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Bankitalia, Angelini: con organizzazioni lavoro correttezza e trasparenza

Bankitalia, Angelini: con organizzazioni lavoro correttezza e trasparenza

Per cercare soluzioni che tutelino le persone in tempi di imprevedibilità

Roma, 8 apr. (askanews) – “Se dovessimo caratterizzare i tempi che stiamo vivendo con un unico sostantivo penso che in molti sceglieremmo ‘imprevedibilità’. Accanto a questioni e fenomeni che possono e devono essere pianificati con largo anticipo, ci troviamo di fronte a sviluppi che nessuno di noi avrebbe potuto prevedere anche solo pochi anni fa. Questo richiede soluzioni in grado sia di tutelare le persone, sia di assicurare l’adattamento della Banca al contesto che cambia, non sempre in meglio. Auspico quindi che si consolidi un metodo di confronto tra la Banca e le organizzazioni dei lavoratori basato su correttezza, fiducia e trasparenza reciproche”. Lo ha affermato il direttore generale della Banca d’Italia, Paolo Angelini nel suo intervento in apertura del convegno “Relazioni industriali e dinamiche del lavoro”, oggi presso il centro Carlo Azeglio Ciampi dell’istituzione.

Secondo Angelini, è opportuno “riflettere insieme su almeno due grandi temi. In primo luogo, la trasformazione digitale e la domanda di nuove competenze. L’adozione di tecnologie avanzate richiede di assumere specialisti, ma soprattutto di assicurare la riqualificazione delle professionalità. Fino a pochi anni fa, ad esempio, l’intelligenza artificiale in Banca era ben nota, e utilizzata di routine, solo da coloro che si occupano di informatica e di statistica, e da alcuni ricercatori. Oggi sta diventando uno strumento di lavoro per quasi tutti. L’adozione di tecnologie avanzate – ha detto – determina una più rapida obsolescenza delle competenze apprese a scuola e all’università”.

Tutto questo “richiede sia un forte investimento su strumenti, formazione e aggiornamento da parte della Banca, sia una disponibilità da parte delle persone a studiare e a far evolvere le modalità di lavoro. In secondo luogo, la gestione del lavoro ibrido. Questo nuovo modello ha consentito di mantenere elevata la qualità del nostro lavoro e apportato benefici in termini di flessibilità e benessere individuale. Ma occorre continuare a fare attenzione ai suoi possibili effetti negativi”.

“Varie aziende – ha proseguito Angelini – hanno adottato iniziative di ritorno alla presenza in ufficio. Vi è il timore che il lavoro ibrido possa avere conseguenze indesiderate sulla creatività, sul senso di appartenenza, sulle modalità di apprendimento, sulle relazioni interpersonali. Si tratta di effetti difficili da misurare, specie nel breve periodo, ma non per questo da trascurare. Se si pensa alla Banca, o a una qualsiasi azienda di servizi, come a un cervello collettivo, è indubbio che il lavoro ibrido stia cambiando la rete delle sinapsi, e non è ovvio che questo cambiamento sia immune da rischi”.

“Per mitigare questi rischi in Banca alcuni dipartimenti stanno ricorrendo a iniziative per favorire occasioni di incontro in presenza tra le persone. Anche l’interazione tra lavoro ibrido e intelligenza artificiale deve essere oggetto di attenta valutazione – ha avvertito il DG di Bankitalia -. La letteratura economica evidenzia che l’automazione dei compiti intermedi può ridurre le opportunità di apprendimento tramite l’esperienza, con possibili effetti sulla formazione delle competenze, specie dei più giovani. In questo contesto, occorre una maggiore integrazione tra formazione teorica e apprendimento sul campo, attuato mediante il contatto con i colleghi più anziani lungo l’intero arco della vita professionale”.

“Queste considerazioni non hanno lo scopo di segnalare ripensamenti sul tema del lavoro ibrido, ma di sottolineare che è necessario essere attenti a cogliere i sottili mutamenti che esso può determinare ed essere pronti a intervenire per contrastare i rischi a cui ho fatto cenno. Il tema delle relazioni industriali è certamente un tema comune a tutte le imprese e le istituzioni. Il valore di questo convegno sta anche nella presenza di voci esterne alla Banca d’Italia: accademici, studiosi di diritto del lavoro, rappresentanti delle parti sociali, dirigenti di altre amministrazioni ed esperti di organizzazione aziendale. Il dialogo odierno – ha concluso Angelini – rappresenta un importante momento di confronto per apprendere da altre esperienze e ridurre il rischio di autoreferenzialità, sempre presente”.