Forum con Calogero Burgio, dirigente generale del Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana
Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza del vice presidente Filippo Anastasi, il dirigente generale del Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana, Calogero Burgio.
Il suo incarico sta per giungere a conclusione. Qual è il bilancio di questi anni di lavoro?
“Sì, il mio incarico si concluderà ufficialmente ad agosto e devo dire che ha incontrato, sin dai primi giorni, diverse difficoltà. Per un Ente pubblico, qual è la Regione Siciliana, si parla troppo spesso di spesa. In realtà la spesa rischia di essere lo step più semplice, perché la spesa deve essere rendicontata. I controlli avvengono quattro anni dopo e, se la spesa non è stata formalmente corretta, si incorre nel reato di danno erariale. Al mio arrivo, una delle prime pratiche che sono state messe sulla mia scrivania è stata quella relativa alla rendicontazione di 712 milioni euro della precedente programmazione. Si badi bene, spesi ma non rendicontati. Ho dovuto, quindi, rendicontare le spese dal 2017 con una difficoltà che si è aggiunta nel tempo”.
Quali sono queste difficoltà che si sono aggiunte?
“La carenza di personale è dovuta ai continui pensionamenti, a cui non è corrisposta un’adeguata sostituzione”.
In che modo sono organizzati i controlli?
“Sono tre. Il primo è quello interno dell’Umc, Unità di monitoraggio e controllo, cui segue una verifica dell’autorità di Audit regionale e, infine, quello della Corte dei Conti, che analizza a campione, per azioni. Bisogna inoltre capire che, in realtà, l’ammontare economico è fuorviante, perché contano le operazioni. Altro esempio: il Dipartimento regionale delle Infrastrutture ha a disposizione un miliardo cui corrispondono due grandi progetti. Nel caso, invece, del Dipartimento Energia ci sono centinaia di operazioni da centinaia di migliaia di euro. L’attività amministrativa è, però, la medesima, ossia ci sono le gare di affidamento, i controlli, e poi la rendicontazione. Per tornare alla prima domanda, al mio arrivo ho trovato 712.398.772,84 euro da rendicontare. Ho trovato sul mio tavolo, per fare ancora una volta un esempio, la metanizzazione della Sicilia. Oppure l’utilizzo del fondo rotativo 2007-2013, la cui legge attuativa è la numero 8/2017, è stato applicato con la delibera di Giunta del 4 febbraio 2025. È evidente a tutti che questi ritardi hanno messo in grande difficoltà tutta la macchina amministrativa, costringendo i dipendenti, spesso, a un lavoro enorme con la consapevolezza che, probabilmente, cambieranno le regole e sarà necessario riaggiornare tutto”.
Sta scadendo il suo incarico. Ritiene che possa essere rinnovato?
“Il mio contratto scade il 20 agosto, ma ritengo che il 1° giugno lascerò. Non penso di proseguire anche perché due mesi fa è nato il mio primo figlio. Si tratta di una sfida personale, per me, importantissima e quindi, anche se mi fosse proposto, non potrei accettare perché ho le necessità di dedicare tempo alla mia famiglia, che vive a Civitavecchia”.
Cosa ci può dire sulla produzione di idrogeno green in Sicilia?
“Si tratta di una produzione energivora e idrovora. La quantità di acqua ‘pulita’ necessaria per la sua produzione è in contrasto con le necessità idriche della Sicilia che, di suo, soffre di siccità. Questo determina, inevitabilmente, come non efficiente la sua produzione sull’Isola. Per calcolare il costo di produzione in Italia, supponiamo che l’impianto sia alimentato da un parco fotovoltaico dedicato, localizzato in un’area a elevato irraggiamento, con un fattore di carico del 16,5% (1.450 h) e costo di generazione di 45 €/MWh. In questa ipotesi, l’idrogeno verde italiano costerebbe oggi da 6 a 8,7 €/kg, a seconda della taglia dell’elettrolizzatore. Al 2030, ipotizzando che il fattore di carico aumenti al 17,7% (1.550 h), rimanendo invariato il costo di generazione, l’idrogeno costerebbe da 3,7 a 5,9 €/kg. Infine, nel lungo periodo, supponendo che il costo di generazione dell’elettricità fotovoltaica scenda a 35 €/MWh, ancora con fattore di carico del 17,7%, l’idrogeno costerebbe da 2,1 a 4,4 €/kg. Bisogna inoltre tenere conto dei ‘paletti’ posti dal Regolamento delegato UE 1184/2023 che definisce quando l’idrogeno, i combustibili a base di idrogeno o altri vettori energetici possono essere considerati “combustibili rinnovabili di origine non biologica” (cd. RFNBO, renewable fuels of non-biological origin) per il trasporto”.

