Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, il presidente di Confindustria Sicilia, Diego Bivona.
Si è insediato solo da qualche mese, ma da imprenditore di lungo corso e vista la sua esperienza in Confindustria, conosce benissimo il quadro siciliano. Allo stato attuale, secondo lei, qual è l’elemento indispensabile per rilanciare l’economia isolana?
“Credo che sia indispensabile puntare sulla possibilità che ha questa regione di attrarre nuovi imprenditori. Ve ne sono tanti che negli anni hanno dimostrato una grande resilienza e hanno superato dei momenti di grande criticità. Bisogna però guardare avanti e, contemporaneamente, cercare di attrarre nuovi capitali perché soltanto così riusciremo a rendere competitivo il territorio”.
Pil Sicilia 2024 a quota 111 miliardi; Pil del Veneto 2024 a quota 201 miliardi. Come si può colmare questo gap?
“Il gap può essere ridotto mettendo in campo un mix di ricette, che parte dalla capacità di utilizzare lo straordinario capitale umano di cui disponiamo. Non si tratta di vincolare i nostri giovani – è giusto che facciano esperienze anche fuori, acquisendo ulteriori competenze e professionalità – ma di offrire loro la possibilità di scegliere di rimanere in Sicilia, o di rientrarvi, perché qui troveranno le stesse condizioni, sia a livello di reddito che di possibilità di mettere a frutto il loro talento, su base esclusivamente meritocratica”.
Alla Sicilia, però, serve anche altro…
“Un altro aspetto fondamentale è quello delle infrastrutture. Proprio con la crisi petrolifera di queste settimane stanno emergendo tutte le carenze del nostro sistema. Basti pensare che già all’interno della nostra Isola non abbiamo grandi infrastrutture di collegamento ed è assurdo che il 90% delle merci passi attraverso il gommato. Dobbiamo, invece, uscire dalla nostra zona di comfort e guardare la realtà attraverso altri occhi. L’alternativa esiste, ed è rappresentata dalle infrastrutture portuale e dalle autostrade del mare. Palermo, Augusta, Catania, Termini Imerese, soprattutto. Siamo carenti dal punto di vista dei collegamenti ferroviari. Inoltre, soffriamo la mancanza del Ponte sullo Stretto. Il Ponte è una priorità, non soltanto perché completa un corridoio europeo, ma perché chiunque conosca la realtà produttiva siciliana è consapevole di come la sua realizzazione garantirebbe alle imprese siciliane che esportano, una maggiore competitività sui mercati. Il gap infrastrutturale della Sicilia rende impensabile che vi siano solo due grandi aeroporti. Sia per la mobilità dei pendolari, sia per la mobilità delle merci, sia per offrire più alternative ai turisti che arrivano per visitare l’intera regione, e non solo una parte di essa. Troppo spesso, nel passato, è sembrata prevalere una narrazione anti industriale, che metteva la tutela dell’ambiente in contrapposizione con lo sviluppo delle attività produttive. Ma bisogna dire con forza che fare impresa oggi significa avere il valore della sostenibilità come presupposto dell’attività, quindi ambiente ed industria non solo non sono in contrapposizione ma possono e devono coesistere per garantire uno sviluppo armonico della nostra Regione”.
Le risorse provenienti dal Pnrr sono state spese adeguatamente nell’Isola?
“Abbiamo un ritardo nell’attuazione dei progetti. Per cui chiediamo stiamo cercando di chiedere, anche in considerazione della complessa situazione internazionale e alle criticità che si sono verificate nello Stretto di Hormuz, che non riguarda soltanto il traffico di grezzo ma anche il trasporti di materiali edili, lo slittamento e la rimodulazione di questi progetti. Stiamo avendo dei forti ritardi per mancanza di quelle materie che servono per realizzare quanto previsto dal Piano. Questa richiesta dovrà passare anche attraverso l’Unione europea, ma si tratta di un problema che riguarda tutti e confidiamo di riuscire ad andare fino in fondo. Il Pnrr per la Sicilia si è rivelato fondamentale. Al di là dei valori assoluti, l’Isola ha conosciuto un balzo superiore rispetto alle altre Regioni. Inoltre, il presidente Schifani ha dato dimostrazione di grande sensibilità attraverso l’erogazione straordinaria di duecento milioni di euro per colmare la mancata copertura del Governo in crediti d’imposta”.
