Milano, 22 ott. (askanews) – Il Consorzio affumicatori maestri italiani (Cami) esprime “profonda preoccupazione” per la recente cancellazione da parte del Tribunale dell’Unione Europea della norma sullo stiffening, il cosiddetto raffreddamento rigido del pesce, in particolare del salmone che consente l’affettatura e l’affumicatira portandolo a una temperatura compresa tra -7 e -14 gradi centigradi. Da maggio 2024 la norma obbligava a dichiarare chiaramente in etichetta tale procedimento di congelamento a basse temperature utilizzato per lavorare il pesce, impedendo di commercializzare i prodotti così ottenuti come se fossero freschi. Ma la Corte dell’Unione Europea con una sentenza del 24 settembre scorso ha annullato la norma che riguarda i “requisiti specifici in materia di igiene per determinate carni, i prodotti della pesca, i prodotti lattiero-caseari e le uova”.
La decisione, “ottenuta a seguito di intense pressioni da parte di grandi gruppi industriali del nord Europa (Polonia e Norvegia in primis) – lamenta il Consorzio – rappresenta un grave passo indietro sul fronte della trasparenza alimentare. Hanno prevalso logiche di potere e interessi economici, mentre è stato ignorato il diritto dei consumatori a essere informati in modo chiaro e veritiero su ciò che acquistano e portano in tavola”. Il verdetto dei giudici è arrivato in seguito a una causa intentata dalla polacca Mowi, principale trasformatore del salmone in Europa, che contestava il limite delle 96 ore per lo stiffening.
“Questa non è una battaglia contro una tecnologia, ma contro l’opacità. Riteniamo inaccettabile che venga permesso di trattare un alimento con lo stiffening senza dichiararlo in etichetta. La verità al consumatore non può essere oggetto di compromesso né di pressioni industriali – dichiara Gianpaolo Ghilardotti, presidente del Cami – Continueremo a difendere la trasparenza e la correttezza dell’informazione alimentare, anche nelle sedi europee”.
Cami ribadisce che ogni trattamento che modifica la natura del prodotto o la percezione di freschezza deve essere comunicato chiaramente. Omettere tali informazioni significa minare il rapporto di fiducia tra imprese alimentari e cittadini e penalizzare chi lavora nel rispetto della qualità e della lealtà verso il mercato. Il Consorzio invita le istituzioni italiane ed europee a riaprire con urgenza il confronto normativo e a ripristinare un principio fondamentale.

