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Bonus mobili 2026, c’è lo sconto del 50% anche per le seconde case. Ecco come funziona

Bonus mobili 2026, c’è lo sconto del 50% anche per le seconde case. Ecco come funziona
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Da quest’anno l’agevolazione non risente delle riduzioni previste invece per altri contributi fiscali legati all’edilizia. Ecco una panoramica sulle novità e come è possibile usufruirne, sia per i privati che per i condomini

Novità sul bonus mobili 2026. L’Agenzia delle Entrate la indica nella sua guida alla misura rivolta a chi vuole acquistare arredi e grandi elettrodomestici. Il dato più interessante è che ci sarà lo sconto del 50% a prescindere dalla prima o dalla seconda casa.

Da quest’anno, infatti, l’agevolazione non risente delle riduzioni previste invece per altri contributi fiscali legati all’edilizia, dalle ristrutturazioni all’ecobonus. Ecco una panoramica sulle novità e come è possibile usufruirne.

Cosa è il bonus mobili e cosa è incluso

Il bonus mobili è attivo dal 2013 e nel corso degli anni è stato modificato diverse volte. Questo consente uno sconto Irpef del 50% per l’acquisto di arredi su un immobile dove sono eseguiti lavori di recupero del patrimonio edilizio.

La Legge di bilancio 2026 ha confermato l’agevolazione anche per quest’anno senza prevedere, come in alti casi, uno sconto al 36% per altre unità diverse dall’abitazione principale.

Sotto lo sconto fiscale rientrano diverse tipologie di acquisti: dai mobili ai grandi elettrodomestici a patto che soddisfino i requisiti relativi all’efficienza energetica. Per i forni, ad esempio, l’etichetta minima ammessa è la classe A mentre per quanto riguarda lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie il riferimento è la classe E. Per frigoriferi e congelatori infine è necessaria una classe minima F.

Non si possono cumulare con altri bonus

In caso di apparecchi per la casa, da quest’anno il contributo fiscale sui mobili è incompatibile con l’analogo bonus elettrodomestici.

L’agevolazione, introdotta lo scorso anno dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), dà diritto a uno sconto sulla sostituzione di vecchi dispositivi con modelli nuovi ad alta prestazione energetica. Come chiarito nelle Faq (domande e risposte frequenti, ndr) del Mimit, tale contributo si attiva soltanto una volta per famiglia anagrafica. Non è dunque cumulabile con altre agevolazioni relative alla stessa tipologia di prodotti come, per esempio, il bonus mobili.

Niente più obbligo di dimostrare la residenza e la proprietà

Un’altra novità rilevante sul bonus mobili introdotta per quest’anno riguarda i criteri relativi al soggetto richiedente. Lo sconto “pieno”, pari al 50%, viene riconosciuto da quest’anno senza distinzioni e decade l’obbligo di dimostrare ulteriori requisiti come la residenza o la proprietà dell’immobile oggetto di interventi.

Intervento trainante fa scattare l’agevolazione al 50% e come dimostrare l’avvio dei lavori

Ad essere confermato è invece il nesso tra l’acquisto dell’arredo con l’effettuazione di un lavoro trainante. L’agevolazione Irpef al 50% scatta infatti solo se viene dimostrato di aver realizzato interventi di recupero sulla singola unità immobiliare o su parti comuni di edifici, purché residenziali.

Resta uguale la tempistica sull’opera che deve avvenire a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto. Per poter usufruire dello sconto, i mobili o i grandi elettrodomestici comprati nel 2026 devono pertanto riferirsi a lavori avviati a partire dal 1° gennaio 2025.

L’erogazione del bonus mobili dipende dalla data di inizio dei lavori mentre la spesa sostenuta per la riqualificazione può avvenire anche successivamente all’acquisto dell’arredo. Per dimostrare la corretta tempistica dell’intervento è necessario documentare le abilitazioni amministrative oppure le comunicazioni preventive all’Asl. In assenza di tali documenti, resta valida una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Le regole per i condomini

Come visto, il bonus mobili si applica anche sulle parti comuni degli edifici. Nel caso dei condomini è possibile richiedere lo sconto fiscale sui nuovi arredi relativi alle pertinenze. Tra queste, ad esempio, la guardiola per la portineria o un locale d’uso comune. Per ciascun condomino il bonus si applica sulla propria quota di spesa ed è valido solo per mobili o elettrodomestici acquistati per il locale interessato e non sulle singole unità.

Lo sconto in dieci quote annuali

Nel 2026 resta inalterata la soglia massima di spesa sulla quale calcolare lo sconto Irpef. L’importo limite di spesa, pari a 5mila euro, può essere detratto tramite una ripartizione in dieci quote annuali. Nella quota sono inclusi inoltre i pagamenti sostenuti per il trasporto o il montaggio degli arredi.

Utilizzo del bonus su più anni

Il limite di spesa di 5mila euro è legato alla singola unità immobiliare e il bonus può essere richiesto su più anni, a patto di rispettare le soglie. Un esempio aiuta a chiarire: se nel 2025 è stato eseguito un intervento di ristrutturazione e sono stati acquistati arredi da 2mila euro, il tetto su cui calcolare il contributo per l’anno in corso scende a 3mila.

Come effettuare il pagamento, non è necessario il bonifico parlante

A differenza di altri bonus edilizi, l’incentivo per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici scatta tramite forme di pagamento digitali più immediati, come il bonifico bancario, le carte di debito o di credito. Non è dunque necessario dimostrare il versamento tramite bonifico “parlante” mentre resta escluso l’utilizzo del contante o degli assegni bancari.

Nel caso dei finanziamenti a rate, l’Agenzia delle Entrate ricorda che la società erogante è tenuta al pagamento del corrispettivo “con le stesse modalità prima indicate e il contribuente abbia una copia della ricevuta”.

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