. Una riduzione che in dodici mesi sarebbe quasi dell’89 per cento. Letto così il dato suggerirebbe una qualche riflessione critica da parte del governo, ma così non è stato. Anzi, a salutare i risultati ottenuti da Armao e dal resto della commissione è stata anche l’assessora regionale al Territorio Giusi Savarino.
“La Cts – ha detto l’esponente del governo Schifani – rappresenta oggi un modello di efficienza amministrativa: tempistiche certe, competenza tecnica e attenzione alla sostenibilità, in linea con gli obiettivi del governo regionale. Ringrazio il presidente, il segretario, il nucleo e tutti gli autorevoli professionisti componenti della commissione per l’ottimo lavoro svolto anche quest’anno”.
Il Quotidiano di Sicilia ha provato a contattare Armao e Schifani per avere delucidazioni su quella che appare un’evidente discrasia, ma in entrambi i casi non sono arrivate risposte.
Energie rinnovabili, fotovoltaico ed eolico in Sicilia
Tornando ai dati divulgati dalla Cts, un altro risultato vantato dalla commissione è quello riguardante la potenza complessiva degli impianti per la produzione di energia rinnovabile. Tra fotovoltaico – anche nella forma dell’agrivoltaico – ed eolico, i progetti che hanno ottenuto il semaforo verde raggiungono i 3,7 gigawatt. L’anno scorso la Regione aveva quantificato la potenza autorizzata in 10,8 gigawatt.
Anche in questo caso sembrerebbe esserci una sproporzione tra quanto esaminato nel 2024 e nel 2025. La somma delle due cifre farebbe superare di gran lunga gli obiettivi che nel Pniec, il piano nazionale integrato per l’energia e clima, sono stati assegnati alla Sicilia e che andrebbero raggiunti entro il 2030. Va detto, però, che il Pniec fa riferimento alla potenza installata e non a quella autorizzata.
Non si tratta di una sottigliezza: con i propri pareri la Cts si esprime sulla compatibilità ambientale dei progetti, supportando la Regione nel rilascio delle autorizzazioni; dopodiché sta alle imprese trasformare quanto sta sulla carta in opere concrete e funzionanti.
Mercato delle autorizzazioni e pianificazione energetica regionale
Nel settore delle rinnovabili, da anni a tenere banco è un fenomeno che ha interessato da vicino anche la Sicilia e che riguarda una sorta di mercato delle autorizzazioni. Capita infatti spesso che le società che presentano le istanze di autorizzazioni alla Regione siano imprese, il più delle volte nella forma di società a responsabilità limitata e con capitali sociali di poche decine di migliaia di euro, il cui vero obiettivo è quello di acquisire tutti i nulla osta necessari per poi rivenderli ai soggetti industriali che realmente hanno la capacità di mettere in campo gli investimenti necessari.
Trattandosi di interventi da parte di privati va da sé che le logiche che entrano in gioco sono anche di natura finanziaria e tengono conto delle evoluzioni del mercato; con la conseguenza che non è automatico che ogni progetto autorizzato dia il là a un impianto.
Dal punto di vista della pianificazione del settore energetico, a fine 2025 il governo Schifani ha approvato l’aggiornamento del Pears, il piano energetico ambientale regionale. Il documento contiene la programmazione e l’indirizzo degli interventi a livello regionale, fornendo un quadro di riferimento per pubblico e privati.
Mentre per quanto riguarda l’eolico già dal 2016 la Regione si è dotata di un documento contenente le aree non idonee all’installazione delle pale, nel campo del fotovoltaico il Pears parla di iniziative per favorire la realizzazione di impianti su aree dismesse, tra cui le cave e le miniere esaurite, le zone industriali e le discariche, senza però disporre limitazioni sulle zone in cui impiantare i pannelli.
Della necessità di restringere le aree destinate al fotovoltaico si era parlato negli anni scorsi, quando alla Regione erano iniziate ad arrivare centinaia di progetti per la realizzazione dei parchi solari in aree agricole. Un fenomeno che sta andando avanti senza sosta, come raccontato anche in questi giorni dal Quotidiano di Sicilia.
L’ex presidente della Cts, Angelini: “Dati ballerini, è maquillage contabile”
Al QdS interviene il professore della Kore alla guida della Commissione negli anni di Musumeci
“Non serve un dottorato in energie rinnovabili né un master in autorizzazioni ambientali per accorgersi che i numeri sbandierati dal presidente della Regione negli ultimi due anni sono più ballerini di un concorrente di Ballando con le Stelle”. A parlare al Quotidiano di Sicilia è il professore Aurelio Angelini. Scelto da Nello Musumeci nel 2019 dopo lo scandalo giudiziario che colpì la Regione in relazione agli interessi portati avanti dal duo formato dall’imprenditore faccendiere Vito Nicastri, che prima di morire patteggiò la pena per corruzione di alcuni funzionari regionali ma con l’assoluzione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, e dall’ex parlamentare di Forza Italia Paolo Arata, Angelini ha guidato la Cts fino all’inizio della legislatura targata Renato Schifani. Il governatore già in campagna elettorale aveva espresso giudizi non lusinghieri sull’operato della commissione, accusandola di fatto di fare da tappo agli investimenti in Sicilia.
Da tre anni Angelini è tornato a tempo pieno a fare il professore all’Università di Enna, ma continua a seguire ciò che accade nell’isola in materia di valutazione degli impatti ambientali.
Investimenti autorizzati e discrepanze tra 2024 e 2025
“Basta dare un’occhiata ai comunicati di Palazzo d’Orléans: nel giro di dodici mesi siamo passati dal miracolo al disastro, da 65 miliardi di investimenti previsti per il 2024 a soli sette. Un crollo degno di un grafico di borsa post-crisi. Il tutto, peraltro, con lo stesso numero di pratiche approvate. Forse, più che di efficienza, dovremmo parlare di maquillage contabile. Una passata di cipria ai numeri, giusto per far sembrare la Cts più produttiva di quanto non sia”.
Angelini non ci gira attorno e sospetta che i dati divulgati di recente dal governo non siano attendibili. “Quanto c’è di autentico in queste cifre? Mistero fitto. Due ipotesi: o l’anno scorso qualcuno ha avuto un attacco di creatività nel redigere i dati sugli investimenti, oppure la Sicilia, e qui il governo Schifani sembra fare finta di nulla, è semplicemente diventata un posto poco appetibile per chi vuole investire”.
Critiche alla produttività della Cts e confronto con il passato
La tesi di Angelini è che a essere stato sovradimensionato sia il dato relativo al 2024. “Vantare 65 miliardi di investimenti – commenta – equivaleva a dire che la sola Sicilia avrebbe fatto crescere il Pil nazionale di alcuni punti percentuali. Con tutto il rispetto, ma nemmeno Archimede, con la sua leva, avrebbe sollevato tanto”.
L’ultimo affondo è riferito alla produttività dell’attuale Cts rispetto a quella che operò fino alla fine del governo Musumeci. “Nell’ultimo anno in cui l’ho presieduta, abbiamo esaminato 883 pratiche: non poche, direi. Ma attenzione: noi eravamo in trenta, oggi sono il doppio”, commenta Angelini alludendo al fatto che, a fronte di una duplicazione del numero dei componenti della commissione, i pareri esaminati sono sì aumentati ma non raddoppiati.

