Con il nuovo anno arriva un’importante novità da per aziende e lavoratori che utilizzano i buoni pasto. La legge di bilancio 2026, approvata dal Parlamento a fine dicembre, ha innalzato da 8 a 10 euro la soglia di esenzione fiscale sul benefit riconosciuto in forma elettronica.
La novità rispetto al 2025
Ai fini fiscali, il costo sostenuto dall’impresa per la pausa pranzo dei dipendenti presso mense, bar o ristoranti concorre alla formazione del reddito da lavoro sottoposto a tassazione Irpef. Per sostenere le politiche di welfare, tuttavia, la legge prevede una franchigia che, fino allo scorso anno corrispondeva a 8 euro per i buoni pasto elettronici e a 4 per il formato cartaceo. Il ticket rappresenta a pieno titolo uno strumento di integrazione al reddito. Per le famiglie del ceto medio, tra i 25mila e i 50mila euro annui, l’apporto annuale corrisponde in media ad una mensilità in più.
Sconto complessivo sino ai 440 euro per i lavoratori
La modifica introdotta in manovra si concentra sui ticket elettronici che da quest’anno consentiranno al datore di garantire un importo giornaliero maggiore senza effetti sul costo del lavoro. Resta inviata invece la soglia relativa ai buoni pasto cartacei più difficili da sottoporre ai controlli del Fisco. Ipotizzando un’erogazione continuativa lungo l’intero anno lavorativo, che corrisponde in media a 220 giorni, l’innalzamento di 2 euro della soglia si traduce in uno sconto complessivo che supera i 440 euro. Con un limite esentasse a 10 euro, infatti, il valore complessivo è destinato a salire in media da 1.760 a 2.200 euro.
Coinvolti oltre 3 milioni di laboratori
Secondo i dati forniti da Associazione nazionale società emittenti buoni pasto (Anseb) l’aumento della quota esentasse da 8 a 10 euro avrà effetti su una platea di circa 3,5 milioni di lavoratori, di cui 2,8 nel privato e 700mila nel pubblico.

