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“Board of Peace” sparito all’orizzonte

“Board of Peace” sparito all’orizzonte
Donald Trump in Egitto. Foto Adnkronos

Soluzione nebulosa per Gaza

La guerra degli Usa contro l’Iran ha neutralizzato sul piano dell’informazione le altre due guerre: quella fra Russia e Ucraina, ancora attiva, e quella ferma, ma non finita, di Israele contro Gaza.

Di fatto, il Paese ebraico ha utilizzato il pretesto dei covi terroristici per attaccare prima Gaza e poi il Libano. Nel primo caso, è riuscito a smantellare le strutture di Hamas e, nel secondo, sta riversando fiumi di missili e bombe per – dice – distruggere l’altra struttura terroristica, quella di Hezbollah.

Il “Board of Peace” di Trump: un’associazione privata per ricostruire Gaza come meta turistica

Intanto, tempo fa, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha costituto un’associazione privata che ha denominato Board of Peace, la quale dovrebbe prendere in gestione la demolita Striscia di Gaza per ricostruirla dalle fondamenta e farne un luogo turistico sul bordo del Mediterraneo, come a suo tempo fece l’Egitto creando Sharm el-Sheikh. Egli ne è il presidente, per cui non deve rispondere a nessuno dell’operato.

Alla nuova associazione hanno aderito diversi Paesi, pagando una tassa d’ingresso di un miliardo e mezzo ciascuno.

Dunque, il programma è quello di ricostruire Gaza per intero, cioè strade e autostrade, scuole, linee ferrate, porti e aeroporti, grattacieli e altre infrastrutture di diverso tipo, il tutto al servizio del turismo di ogni genere e grado.

Il piano – che ancora non è stato reso pubblico – prevede investimenti miliardari da parte di gruppi imprenditoriali mondiali, tra cui alcuni indiani e sudcoreani, oltre che molti Paesi dell’occidente. In questo piano l’Italia non è entrata e non sappiamo se tale decisione sia positiva o negativa.

Un organismo privato senza consenso ONU: i nodi irrisolti della governance di Gaza

Ovviamente, questo “Board of Peace” non ha il consenso delle Nazioni Unite, né del Consesso internazionale, perché, lo ricordiamo ancora, si tratta di un’organizzazione privata che non ha nulla di istituzionale, per cui resta misterioso come possa accordarsi con la necessità di far nascere le istituzioni che dovranno governare la Striscia, in quanto sembrerebbe improbabile (e non auspicabile) che un organismo privato la possa governare.

La soluzione prospettata è concreta, ma ancora nebulosa per tutti i riflessi che vi abbiamo appena accennato. Tuttavia, al momento è l’unica proposta perché né dall’Autorità nazionale palestinese, né da parte dell’Onu, né da parte di altre istituzioni sono state prospettate soluzioni per fare rinascere quel territorio e far rivivere in condizioni più o meno normali i due milioni di poveri palestinesi, che in atto vivono in condizioni drammatiche, senza viveri, senza sanità, senza alloggi.

ONU e istituzioni internazionali: l’inazione come segno di profonda debolezza

L’inazione da parte delle istituzioni mondiali è un segno di profonda debolezza. Esse, infatti, esistono per affrontare e risolvere i problemi, non per parlare ed emettere fiato dalla bocca, cosa che sta accadendo in questi ultimi decenni.

Le istituzioni internazionali, a partire dall’Onu, stanno dimostrando l’inutilità della loro esistenza, soprattutto in questi ultimi tempi, perché al di là di iniziative puramente formali, non sono in condizione di promuovere soluzioni concrete alle vicende che stanno capitando nel mondo, tra guerre e crisi ambientali. Considerazione amara, ma, purtroppo, vera.

Purtroppo perché noi vorremmo vedere soggetti pubblici che prospettano soluzioni, in quanto solo chi è costruttivo ha diritto di parlare; i “blablatori”, invece, dovrebbero essere cacciati dal consesso sociale. Tuttavia, essi sono in grande maggioranza perché parlare non costa nulla, mentre agire in modo costruttivo ha bisogno di grandi capacità, conoscenze, competenze, e volontà: doti sconosciute ai molti.

Certo, se i “blablatori” fossero messi fuori dalla porta, non sappiamo chi resterebbe dentro gli ambienti. È una metafora, speriamo significativa, che vuole spingere a distinguere i propri interlocutori fra quelli seri e gli altri, che non vogliamo neanche definire.

Il Papa continua a chiedere che nel mondo non vi siano guerre. Per quanto nobile sia la richiesta, non sembra realistica. Servono piuttosto proposte concrete che soddisfino tutte le parti in causa.