Gli avvocati di Salvatore Iacolino, manager della sanità ormai ex direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del PdL e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata, vanno al contrattacco. Nei giorni scorsi, ricordiamo, Iacolino si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati.
I legali Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, scrivono: “Stiamo svolgendo ogni attività utile ad accertare e dimostrare la totale estraneità del dottor Salvatore Iacolino rispetto alle infamanti ed ingiuste contestazioni che gli sono state formulate – sottolineano –. Si rileva, tuttavia, che gli atti processuali, depositati in data di ieri, con particolare riferimento alle informative della Dia (la Direzione investigativa antimafia, ndr) e dei relativi allegati, fanno emergere elementi sicuramente a favore del nostro assistito ed assolutamente distonici rispetto alla costruzione accusatoria”.
Le accuse a Iacolino
Secondo i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione del boss di Favara, suo compaesano, Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa, l’influenza e la rete di relazioni costruite grazie al suo ruolo. Due settimane fa sono finiti in manette sia Vetro sia un importante dirigente regionale, Giancarlo Teresi.
I legali: “Gogna mediatica e ricostruzioni frammentarie nei confronti di Iacolino”
“Tutto ciò a dimostrazione dell’assenza di qualsiasi patto corruttivo o datio di denaro, consegnata e/o ricevuta dall’ex dirigente generale Iacolino – dicono i legali – Detti elementi, infatti, non vengono in alcun modo evidenziati dai media. Per tale motivo, si rendono necessarie le precisazioni. I presunti finanziamenti che sarebbero stati operati dal sig. Vetro per le campagne elettorali, costituiscono pura millanteria, come sarà dimostrato”.
E ancora: “Iacolino, che non ha mai vissuto a Favara e, conseguentemente, non è affatto compaesano del sig. Vetro, di cui ignorava, del tutto, i precedenti giudiziari. La gogna mediatica alla quale viene continuamente sottoposto il nostro assistito, con ricostruzioni frammentarie e incomplete, dopo 37 anni e mezzo di una onesta, diligente e prestigiosa storia personale nella Pubblica Amministrazione, sembrano orientate ad una inaccettabile anticipata condanna dell’uomo e del professionista, che difenderà la propria onorabilità e quella della propria famiglia, con ogni mezzo consentito dall’ordinamento, nelle sedi opportune”.
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