Roma, 20 mag. (askanews) – “Non abbiamo mai modificato la normativa fiscale di favore per ricercatori professori e studiosi che rientrano nel nostro paese che per un numero di anni significativo 10 hanno un’esenzione del 90% rispetto alla propria tassazione, il che rappresenta certamente un elemento molto importante per agevolare il rientro dei cervelli italiani che sono andati a condividere le loro conoscenze all’estero e ad arricchirsi all’estero, ma sicuramente non sufficiente”.
“È vero – ha aggiunto – esiste una fuga di cervelli significativa che si somma ad una glaciazione demografica che non può che preoccuparci. Le soluzioni sono tante, non una sola; certamente la riforma fiscale ha fatto la differenza, ma non è sufficiente perché finché non avremo – e lo stiamo già facendo – radicato comunità scientifiche, non potremo chiedere ai nostri ricercatori di rientrare solamente per garantiamo loro sgravi fiscali”.
Per Bernini “l’elemento salariale è ugualmente fondamentale, ma su questo possiamo intervenire solo in parte. E’ importante che tutti noi sappiamo che i ricercatori sono come le rondini, seguono le infrastrutture di ricerca. A questo proposito concludo ricordando che molti dei nostri ricercatori non sono in realtà fuggiti all’estero, ma si trovano nei luoghi dove devono e possono fare ricerca come nel deserto di Atakama, dove esiste una comunità di ricercatori italiani che può solo in quella zona, in quella latitudine, fare ricerca sul cosmo. Ricerca che viene fatta attraverso infrastrutture italiane, quindi manifatture italiane, alte, altissime tecnologie italiane, ricercatori italiani. Concludo dicendo, ed è proprio notizia di oggi, che abbiamo concluso un accordo di collaborazione per rendere efficace la nostra partecipazione a un’infrastruttura di ricerca importantissima, la più importante del Medio Oriente che si chiama Sesami, dove attraverso un sincrotrone si fa insieme biomedicina, alta tecnologia e archeologia tecnologica, in cui lavorano insieme ricercatori italiani, palestinesi, iraniani, giordani e israeliani. Ecco è anche attraverso queste infrastrutture, anche attraverso la mobilità dei ricercatori a cui noi dobbiamo comunque dare le opportunità e le condizioni di ritornare, che si fa diplomazia scientifica e si creano le condizioni per un mondo ed un paese migliore”.

