Parlare del modo ondivago con cui la fede è stata presente nel corso della vita del Premio Nobel 2016 per la letteratura Bob Dylan, poeta e cantautore, simbolo per più di una generazione di protesta sociale e fermo oppositore della guerra in Vietnam, è una impresa assai ardua. Mentre è assolutamente certo ed evidente che i testi sacri ed in modo particolare quelli fondanti dell’ebraismo quali: Torah, Talmud, Kabbalah, Profeti, a cui si è aggiunto, successivamente, anche il Vangelo siano stati il miglior propellente per l’ispirazione di molte sue composizioni, non escluse quelle in cui i temi di protesta sociale sono più evidenti.
Le radici ebraiche e l’influenza delle Sacre Scritture nella musica di Bob Dylan
Rime in cui di sovente emergono evidenti i diretti riferimenti alle Sacre Scritture. La sua era una famiglia di ebrei osservanti, immigrati turco-lituani, per cui raggiunta l’età di tredici anni ha fatto il suo Bar Mitzvah, cerimonia di passaggio dalla fanciullezza alla età adulta, con l’assunzione dell’obbligo di osservanza dei precetti religiosi. Durante il periodo degli studi universitari nel Minnesota viveva presso la Jewish Fraternity School e durante l’estate, per numerose stagioni frequentò l’Herzl Campus, un campeggio sionista.
Il suo vero nome è Robert Allen Zimmermann, ma la profonda immedesimazione nella sua arte lo spingerà a rivolgersi alla Corte Suprema di New York, affinché venisse decretato che lo pseudonimo Bob Dylan, con cui era ormai divenuto noto in tutto il mondo, diventasse il suo vero nome.
Dalla conversione al cristianesimo al ritorno all’ebraismo
Gli anni sessanta del secolo scorso vedono l’inizio del grande successo della sua carriera con il suo album Highway 61. Agli inizi degli anni ’70 l’incontro con il pittore Norman Raeben gli cambierà radicalmente la vita sia personale che artistica, con un vivace rifiorire della sua creatività. In questo periodo dichiarerà: “Sono ebreo e questo influenza ogni giorno la mia poesia e la mia vita”. Nel 1978 annunciò la sua conversione al cristianesimo, essendo entrato a far parte del movimento dei “cristiani rinati”. Paradossalmente, nel periodo in cui professa pubblicamente il suo cristianesimo, scrive le canzoni in cui l’anima ebraica appare in modo inequivoco. L’album Infidels raccoglie brani che ne sono la prova più evidente. Ma in una intervista rilasciata al New York Times nel 1997 ha dichiarato di non aderire ad alcuna religione. Negli anni 80 Bob torna alla sua originaria fede ebraica. Nell’82 a Gerusalemme, in occasione del Bar Mitzvah del figlio, prega e si comporta pubblicamente da ebreo. Negli anni a seguire si avvicina a movimento ebraico Chabad Lubavitch e periodicamente prende parte al culto presso le loro sinagoghe. Nel 1997 si esibisce cantando innanzi al Papa Giovanni Paolo II ed affermerà di se stesso: “Chi dice che sono cristiano? Come Gandhi, io sono cristiano, sono ebreo, sono mussulmano, sono indù. Sono un umanista”.
La spiritualità di Bob Dylan tra religioni e umanesimo
Invero la religiosità, certamente profonda di quest’artista, evidenzia un desiderio di conoscere, sperimentare e anche mescolare fedi e confessioni diverse, senza alcun timore di apparire criticabile. Un artista assai controverso dal punto di vista religioso, ma incontestabilmente un attento studioso del sacro, con continui riferimenti alle Scritture, studi che alimentano e rendono assolutamente originali i suoi brani più celebri.

