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Bankitalia: fintech italiane giovani e orientate prevalentemente al B2B

Bankitalia: fintech italiane giovani e orientate prevalentemente al B2B

Sopecializzate su supporto a finanza, credito e pagamenti, ampio uso IA

Roma, 21 ott. (askanews) – Un sistema di imprese prevalentemente giovani e orientate alle attività business-to-business, con una specializzate sul supporto al settore finanziario, sul credito e sui pagamenti, una forte componente innovativa ma con strategie finanziarie ancora prevalentemente basate sull’autofinanziamento e difficoltà a espandersi e a crescere. È la fotografia scattata dalla “Indagine fintech sugli operatori finanziari non vigilati” pubblicata dalla Banca d’Italia.

Si tratta della seconda edizione dell’indagine, condotta nel 2026 e riferita all’operatività dell’anno precedente, si pone l’obiettivo di approfondire la conoscenza di un segmento di mercato caratterizzato da imprese prevalentemente giovani, tecnologicamente avanzate e sempre più integrate con il sistema finanziario tradizionale.

L’Indagine, spiega Bankitalia, mostra come le Fintech italiane non vigilate siano parte integrante della filiera finanziaria, pur continuando a fronteggiare sfide significative in termini di crescita, accesso al mercato, finanziamento e collaborazione con operatori vigilati.

Nel complesso, recita lo studio, l’Indagine evidenzia come le Fintech italiane non vigilate non costituiscano necessariamente un circuito alternativo agli intermediari tradizionali, bensì una componente integrata della filiera finanziaria: a fronte di un’elevata capacità tecnologica e di competenze avanzate, il comparto mostra tuttavia difficoltà ancora significative nel passaggio alla fase di industrializzazione, nell’accesso ai clienti e nella crescita su scala, nella costruzione della fiducia necessaria a operare stabilmente con controparti vigilate e nella capacità di finanziamento.

Secondo Bankitalia l’ultima rilevazione mostra un ecosistema giovane, con una prevalenza di modelli di tipo business-to-business (B2B) e complementare al sistema vigilato. Un tessuto imprenditoriale ancora concentrato territorialmente. Quasi la metà delle imprese è stata costituita tra cinque e dieci anni fa; la maggioranza opera in modo indipendente e adotta la forma giuridica della società a responsabilità limitata, con un organico inferiore a 100 dipendenti e caratterizzato da un sensibile squilibrio di genere.

La distribuzione geografica resta localizzata prevalentemente nel Nord Italia, con Milano quale principale polo di riferimento. Il quadro dimensionale e territoriale risulta sostanzialmente in linea con la precedente rilevazione.

Le attività riconducibili ai servizi di supporto rappresentano la quota più ampia del campione, seguite dal credito, dai pagamenti e dagli investimenti. Le imprese, si legge, tendono a svolgere una pluralità di attività operative, segnalando una diversificazione dell’offerta all’interno di un ecosistema collaborativo, con legami significativi con il settore finanziario tradizionale.

Le partnership coinvolgono anche fornitori tecnologici e altre imprese Fintech. Gli accordi di licenza rappresentano la forma di collaborazione più diffusa, dice Bankitalia, mentre risultano meno frequenti joint venture, accordi di ricerca e sviluppo, partecipazioni societarie e reti d’impresa. Ne emerge un ecosistema non alternativo al sistema tradizionale, ma complementare e funzionale alla sua trasformazione digitale.

L’intelligenza artificiale, osserva lo studio, si conferma la tecnologia più diffusa tra gli operatori ed è indicata come prevalente da una quota significativa di imprese. Seguono le soluzioni di analisi avanzata dei dati, Distributed Ledger Technology (DLT)/blockchain e crittografia avanzata. A ciò si accompagna un capitale umano fortemente specializzato con una forte concentrazione di profili STEM (science, technology, engineering, and mathematics) ed economici.

Quanto alle strategie finanziarie, i mezzi propri rappresentano la principale fonte di finanziamento, dice ancora Bankitalia, mentre venture capital e private equity risultano meno diffusi. Per la maggior parte delle imprese gli investimenti annui in prodotti e servizi Fintech si collocano sotto i 200.000 euro. Per il 2026 prevalgono attese di crescita moderate del fatturato e degli investimenti. I risultati suggeriscono che il principale divario non riguarda quindi l’innovazione in sé, ma la capacità di industrializzarla.

Oltre un quarto delle imprese ha già avviato un’operatività all’estero e una quota analoga ne prevede l’avvio nei prossimi anni. L’Europa rappresenta la principale direttrice di espansione. Le imprese privilegiano modalità di ingresso diretto nei mercati esteri: pur in presenza di un orientamento favorevole all’espansione internazionale, persistono alcuni ostacoli legati alla costruzione di partnership locali e al reperimento di risorse finanziarie adeguate.

Il passaggio dalla soluzione al mercato come principale ostacolo e permangono difficoltà nella fase di scalabilità, dice lo studio. I principali casi d’uso alla base dei prodotti e servizi Fintech riguardano l’automazione dei processi, il soddisfacimento di esigenze nuove o latenti e il miglioramento della qualità dei prodotti o servizi esistenti. La maggioranza degli operatori prevede il lancio di nuovi prodotti. Pur nella diversa formulazione di alcune domande del questionario, le priorità indicate risultano coerenti con quelle della precedente edizione. Nella fase di scalabilità permangono tuttavia alcune difficoltà: le principali barriere indicate dagli operatori riguardano la complessità dei processi di procurement dei grandi clienti, l’integrazione dei dati, i requisiti regolamentari e la disponibilità di competenze tecniche.

La partecipazione all’Indagine è volontaria. Il report è suddiviso in tre capitoli. Il primo delinea le caratteristiche e i modelli operativi degli operatori Fintech non vigilati; il secondo esamina le strategie finanziarie, le dinamiche di crescita e i piani di espansione delle imprese; il terzo analizza la percezione del quadro regolamentare da parte degli operatori Fintech non vigilati, approfondendo la rilevanza attribuita alle diverse normative, i loro effetti sull’attività delle imprese e gli approcci adottati per la gestione della compliance.