Dal lavoro sui biocarburanti alla spinta delle rinnovabili
Come si pone la Sicilia nel campo della transizione energetica?
“La posizione geografica dell’Isola è pienamente coerente con il Piano Mattei, che prevede di collegare l’Europa all’Africa. Inoltre, la Sicilia ha fior di competenze: produciamo energia da settant’anni e siamo leader in Europa, pertanto abbiamo un know-how molto ampio. Soprattutto, abbiamo la capacità della diversificazione nelle materie prime. La Sicilia è naturalmente predisposta a realizzare un equilibrato mix energetico, dove accanto alla leadership nel sistema della raffinazione europea e del Mediterraneo – non io, ma i dati ci dicono che i carburanti fossili saranno indispensabili per molto altro tempo -siamo già oggi hub energetico per il solare e per l’eolico. Siamo talmente bravi, in questo, da avere già raggiunto gli obiettivi stabiliti dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, ndr) al 2030. Ma anche il settore della raffinazione non è fermo: gli studi per la realizzazione dei biocarburanti sono ad un punto avanzato, e players come Eni e Q8 hanno già iniziato la realizzazione di una bioraffineria nella zona industriale di Priolo. Insomma, il cambio di tendenza è già in atto, dobbiamo gestirlo e consolidarlo perché ci porterà ad aprire le porte a nuovi investitori. Non possiamo perdere il treno e fermarci a ogni sospiro, perché se ci fermiamo, gli altri vanno comunque avanti. Inoltre, alla lunga, i progetti diventano obsoleti se non vengono attuati immediatamente e non possono produrre più quei benefici attesi se trascorrono due o tre anni chiusi nei cassetti. Le sfide odierne non sono quelle di domani, specialmente in questi momenti di grande instabilità che stiamo vivendo”.
Riuscire a orientare le politiche regionali sulle reali necessità del tessuto produttivo
Quali sono i suoi obiettivi a breve e lungo termine come presidente di Confindustria Sicilia?
“Abbiamo dei target abbastanza sfidanti. Vogliamo instaurare con le istituzioni, con la politica e con tutti gli stakeholders un rapporto collaborativo. Vogliamo elaborare analisi, approfondimenti, ma anche suggerire proposte concrete che possano essere ascoltate dalla politica e tradotte nei provvedimenti legislativi per venire incontro alle reali necessità delle imprese, per mantenere alta la competitività. Per fare ciò, Confindustria regionale deve acquisire sempre maggiore credibilità agli occhi del nostro interlocutore. A tal proposito, ci stiamo attrezzando con la realizzazione di un Centro studi che possa fornire non solo sensazioni, ma analisi dei dati e degli indicatori economici che possano essere d’aiuto per le istituzioni a formulare atti che garantiscano alle imprese le condizioni migliori per creare sviluppo, lavoro e benessere”.
Il tema della formazione è fondamentale. La programmazione regionale riesce a soddisfare le richieste delle aziende?
“Il Governo regionale ha compreso questa necessità: Ho incontrato il presidente Renato Schifani in diverse occasioni, e siamo giunti alla firma di un importante protocollo, grazie anche al lavoro preparatorio dell’assessore Mimmo Turano. Ci sono seicento milioni di euro stanziati in tre anni per quanto riguarda la Decontribuzione Sud e, soprattutto, per la formazione dei giovani e delle maestranze per le imprese. Si tratta di un fatto nuovo, probabilmente senza precedenti, poiché questo percorso di formazione passa da un confronto e dal contributo di Confindustria Sicilia e Ance, che hanno indicato le figure professionali necessarie alle imprese. In un territorio vasto come quello siciliano esistono tante tipologie di sviluppo economico e ogni area va ascoltata per quelle che sono le esigenze. Le professionalità di cui oggi hanno bisogno le attività produttive non si trovano spesso sul mercato. Parlo, in particolare, di quelle realtà che devono rinnovare radicalmente i processi produttivi, integrando sempre di più digitale e AI”.

