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Camera omaggia Maroni, Fontana: testimone confronto democratico

Camera omaggia Maroni, Fontana: testimone confronto democratico

Il 29 gennaio presentazione raccolta discorsi

Roma, 26 gen. (askanews) – A tre anni dalla scomparsa, avvenuta il 22 novembre 2022, la Camera dei Deputati rende omaggio alla figura di Roberto Maroni con una pubblicazione che raccoglie alcuni suoi discorsi politici e parlamentari.

Il volume sarà presentato giovedì 29 gennaio 2026, alle ore 11.00, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio. Agli indirizzi di saluto del Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, seguiranno gli interventi dell’ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, del Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti e del già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, con le conclusioni del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini.

I testi raccolti coprono il periodo che va dal 1992, anno in cui risulta eletto per la prima volta alla Camera dei deputati, al 2017, con l’intervento svolto in qualità di Presidente della Regione Lombardia al Meeting per l’amicizia fra i popoli. Nel volume, a cura della Biblioteca della Camera dei deputati, la sua lunga attività politica e istituzionale è raccontata anche attraverso fotografie, a partire dalla copertina, fornite dalla famiglia Maroni.

Askanews pubblica alcuni passaggi della prefazione al volume a firma del Presidente Lorenzo Fontana.

“(…) Questo volume offre un’opportunità preziosa per approfondire la conoscenza di un importante testimone del confronto democratico, il cui radicato senso dello Stato e il rigore morale costituiscono un esempio straordinario di impegno al servizio delle Istituzioni repubblicane.

(…) Orgoglioso della propria identità e attento al bene comune, Roberto Maroni, ha arricchito il dibattito pubblico con la sua capacità di analisi lucida e razionale, frutto di una solida preparazione culturale e di un’autentica passione civile.

(…) Il principio dell’autogoverno delle Regioni settentrionali in un’Italia federale fu il fulcro della sua azione politica. Strenuo oppositore di una politica divenuta, con il passare del tempo, sempre più chiusa e autoreferenziale, Maroni ricercò costantemente momenti di dialogo con le forze parlamentari e la società civile (…) Con un solo punto fermo: il categorico rifiuto di qualsiasi estremismo ideologico e di soluzioni prive di legittimazione democratica.

Il tema dell’ascolto, del resto, conservò per Maroni una posizione di assoluta centralità anche in seguito alla sua nomina a segretario federale della Lega. In tale veste, egli convocò a Torino gli Stati Generali del Nord, sul presupposto che soltanto dal confronto diretto con le imprese, le famiglie e i giovani e gli anziani fosse possibile elaborare nuove idee capaci di dare risposta ai bisogni di tutti.

Nella sua visione, una volta istituito, il federalismo avrebbe avvicinato i cittadini al potere, rafforzato lo Stato e accresciuto la coesione sociale. L’auspicata riforma era concepita quale strumento in grado di meglio tutelare le specifiche esigenze delle comunità locali, elemento indispensabile per dare concreta attuazione al più autentico concerto di democrazia e delineare un’architettura istituzionale maggiormente solidale ed equilibrata.

L’urgenza di procedere in tale direzione, d’altronde, era avvertita anche in relazione a un ulteriore aspetto di fondamentale importanza: la crescita del Mezzogiorno. Da questo punto di vista, l’opzione federalista avrebbe apportato notevoli benefici alle regioni meridionali, dando slancio al loro potenziale economico e culturale mediante la formazione di classi dirigenti più responsabili e attente alle necessità del territorio.

La selezione dei discorsi (…) intende restituire la profondità del pensiero di Maroni anche sugli altri temi che hanno interessato la sua attività: dalle politiche del lavoro a quelle sociali, dalla sicurezza all’immigrazione, passando per il rapporto con il mondo produttivo e la battaglia per un’Europa dei popoli e delle regioni, maggiormente sensibile alle questioni relative all’occupazione e al welfare.

(…) La sua morte prematura ha lasciato un vuoto incolmabile in quanti ne hanno apprezzato le eccezionali doti umane, rappresentando una grave perdita per il mondo della politica, che oggi più che mai ha bisogno di ispirarsi al suo esempio”.