Caltanissetta, calo dei reati anche a causa del lockdown - QdS

Caltanissetta, calo dei reati anche a causa del lockdown

Annalisa Giunta

Caltanissetta, calo dei reati anche a causa del lockdown

giovedì 14 Gennaio 2021 - 00:00
Caltanissetta, calo dei reati anche a causa del lockdown

Il comandante provinciale dei Carabinieri, Baldassare Daidone, ha tracciato un bilancio dell’attività svolta nel corso del 2020 Un anno pesantemente segnato dalla pandemia da Coronavirus

CALTANISSETTA – “Il Covid-19 ha sicuramente inciso, in maniera consistente, sulla sensibile diminuzione delle fattispecie delittuose rispetto all’anno precedente in tutto il territorio, soprattutto nei mesi primaverili, in corrispondenza del lockdown generale che imponeva chiusure quasi totali degli esercizi e libertà di circolazione ridotta. In calo sia il numero dei furti, che sono diminuiti del 36%, sia quello delle rapine, che ha registrato una diminuzione del 26%. L’unico dato in controtendenza è quello relativo ai danneggiamenti a mezzo fuoco, che hanno subito un incremento del 9%. Da sottolineare, infine, il dato relativo agli omicidi in provincia, ben sei, tutti scoperti dall’Arma”. Queste le parole del colonnello Baldassare Daidone, comandante provinciale dell’Arma, che ha tracciato il bilancio di fine 2020 dell’attività svolta.

Nonostante il momento difficile l’Arma è intervenuta sul 62% del totale dei delitti commessi in provincia e ha svolto la sua azione preventiva su tutti i 21 comuni. Oltre 3.200 le persone controllate per contenere la diffusione del Coronavirus, 1.200 gli episodi violazione delle norme di limitazione contestati.

Un anno, quello appena trascorso, contrassegnato anche da importanti operazioni portate a termine dai Carabinieri per ripristinare la legalità sul territorio. Tra queste, come ricordato dal colonnello Daidone, la scoperta di ben sei omicidi avvenuti in provincia. Primo fra questi il duplice delitto passionale avvenuto a Mussomeli dove il 31 gennaio del 2020 i militari hanno rinvenuto i corpi senza vita di Rosa Mifsud e della figlia Monica Diliberto, nonché di Michele Noto. Sarebbe stato l’uomo, armato di revolver, a seguito di una discussione, a sparare a Rosa con la quale intratteneva una relazione, e alla figlia per poi decidere di togliersi la vita.

I Carabinieri del reparto territoriale di Gela hanno tratto in arresto nel mese di maggio il niscemese Vincenzo Buccheri, ex venditore ambulante, costituitosi dopo aver ucciso a coltellate la moglie all’interno della loro abitazione.

Altro caso, l’omicidio di Siddique Adnan, ucciso per non essersi sottomesso alle estorsioni, che ha portato lo scorso 4 giugno al fermo di due cittadini Pakistani, Shoaib Muhhamad e Ali Shujaat e contestualmente all’arresto in flagranza di reato, per favoreggiamento personale, di Mehdi Muhammad, il quale aveva messo a disposizione il suo appartamento come nascondiglio dei due connazionali. Sempre lo stesso giorno a Canicattì i militari hanno fermato altri due pakistani coinvolti nell’omicidio che si erano resi irreperibili: Bilal Muhammed e Cheema Muhammad Imran. Awan Muhammed Sharjeel e Muhammad Nawaz, altre due persone originarie del Pakistan coinvolte nel delitto, sono stati arrestati dai Carabinieri assieme al personale della Squadra mobile il 9 e il 15 giugno.

Sempre i militari dell’Arma sono intervenuti per il duplice omicidio avvenuto a Deliella, frazione limitrofa al comune di Delia. A trucidare a sassate due fratelli, Filippo e Calogero La Monaca, il pastore rumeno 22enne Florian Scurtu.

Tra le altre attività portate a termine, l’operazione “Kitt2”, che ha portato all’arresto di undici persone dedite alla commissione in concorso tra loro di furti in abitazione e ricettazione del materiale trafugato; l’operazione “Cittadella” volta a reprimere i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, che ha condotto all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di quattro soggetti ed al sequestro di appartamenti messi a disposizione per l’esercizio del meretricio; l’operazione “Cerbero” che ha portato all’arresto a Santa Caterina di sedici persone tra amministratori locali, dirigenti pubblici, imprenditori e professionisti indagati per i delitti di associazione a delinquere, concussione, corruzione, turbata libertà degli incanti e falso ideologico, abuso di ufficio; l’operazione “Attila” che lo scorso dicembre ha portato all’arresto di undici persone (tra cui dieci pakistani) per aver dato vita ad un sodalizio criminale di tipo associativo dedito alla commissione di delitti contro il patrimonio e la persona sul territorio della provincia.

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