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Baden Baden, la città termale dove Dostoevskij si rovinò al casinò

Le dodici sorgenti alimentano un turismo che dura tutto l’anno

Milano, 27 set. (askanews) – C’è una cosa che un italiano capisce appena mette piede a Baden-Baden: le terme possono invecchiare bene. Da noi la parola ormai spesso evoca il ricordo di stagioni migliori, stabilimenti un po’ stanchi, cure inalatorie e orchestre che suonavano quando ancora ci si vestiva per la cena. Qui l’acqua calda continua invece a muovere l’economia della città. E lo fa tutto l’anno. Tiene aperti alberghi, riempie ristoranti, porta visitatori nei musei e dà a una città di 57 mila abitanti l’aria sicura di una piccola capitale europea.

Una sicurezza che comincia dal nome. Baden significa “bagni” e, non contenti, gli abitanti lo hanno detto due volte. L’origine è geografica: la città di Baden nel territorio del Baden, poi diventata ufficialmente Baden-Baden nel 1931. Oggi sembra uno slogan escogitato da qualcuno che temeva non si fosse capito il prodotto. L’acqua arriva da dodici sorgenti e sgorga a temperature che raggiungono i 68 gradi. I Romani avevano già costruito qui le loro vasche. Ventidue secoli dopo, il servizio è ancora disponibile.

La differenza si vede nel modo in cui la città è cresciuta attorno alle sorgenti. Il Friedrichsbad, inaugurato nel 1877, assomiglia più a un palazzo pubblico che a uno stabilimento sanitario. Nel 2027 compirà 150 anni e, spiega Jutta Ulrich, Senior Global Marketing & Communication Manager, conserva ancora il percorso termale tradizionale: il bagno diventa anche un modo per attraversare la storia. Poco più in basso, le Terme di Caracalla – sì, anche Baden-Baden ha le sue – puntano su piscine, saune e grandi vetrate. In pochi minuti a piedi si passa da un bagno storico a un moderno centro benessere. Baden-Baden propone le due esperienze come parti complementari della stessa città termale.

Nell’Ottocento era chiamata la “capitale estiva d’Europa”. Arrivavano sovrani, aristocratici, scrittori e giocatori. Dostoevskij perse alla roulette tanto denaro che la moglie dovette impegnare persino l’anello nuziale. Turgenev vi abitò; Brahms passò qui diverse estati. Alle cure termali si accompagnavano passeggiate, incontri mondani e serate al casinò. Nel 1872 l’Impero tedesco vietò il gioco d’azzardo e Baden-Baden perse una delle sue principali attrazioni. Cinque anni dopo aprì il Friedrichsbad, che riportò l’acqua termale al centro dell’offerta e diede alla città un nuovo richiamo internazionale.

Il Kurhaus e il casinò sono ancora il centro simbolico di Baden-Baden. Lampadari, colonne, velluti rossi e tavoli verdi raccontano un’Europa che viaggiava con bauli, servitù e molto tempo a disposizione. Il casinò ha allargato l’offerta: ospita ristorante, bar e discoteca, e si può trascorrere la serata senza puntare un euro. Il gioco è diventato una parte dell’intrattenimento, forse il modo più intelligente per tenere in vita un luogo nato quando perdere denaro in pubblico era ancora un segno di distinzione.

Fuori, la Lichtentaler Allee segue l’Oos per circa due chilometri e mezzo, fino all’abbazia di Lichtenthal. È un parco, una passeggiata e una specie di corridoio urbano nel quale la città mostra il proprio metodo: il verde è curato, le ville compaiono alla giusta distanza, il traffico rimane fuori campo. La domenica, racconta Ulrich, le famiglie percorrono l’Allee e arrivano al caffè vicino al monastero per un dolce. Persino il torrente sembra aver ricevuto istruzioni precise.

Anche l’Italia possiede città termali splendide. Montecatini, insieme a Baden-Baden e ad altre nove località, è entrata nel 2021 nel sito seriale delle Grandi città termali d’Europa riconosciuto dall’UNESCO. Per due secoli Baden-Baden ha continuato a svilupparsi attorno alle terme: giardini, teatri, alberghi, casinò e passeggiate sono diventati parti dello stesso sistema turistico. L’UNESCO ha premiato esattamente questa forma urbana, nata attorno alla cura e al tempo libero.

Negli ultimi decenni Baden-Baden ha aggiunto al vecchio salotto europeo una dose di cultura. Nel 1998 ha aperto il Festspielhaus, ricavato anche dalla storica stazione ferroviaria: 2.500 posti, una capienza sproporzionata rispetto alla popolazione. Nel 2004 è arrivato il Museo Frieder Burda, progettato da Richard Meier lungo la Lichtentaler Allee. Accanto c’è la Staatliche Kunsthalle; poco distante il museo Fabergé. Ulrich conta dieci musei in tutto, una cifra considerevole per 57 mila abitanti. Una parte della trasformazione è stata finanziata dal mecenatismo privato. Anche gli alberghi continuano a investire. Tre grandi hotel a cinque stelle, racconta Ulrich, sono tornati recentemente in attività dopo chiusure durate anni. Nel 2026 ha riaperto lo storico Brenners Park-Hotel dopo due anni di lavori: un altro pezzo di Ottocento rimesso sul mercato con bagni nuovi e memoria ben lucidata. La città conta ora ben cinque hotel col massimo delle stelle.

Cinque alberghi a cinque stelle per 57 mila abitanti danno la misura degli investimenti. Nel centro, terme, musei, casinò e sale da concerto sono a poca distanza; appena fuori comincia il bosco. La città offre così motivi diversi per prolungare il soggiorno.

Il calendario copre ormai tutto l’anno. Il mercatino di Natale prosegue fino al 6 gennaio, più a lungo di molti mercatini tedeschi; appena fuori dal centro cominciano vigneti, sentieri e percorsi ciclabili. Baden-Baden vende un soggiorno nel quale ogni attività sostiene le altre.

È cambiato anche il pubblico. Prima del Covid la presenza russa era molto forte; oggi, spiega Ulrich, prevalgono i tedeschi e sono cresciuti i visitatori dei Paesi vicini, soprattutto i francesi. Aumentano spagnoli e italiani, mentre gli statunitensi frequentano in particolare gli alberghi di fascia alta. E’ il frutto di una politica turistica che punta a ridurre la dipendenza da una sola clientela internazionale.

Naturalmente il meccanismo ha un prezzo, e non soltanto quello degli alberghi. Il centro appare levigato a volte fino all’eccesso. Le boutique, i caffè, le facciate restaurate e le auto costose compongono una città-salotto nella quale la vita ordinaria si vede poco. Il lusso è discreto, ma resta lusso; chi cerca il disordine, le mescolanze e l’energia di una città vera potrebbe trovare Baden-Baden troppo ben pettinata. Sarebbe però superficiale liquidarla come un parco giochi per ricchi. I giardini sono pubblici, il bosco arriva quasi alle case e gran parte della città si percorre a piedi. L’acqua termale continua a essere usata per la funzione che ha dato origine al luogo.

Per le città termali italiane, il confronto più utile è forse questo: qui le sorgenti continuano a orientare gli investimenti, gli spazi pubblici e il calendario turistico.

Il nome continua a descrivere Baden-Baden. Sotto le strade, l’acqua termale risale verso le vasche. Ventidue secoli dopo i Romani, la città comincia ancora da lì, dall’acqua calda sotto i piedi.