Tagliati i parlamentari, ora tagliare gli stipendi - QdS

Tagliati i parlamentari, ora tagliare gli stipendi

Carlo Alberto Tregua

Tagliati i parlamentari, ora tagliare gli stipendi

sabato 12 Ottobre 2019 - 00:00

Con la votazione di lunedì 7 ottobre, il Parlamento ha definitivamente approvato il taglio dei parlamentari da 945 a 600: residuano 400 deputati e 200 senatori. Vi sarà un risparmio stimato di 200/300 milioni all’anno, ma da quando? Dalla prossima legislatura, quindi gli attuali costi resteranno a carico del bilancio dello Stato probabilmente fino al 2023.
Solo da quell’anno, se non vi sarà uno scioglimento anticipato del Parlamento, la legge di bilancio 2024 potrà prevedere il taglio della spesa: campa cavallo… Pertanto sono del tutto fuori luogo i proclami dei risparmi che non vi saranno, probabilmente, per i prossimi quattro o cinque anni.
In questo periodo i Consigli di Presidenza della Camera e del Senato dovranno rivedere i regolamenti (che entreranno in vigore insieme alla riforma), ma non è prevista una revisione dei compensi di tutto il personale interno, formato da dirigenti e dipendenti. Tutti costoro oggi percepiscono compensi molto elevati, sproporzionati alla vita quotidiana, nonché benefit di ogni genere.

Il taglio del numero dei parlamentari non prevede il taglio dei numerosi benefit di cui essi godono (vitto e alloggio, trasporti, libri, uffici, segretari, auto, autisti e via elencando).
Quando sentiamo tanti parrucconi, che sono in Parlamento da venti o trent’anni, proclamare che “la politica ha i suoi costi”, ci viene il voltastomaco; se è giusto da un canto che la collettività sostenga economicamente i rappresentanti delle istituzioni, è ancor più giusto che dia loro il necessario e non di più. Infatti il di più costituisce un privilegio e in una democrazia moderna il privilegio va sempre tagliato senza esitazione.
Se chi è al vertice non dà il buon esempio – che è costituito dallo spirito di servizio e non già dalla ricca remunerazione – è chiaro che si falsa il principio stesso di democrazia perché si inverte la polarità: non è più il popolo che designa i propri rappresentanti, i quali umilmente accettano l’incarico, ma sono questi ultimi che utilizzano il loro ruolo per pestare i cittadini.
Tale inversione è deleteria e distrugge il sistema, che invece va protetto.
Torniamo all’apparato burocratico del Parlamento. Dirigenti e dipendenti hanno stipendi nettamente superiori alla media, ma quando tale superiorità vìola il principio del rapporto fra merito e attività, si deborda in un’iniquità che sfiora il disdoro e suscita la riprovazione dei cittadini.
è evidente che Camera e Senato debbano dare lustro al Paese: sono perciò perfettamente giustificabili tutte le spese di rappresentanza e l’organizzazione degli eventi per avere anche rimbalzi internazionali e comunque in tutto il Paese.
Ma “est modus in rebus”, per cui vi deve essere sempre un equilibrio fra le cose che si fanno e le spese che occorrono per realizzarle.
Nel nostro Paese vi è una estesa povertà (spesso fittizia) ed anche una grande quantità di privilegi, nonché i quattro cancri che ripetiamo costantemente ed instancabilmente: mafia, evasione fiscale, morosità e burocrazia.
Nonostante ciò, le persone di buon senso debbono tentare di fare andare avanti questa nave, evitando che si incagli, come rischia ogni giorno.

Vi è una questione di fondo che non viene portata in evidenza alla pubblica opinione e riguarda la struttura istituzionale del Paese con venti regioni, due province a statuto speciale e 8 mila comuni.
Il Molise, per esempio, ha abitanti quanti quelli di una città media, eppure al suo interno vi è l’ente regione, gli enti provinciali e i comuni. Fra essi ve ne sono alcuni che hanno pochissimi abitanti, come per esempio Atrani, collegata ad Amalfi, che ne ha appena 189.
In Francia hanno fatto una riforma costituzionale ed organizzativa per cui ora vi sono sette macroregioni ed è in corso una forte riduzione del numero dei comuni.
La razionalizzazione del sistema istituzionale di un Paese dovrebbe essere posta all’ordine del giorno. Ma di questo i responsabili istituzionali di scarso valore intellettuale e professionale non si occupano, forse anche perché non ne sono capaci.
Dunque, lunga vita all’ignoranza e al declino del nostro Paese. Sembra che non preoccupi nessuno!

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