È corretto, anche se noto, portare all’attenzione dell’opinione pubblica una situazione che sembra essere paradossale e profondamente ingiusta nel sistema di accesso e progressione alla professione docente. Per poter insegnare e accedere alla prima fascia delle graduatorie provinciali e di istituto, molti docenti sono stati costretti, nell’arco di tre anni, a conseguire più abilitazioni, una per ciascuna classe di concorso. Percorsi differenti sulla carta, ma sostanzialmente sovrapponibili nei contenuti, nelle competenze richieste e negli esami finali. In pratica, i docenti hanno dovuto ripetere più volte gli stessi argomenti, le stesse metodologie, le stesse prove. Un costo complessivo esoso e i Docenti sono bancomat! Cifre considerevoli, sostenuta interamente di tasca loro, per riconfermare competenze già acquisite e già certificate. La domanda legittima allora è: se l’abilitazione all’insegnamento certifica l’idoneità a svolgere la professione docente, perché è necessario conseguirne una per ogni classe di concorso? Che senso ha moltiplicare titoli che attestano le medesime competenze?
Abilitazioni multiple e costi esosi: i docenti pagano più volte per le stesse competenze
Un’ulteriore beffa secondo ultime indicazioni riguarda le certificazioni informatiche, precedentemente conseguite e regolarmente pagate, rischiano oggi di non essere più considerate valide, per il passaggio alla prima fascia, rendendo necessario ottenerne di nuove, con ulteriore aggravio economico. Questo non per acquisire competenze nuove, ma per adeguarsi a cambiamenti formali e burocratici e per rimpolpare altre casse. Non si mette in discussione il valore della formazione a cui nessun docente si sottrae, si tratta di una stratificazione di percorsi, sigle e requisiti che sembrano generare costi, incertezza e frustrazione esborsi di denaro continui e ingenti.
Un mercato improprio ai danni degli insegnanti: è questa l’idea di valorizzazione dei docenti?
Sono costretti a pagare costi assurdi con lo stipendio che serve a vivere e per lavorare si deve pagare. Ci si chiede se sia questa l’idea di valorizzazione del personale docente, già figura bistrattata. Nessuna reale semplificazione del sistema e anziché essere tutelati sono alla mercé di un mercato improprio. È questa l’idea di scuola? Rifletta chi di dovere, dall’alto dell’Olimpo, sulla necessità di rendere più razionale, equo e sostenibile il percorso di accesso e progressione nella scuola.

