Farsi volere bene non è un modo di fare i ruffiani, cioè dire le cose che piacciono agli altri, accondiscendere a richieste altrui anche bizzarre, obbedire senza alcun cenno critico e così via enumerando. Cioè colui o colei che oggi viene definito people pleaser.
No, non è questo il modo giusto per farsi voler bene. Il modo consiste nel comportarsi equamente e obiettivamente, anche se apparentemente questo può urtare l’interlocutore o l’interlocutrice. Paradossalmente, quando si parla con qualcuno di intelligente, anche le contraddizioni delle argomentazioni possono creare un senso di stima e quindi il volersi bene.
Comportamento equilibrato e rispetto dell’interlocutore
Qualcuno sostiene che è una questione di modi di fare e cioè essere pacati e anche dolci, ma non melliflui; proferire le proprie argomentazioni con giusto equilibrio e con giusto tono, senza urtare chi ascolta, senza sembrare il signor o la signora so tutto, senza, insomma, quegli atteggiamenti presuntuosi che sono antipatici e inutili, perché non fanno avanzare il dibattito.
Umiltà e consapevolezza del non sapere
Insomma, bisogna essere umili, quell’umiltà che non significa sottomissione od obbedienza cieca, ma umiltà che deriva dalla consapevolezza che noi non sappiamo niente, che siamo degli immensi ignoranti e a questa qualità negativa non dobbiamo voler aggiungere quell’altra, che è la presunzione. Continuo a scrivere e a dire, anche pubblicamente, che sono ignorante e lo resterò fino a che la morte non mi coglierà, nonostante abbia letto qualche migliaio di libri e scritto oltre cinquemila editoriali, pubblicati in quarantasette libri.
Perché mi ritengo ignorante? La risposta è nei fatti: l’immensità del creato; le cose che non si conoscono sono enormemente in numero maggiore rispetto a quelle che si conoscono. Ognuno di noi, quando ha letto molto, conosce la realtà per il tre o quattro per cento, il che significa che sconosce la realtà per il novantasei o novantasette per cento. Se questo stato di cose non fa definire una persona ignorante, non sappiamo cosa aggiungere. L’umiltà dei sapienti è nota e parte dal famoso “So di non sapere”; figuriamoci se ciascuno di noi possa minimamente paragonarsi al Sommo che pronunziò quella frase.
Apprendere per farsi stimare
Farsi voler bene, dunque, per il proprio comportamento onesto e realistico di chi non sa, ma anche, contestualmente, di chi vuole apprendere molto e in tempi possibilmente brevi.
Chi non sa non vale, dice un vecchio modo di dire ed ecco perché bisognerebbe che ognuno di noi accumulasse conoscenze di tutti i tipi, formandosi, leggendo, ascoltando e prendendo spunti dalle lezioni dei Maestri. Apprendendo tutte le informazioni possibili si dimostra umiltà e saggezza: questo è un modo per farsi voler bene.
Presunzione e cattivo metodo
L’opposto di chi invece si comporta da presuntuoso, come se sapesse tutto. Ecco chi sono i soggetti deprecabili: quelli che sanno tutto, cioè niente. Questo non è solo un problema di conoscenze, ma anche di metodo. Per cui, le conoscenze si immagazzinano nel nostro cervello e poi, per poterle utilizzare, è necessario averle organizzate durante l’apprendimento.
Autenticità nei rapporti umani
Farsi voler bene significa farsi stimare per quello che siamo nella sostanza e non nella forma. Molta gente è affettata, parla con sussiego, si muove come se fosse protagonista delle vicende. Bisogna allontanarsi da questi soggetti perché sono deleteri, portatori di negatività e perché non insegnano nulla, salvo ciò che si deve rifuggire.
Valori, comunità e relazioni
Per essere coerenti con quanto scriviamo bisogna seguire una scala di valori eterni che ci facciano comprendere il peso di fatti, circostanze e soprattutto il peso delle persone. Non intendiamo quello fisico, ma quello mentale, quello che deriva dal prodotto delle conoscenze, che inducono a comportarsi in un certo modo piuttosto che in un altro.
Interlocuzione positiva nella vita quotidiana
Queste note non devono insegnare assolutamente niente. Servono per dare delle piccole e modeste indicazioni che possono servire nella vita di tutti i giorni, per avere un’interlocuzione positiva con i terzi, che è il centro dei rapporti fra soggetti di una Comunità.
Speriamo che ciò che scriviamo possa servire a chi legge.

