Roma, 19 feb. (askanews) – “La dilatazione dei tempi di approvazione in Italia e in Polonia, ad esempio, ha contribuito a ridurre il numero di partecipanti alle aste per nuovi impianti eolici”. Lo rileva la Bce in uno studio inserito nel Bollettino economico.
Secondo l’analisi, “quadri normativi complessi e frammentati tra gli Stati membri creano incertezza e sono spesso menzionati dalle imprese fra gli ostacoli all’innovazione e agli investimenti. Sebbene negli ultimi anni la complessità della regolamentazione nazionale si sia ridotta nella maggior parte dei paesi dell’UE, quest’ultima è ancora indietro, rispetto ad altre economie, in termini di sostegno all’imprenditoria”.
“Procedure amministrative e di conformità onerose creano ulteriori costi per le imprese che intendono entrare o espandersi in nuovi mercati e limitano, potenzialmente, l’accesso a determinati tipi di tecnologie o di dati. Tali procedure – prosegue la Bce – prevedono spesso tempi di approvazione lunghi, maggiori costi e fabbisogni di risorse aggiuntivi”.
“Questi problemi sono particolarmente rilevanti per il settore delle energie rinnovabili – prosegue la Bce – caratterizzato da significativi rallentamenti nei processi di autorizzazione e di collegamento alla rete. I processi autorizzativi cui sono soggetti i progetti industriali ed energetici possono richiedere diversi anni, in alcuni casi oltre dieci. Simili ritardi incrementano notevolmente il costo dei progetti, in una misura stimata tra il 10 e il 35 per cento dell’investimento complessiv. La complessità dei processi autorizzativi riflette in parte il particolare contesto giuridico dell’UE, caratterizzato da una regolamentazione a più livelli, con tempi di istruttoria che possono variare significativamente tra Stati membri e all’interno di essi”.
E qui “la dilatazione dei tempi di approvazione in Italia e in Polonia, ad esempio, ha contribuito a ridurre il numero di partecipanti alle aste per nuovi impianti eolici”, si legge nello studio. “Oltre ai costi legati ad alcune regolamentazioni, anche l’incertezza percepita riguardo alla direzione e alla tempistica della futura regolamentazione in materia di clima incide notevolmente sulle decisioni delle imprese in termini di innovazione e investimento nelle tecnologie verdi”.

