Sette mesi dopo avere presentato un’interrogazione sulla probabile inadeguatezza delle barriere laterali lungo alcuni tratti dell’autostrada A19 Palermo-Catania, il deputato regionale del Partito Democratico Fabio Venezia torna sul tema con una nuova richiesta di chiarimenti al governo Schifani.
In realtà, la seconda interrogazione – della prima aveva già dato notizia il Quotidiano di Sicilia la scorsa estate – nasce dall’insoddisfazione dell’esito che ha ricevuto la prima. Per l’esponente dem, originario di Troina, centro dell’Ennese di cui è stato sindaco per due mandati prima di approdare all’Ars, il presidente della Regione Renato Schifani e l’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò si sono sottratti dalla responsabilità di esprimersi sullo stato delle manutenzioni nei viadotti Milocca I, Milocca II e Acascina e, nello specifico, sul mancato adeguamento agli standard di sicurezza.
Barriere laterali sulla A19, l’interrogazione e le accuse di scaricabarile
“Con l’interrogazione 2100 è stata richiamata l’attenzione del governo sulla gravissima e intollerabile situazione di pericolo dei viadotti a causa della presenza di barriere di sicurezza obsolete, risalenti agli anni Settanta e palesemente inadeguate a garantire l’incolumità degli utenti – si legge nell’interrogazione presentata il mese scorso e caricata di recente sul sito di Palazzo dei Normanni –. Con nota del 21 gennaio, l’Assessorato ha fornito un riscontro meramente interlocutorio e del tutto insoddisfacente, limitandosi a comunicare che Anas provvede al processo ispettivo su tutte le opere d’arte presenti sulla rete stradale di competenza secondo norme nazionali e procedure aziendali codificate. Sulla base di questo processo – prosegue Venezia ricostruendo la risposta ricevuto dagli uffici di Aricò – Anas pianifica l’esecuzione dei lavori di manutenzione secondo scale di priorità”.
Per Venezia, tuttavia, il governo regionale non potrebbe smarcarsi. “Tale risposta, oltre a essere generica e burocratica, elude completamente i quesiti specifici posti, dimostrando una preoccupante sottovalutazione del rischio per i cittadini che quotidianamente percorrono l’arteria autostradale più importante della regione”, prosegue il deputato d’opposizione.
La relazione mancante
Al centro dell’interrogazione sulla A19 c’è anche un presunto inadempimento da parte di Anas. Nello specifico si tratta del rapporto sommario biennale sull’efficienza e funzionalità delle barriere che la società che gestisce l’autostrada Palermo-Catania sarebbe tenuta a produrre come previsto da un decreto ministeriale del 1992.
“La risposta fornita – attacca Venezia – non offre alcun chiarimento su questo punto cruciale. È da ritenersi di una gravità inaudita l’eventuale tesi, implicitamente sostenuta con il silenzio, secondo cui tale obbligo di controllo non si applicherebbe alle barriere installate prima dell’entrata in vigore del citato decreto perché non omologate ai sensi dello stesso. Tale interpretazione è palesemente contraria alla legge e ai principi generali di sicurezza stradale”.
Notizie di auto finite fuori strada e cadute dai viadotti non sono così rare nelle cronache siciliane. Alcuni dei quali avvenuti proprio nei viadotti citati nell’interrogazione. “Tale circostanza qualifica inequivocabilmente detti tratti come punti neri ovvero tratti ad elevata incidentalità. Ciò imponeva l’applicazione dell’articolo 47 della legge 120/2010 che obbliga gli enti proprietari di manutenzione straordinaria nonché di sostituzione, di ammodernamento, di potenziamento, di messa a norma e di manutenzione della segnaletica e delle barriere – prosegue Venezia –. La consapevolezza di avere in custodia manufatti obsoleti, risalenti a circa 60 anni fa e palesemente inidonei a contenere veicoli moderni, aggrava la posizione di garanzia dell’ente, imponendo un dovere di sorveglianza e intervento ancora più stringente”.
Le risposte che servono
Per Venezia, il governo Schifani deve pretendere da Anas un maggiore impegno. “Il continuo rinvio degli interventi di adeguamento, già programmati da Anas sin dal 2015, non è più tollerabile e rappresenta un’ingiustificabile violazione degli obblighi di custodia e sicurezza che gravano sull’ente gestore”.
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