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Bancarotta ma nessun rapporto con la mafia, a Palermo condanna per l’imprenditore dei gelati Mancuso

Bancarotta ma nessun rapporto con la mafia, a Palermo condanna per l’imprenditore dei gelati Mancuso
Tribunale di Palermo – foto di Imago

Tre anni di reclusione per bancarotta fraudolenta all’imprenditore Mario Mancuso. Lo ha deciso Il gup del Tribunale di Palermo Lorenzo Chiaramonte con la sentenza di primo grado, con rito abbreviato, del processo sull’inchiesta riguardo il fallimento, avvenuto nel 2021, della Magi srl, società che gestiva i punti vendita del marchio di gelati Brioscià.

Per Mancuso è caduta, invece, l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, “perché il fatto non sussiste”.

L’inchiesta sull’imprenditore dei gelati era partita nell’agosto del 2024 quando la Guardia di Finanza, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, sequestrò in maniera preventiva un milione e mezzo di euro. L’ipotesi era di infiltrazioni mafiose per il controllo del business del gelato attraverso la catena Brioscià.

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L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dalla guardia di finanza, era esplosa nell’agosto 2024 con il sequestro preventivo di circa un milione e mezzo di euro. Gli investigatori ipotizzavano un controllo mafioso sul business del gelato attraverso la catena Brioscià. Dopo il crac, secondo l’accusa, l’attività sarebbe stata riorganizzata con un nuovo brand, Sharbat, nel tentativo di proseguire l’attività commerciale. E dietro la riorganizzazione l’ipotesi è che ci fosse la mano di Michele Micalizzi, boss di Tommaso con sulle spalle condanne per oltre vent’anni di carcere.

Secondo l’accusa Micalizzi si sarebbe prodigato per risolvere questioni private dell’imprenditore e per ricercare fonti di finanziamento e nuovi locali per l’apertura di ulteriori punti vendita e garantirgli al contempo la necessaria protezione rispetto a richieste estorsive avanzate da altri esponenti mafiosi. Inoltre, l’operatività delle gelaterie sarebbe stata fortemente condizionata dalla necessità di assicurare continui utili al sodalizio mafioso, destinati, tra l’altro, al sostentamento dei detenuti e dei loro familiari. Adesso la sentenza che condanna e al tempo stesso assolve Mancuso.

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