Brescia, maltrattamenti fisici e psicologici sulle ginnaste: interdetta allenatrice - QdS

Brescia, maltrattamenti fisici e psicologici sulle ginnaste: interdetta allenatrice

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Brescia, maltrattamenti fisici e psicologici sulle ginnaste: interdetta allenatrice

Redazione  |
martedì 24 Gennaio 2023 - 08:25

Sono state ascoltate oltre venticinque persone, tra vittime, testimoni, genitori delle ginnaste, colleghi dell’indagata

La polizia di Brescia ha dato esecuzione a una ordinanza interdittiva emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Brescia nei confronti di una istruttrice federale di ginnastica ritmica per il reato di maltrattamenti aggravati dalla giovane età delle persone offese, con condotte protratte dal 2017 ad oggi.

Raccolte le confidenze di una madre

Nel settembre dello scorso anno personale della Squadra Mobile, coordinati da questa Procura della Repubblica, raccoglieva le confidenze di una madre in merito a presunte condotte illecite dell’allenatrice di un’Accademia per atlete di ginnastica ritmica, affiliata alla “Federazione Ginnastica d’Italia”, in provincia di Brescia, poste in essere durante gli allenamenti, nei confronti delle figlie e di altre giovani ginnaste di età compresa tra i 10 e i 14 anni.

Ascoltate 25 persone tra vittime, testimoni e genitori

Avviate le indagini attraverso le audizioni protette delle presunte persone offese minorenni, videoregistrate e assistite da una psicologa dell’Asst – Brescia. Sono state anche ascoltate oltre venticinque persone, tra vittime, testimoni, genitori delle ginnaste, colleghi dell’indagata, psicologi cui si erano rivolte talune atlete, nonché gli stessi vertici della Federazione nazionale.

Chat di messaggistica e riprese video

E’ stata poi effettuata l’analisi degli apparecchi telefonici e dei dispositivi telematici, grazie alla quale venivano recuperate tracce delle chat di messaggistica pregresse e di riprese video di alcuni episodi, talora effettuate dalla stessa indagata. Il Giudice ha ravvisato il reato di maltrattamenti (aggravati dalla minore età delle vittime), in un contesto parafamiliare come quello di una scuola sportiva in cui le minori erano affidate all’istruttrice per ragioni di educazione, sportiva ma anche scolastica, trattandosi di un centro semiresidenziale nel cui ambito le giovani atlete trascorrevano l’intera giornata tra allenamenti ed impegni di istruzione, dalle otto del mattino fino a tarda sera.

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