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Calcio, Serrentino (Figc): Safeguarding per ambienti sicuri e protetti

Calcio, Serrentino (Figc): Safeguarding per ambienti sicuri e protetti

Intervista al presidente Commissione Responsabile Politiche di Safeguarding

Roma, 27 nov. (askanews) – Roberto Serrentino, Presidente della Commissione Responsabile delle Politiche di Safeguarding della FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio, in occasione del convegno “Il Safeguarding Officer, non una persona ma un sistema di relazioni” alla Sapienza di Roma, ha fatto con askanews un bilancio delle attività svolte, gli obiettivi raggiunti e le sfide future cui è chiamata a rispondere la Commissione nata a novembre 2024.

Innanzitutto, cosa vuol dire Safeguarding nello sport e nel calcio in particolare?

R. “Il Safeguarding consiste in una serie di attività eterodirette, informative, formative e di controllo, volte a sensibilizzare un’ampia sfera di soggetti per garantire la sicurezza e il benessere di tutti i partecipanti ad attività sportive, con particolare riferimento ai più giovani, contribuendo a creare ambienti sicuri e protetti nei quali l’attività sportiva viene svolta con serenità per sviluppare la personalità e il talento. Quindi, ci occupiamo dell’implementazione di politiche e pratiche, che proteggano i bambini e gli adolescenti da violenze, abusi fisici, bullismo, cyberbullismo e, più in generale, da situazioni di rischio”.

Ha parlato di attività informativa e formativa. Come si svolge nello specifico?

“Società e associazioni sportive del mondo professionistico e dilettantistico devono dotarsi di un Codice etico/comportamentale e di un Modello Organizzativo, ai quali tutti coloro che frequentano le strutture (dirigenti, sportivi tesserati e non, famiglie, ecc.) devono adeguare i propri comportamenti rispettando quanto in essi previsto. Le società e le associazioni sportive devono nominare al proprio interno un Responsabile Safeguarding e la Commissione vigila affinché questi adempimenti siano stati effettivamente posti in essere. La Commissione verifica altresì che i Responsabili Safeguarding abbiamo svolto un’apposita attività formativa per coprire quel ruolo e che Codice etico e Modelli Organizzativi siano portati a conoscenza di tutti, proprio perché una delle principali sfide è quella di sensibilizzare e formare più soggetti possibili, allenatori, dirigenti e gli stessi genitori dei minori sull’importanza della prevenzione. È necessario quindi diffondere il più possibile una cultura della sicurezza, che coinvolga tutti gli attori operanti nel mondo del calcio e, più in generale dello sport, incluse le famiglie”.

Come si assicura che le politiche di safeguarding vengano attuate a tutti i livelli?

R. “Operiamo accessi presso le singole strutture, convochiamo i dirigenti e i Responsabili Safeguarding e chiediamo l’esibizione del Codice di condotta e del Modello Organizzativo. Peraltro è previsto che chiunque collabori con la struttura sportiva e abbia, quindi, contatti con i giovani, debba presentare i certificati del Casellario giudiziale e dei i carichi pendenti per assicurare idoneità e correttezza di operato nel tempo”.

Va bene tutto il supporto documentale, la formazione e l’attività di controllo, ma come opera la Commissione di fronte ad un caso di abuso o violenza su minore?

R. “È stata istituita una piattaforma telematica facilmente accessibile e usufruibile da tutti, grazie alla quale, anche anonimamente, si possono segnalare alla Commissione gli episodi di cui si è stati vittima, o testimone, o anche semplicemente riferiti, evidenziando circostanze di tempo e luogo, producendo foto, video, audio e qualsivoglia eventuale prova a supporto della segnalazione stessa. Viene quindi aperta un’istruttoria dove l’anonimato è garantito, e viene audito il Responsabile Safeguarding della struttura sportiva ed eventuali soggetti resi noti (autori del fatto, vittime, testimoni, ecc.)”.

Ma come si può concludere la vostra attività all’esito dell’istruttoria?

R. “Abbiamo una casistica di segnalazioni molto variegata e sostanzialmente le conclusioni dell’istruttoria possono essere di quattro tipi: – archiviazione immediata nel caso in cui la segnalazione risulti palesemente irrilevante; – archiviazione all’esito dell’istruttoria se non sono emersi elementi probatori dell’avvenuta violazione; – archiviazione con raccomandazione, nel caso in cui i comportamenti segnalati, non risultano sanzionabili, ma sono meritevoli di essere attenzionati, da cui la formulazione di una raccomandazione; – invio della segnalazione alla Procura Federale nel caso di riscontrati casi di violazione”.

Qual è il feedback ricevuto da allenatori e genitori riguardo alle politiche di safeguarding?

“È un buon feedback perché si rendono conto che solo la stretta collaborazione di tutti può consentire di raggiungere quegli standard di sicurezza che ogni struttura sportiva dovrebbe avere. Molti apprezzano l’attenzione posta sulla sicurezza dei giovani e riconoscono l’importanza delle misure adottate. Tuttavia, ci sono sempre margini di miglioramento”.

Quali sono i suoi obiettivi futuri in questo ruolo?

R. “Voglio continuare a migliorare la comunicazione, la formazione e la sensibilizzazione sociale sul safeguarding per garantire che ogni persona coinvolta nel calcio possa riconoscere l’importanza della prevenzione e della sicurezza. Sarà opportuno organizzare sempre più incontri, eventi e campagne di sensibilizzazione rivolte a tutti, operatori del calcio, atleti, famiglie. È importante che tutti comprendano il valore dell’inclusione, della collaborazione e delle sinergie”.

Una critica al Safeguarding?

R. “Se ne parla ancora poco, non abbastanza, anche se ultimamente in termini di comunicazione qualche passo avanti si sta facendo. Ma questa comunicazione deve essere rivolta a tutti, non solo agli sportivi, perché si comprenda come la prevenzione sia il concetto cardine da attuare e concretizzare”.

Un messaggio da trasmettere ai giovani calciatori?

R. “A tutti dico di sentirsi liberi e di non avere timori di segnalare ogni situazione di offesa, abuso o violenza, anche tentata, che li abbia interessati. È fondamentale che si parli e quello che si racconta è importante perché la voce può essere di grande utilità per prevenire casi di abusi e violenze analoghi a quelli di cui sono stati vittime”.