Fonti rinnovabili, la Sicilia già ben oltre gli obiettivi intermedi fissati dall’Europa
Qual è lo stato dell’arte relativo al raggiungimento degli obiettivi Ue sulle fonti rinnovabili?
“Da questo punto di vista devo dire, con orgoglio, che siamo ben sopra gli obiettivi intermedi previsti dall’Unione europea, che il Mase ha definito al 2030, per la Sicilia, ossia una soglia pari a 10.485,00 KW/h. Al 31/12/2024 le Au Dre, ossia il rilascio di autorizzazioni alla costruzione ed esercizio e modifica di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile, ha raggiunto il valore di 8.514,14 KW/h di cui 2547,37 per impianti agro-fotovoltaici, 784,15 per impianti eolici e 5182,63 per impianti di fotovoltaico. Nello specifico, nel 2021, a fronte dell’obiettivo indicato dal Mase di 144 KW/h, ne abbiamo autorizzati 1.166,55, nel 2022 sono stati 2.938,70 contro i 473 previsti dal Mase, nel 2023 ben 5.615,16 contro i 952 e nel 2024, come dicevo 8.514,14 a fronte dei 1.842 previsti. Si tenga conto che oggi possiamo dire di aver già raggiunto, e superato, lo step intermedio previsto per il 2029”.
Un bilancio che ha dell’incredibile, il suo, anche in termini di risultati…
“Soprattutto per quanto concerne il distretto minerario. È stata adeguata la normativa relativa, su impulso dell’assessore, e si è azzerata la morosità degli utenti che, prima del 2022, si attestava intorno all’80%. Abbiamo inoltre applicato la direttiva Bolkestein anche alle miniere e abbiamo recuperato siti dismessi, come la miniera Bosco di San Cataldo, abbandonata dal 1985. La famosa ‘ montagna bianca’ è composta da 3,5 milioni di tonnellate di salgemma puro al 99,99% la cui vendita genererà 40 assunzioni per un periodo stimato pari a 12 anni e un introito per la Regione di circa 5 milioni di euro. E ancora, la biomassa legnosa da filiera agricola corta delle Madonie, grazie a un intervento della Regione Siciliana, sarà trasformato in pellet e destinato alla vendita”.
Cosa ci può dire, invece, a proposito delle Cer, le Comunità energetiche rinnovabili?
“Una comunità energetica rinnovabile è un soggetto giuridico i cui soci o membri con potere di controllo possono essere cittadini, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali, incluse le Amministrazioni comunali, le associazioni con personalità giuridica di diritto privato, gli enti di ricerca e formazione, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale, che condividono, tramite i loro consumi, l’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti a fonte rinnovabile. Ma anche in questo caso sono state riviste le regole. Per poter essere finanziate con denaro pubblico, le Cer devono inoltre rispettare la no0rmativa relativa agli ‘aiuti di stato’ pertanto il loro finanziamento non può superare la soglia del 40%, essendo considerate imprese. In caso di superamento di questo tetto, il finanziamento della Cer deve essere autorizzato dall’Europa”.

Più facile spendere le risorse che riuscire a rendicontarle
Cosa ci può dire sull’utilizzo dei fondi Po Fesr 2021-2027?
“la Regione Siciliana, spesso, è additata come quella che non lavora, ma i nostri collaboratori vivono in una giungla nella quale è necessario, troppo spesso, cambiare strada per poter raggiungere il risultato che si aspetta da loro e dal loro lavoro. Oggi sulla mia scrivania c’è un grosso fascicolo per l’attuazione relativo al Po Fesr”.
Perché?
“Semplicemente perché determinate azioni si potrebbero essere svolte in difformità del Sigeco, il Sistema di gestione e controllo, quello che determina le regole. Il 31 dicembre 2024 è mutata la copertura finanziaria del Po Fesr 2021-2027 che assicurava una copertura per il 70% da fondi europei, il 21% da fondi statali e il 9% da fondi regionali. Sono cambiate le modalità, per esempio la quota dei fondi europei è scesa al 66,34% e le parti rimanenti sono state rimodulate con un vanatggio per le casse regionali, la cui quota è scesa al 5%”.
Quindi torniamo all’assunto iniziale…
“Esatto. È più facile spendere che rendicontare. Oggi, essendo cambiata la copertura finanziaria del programma, siamo stati costretti a rifare tutti i decreti di accertamento. A questo si aggiunge che, con il mio arrivo, ho smontato completamente la vecchia programmazione regionale. Anche in questo caso la delibera regionale attuativa, che abbiamo recepito, è arrivata due anni dopo, ossia la 406 del 26/10/2023. In questa nuova logica d’investimenti regionali abbiamo dovuto cambiare, come è giusto dire in questo caso, le carte in messe in tavola con la precedente programmazione”.