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Cani torturati ad Adrano, il retroscena dell’Enpa: “Reperiti anche online. Ecco perchè si poteva intervenire prima”

Cani torturati ad Adrano, il retroscena dell’Enpa: “Reperiti anche online. Ecco perchè si poteva intervenire prima”
La terrazza di via Beccaria ad Adrano, foto di Emanuela La Mela per QdS

L’Ente nazionale protezione animali al QdS: “Non cedete i cani facilmente ma affidatevi ad enti e associazioni che possono tutelare l’adozione”

“Nel sacchetto di plastica c’era il cadavere di una cagnolina. Poi un secondo ritrovamento sospetto, sempre in via Cesare Beccaria, e un cane maschio ancora vivo”. È il quadro raccontato al QdS da Salvatore La Rosa, presidente della sezione di Adrano dell’Enpa, tra coloro che hanno rinvenuto gli animali vittime delle torture e delle uccisioni per le quali un 47enne della città è gravemente indiziato.

Secondo quanto riferito da La Rosa, l’Enpa era già sulle tracce della persona sospettata. “Da tempo seguivamo questa persona per dei casi di abbandono che, secondo noi, erano riconducibili a lui. E stavamo raccogliendo le prove per segnalarlo come persona disturbata per i maltrattamenti attuati”.

La segnalazione del 22 agosto

Il primo intervento risale a sabato 22 agosto, quando l’Enpa sarebbe stata contattata nel pomeriggio per la presenza di un cane i cui lamenti provenivano da un’abitazione. “Siamo subito intervenuti, abbiamo chiamato i carabinieri che però purtroppo non sono entrati: hanno bussato, il signore non ha aperto e sono tornati indietro”, racconta La Rosa.

Dopo quell’episodio, l’associazione ha inviato una comunicazione alla procura, allegando video e la disponibilità di 24 cittadini pronti a testimoniare.

La macabra scoperta in via Beccaria

La svolta è arrivata martedì mattina, il 25 agosto scorso, quando alcuni residenti di via Beccaria hanno segnalato all’Enpa la presenza del 47enne con un sacco ritenuto sospetto.

“Ci siamo recati sul posto e abbiamo fatto la macabra scoperta”, racconta La Rosa. L’associazione, precisa, non avrebbe toccato nulla e avrebbe immediatamente chiamato le forze dell’ordine. “Davanti al fatto compiuto era impossibile non intervenire”. All’interno del sacchetto sarebbe stato trovato il corpo di una cagnolina. Poco dopo sarebbe stato individuato un altro sacco sospetto, già presente da tempo nella stessa via e che, secondo l’Enpa, “sarebbe riconducibile alla medesima persona”.

“I sospetti sono aumentati perché l’ultimo sacco era stato adagiato dove era stato messo l’altro. Era stato anche ripreso da un signore, che aveva invitato il soggetto a buttare la spazzatura sotto la propria casa. Mancava l’altro cane e, aprendo quel sacco abbandonato, lo abbiamo trovato”, spiega La Rosa.

“In Italia i reati sugli animali sono sottovalutati”

La vicenda riaccende anche il tema della tutela degli animali e della sensibilità nei confronti dei reati commessi ai loro danni.

“In Italia i reati sugli animali sono molto sottovalutati”, dice La Rosa, secondo cui ad Adrano “mancano ancora tanta sensibilità e cultura sui temi del randagismo, della convivenza con gli animali e del rispetto interspecie”.

L’Enpa, spiega, riceve numerose segnalazioni ma senza testimonianze o elementi concreti è complesso agire. In questo caso, invece, “i cittadini hanno reso la loro disponibilità. Questo ha permesso che si intervenisse con maggiore rapidità e decisione”.

“I residenti sono stati i veri eroi”

La Rosa respinge inoltre le critiche rivolte sui social ai residenti del palazzo. “Sui social i vicini di casa sono stati messi alla gogna ma sono stati i veri eroi”, afferma. Secondo il presidente dell’Enpa, infatti, i cittadini avrebbero segnalato più volte quanto stava accadendo e si sarebbero messi a disposizione per testimoniare.

“Non sono stati omertosi. Loro hanno permesso di fermare questo raccapricciante e macabro gioco di questo sadico”, aggiunge La Rosa, esprimendo solidarietà ai residenti che hanno collaborato con l’associazione.

Le denunce e il coinvolgimento delle autorità

L’Enpa dichiara di avere trasmesso una denuncia alla Procura attraverso PEC mettendo a conoscenza della situazione anche polizia municipale, carabinieri e Asp veterinaria. “Tutti erano a conoscenza del fatto con tanto di video, prove, foto e nominativi di cittadini pronti a testimoniare. Avevano tutto, quindi potevano essere molto più celeri”, afferma La Rosa.

Il presidente dell’Enpa rivolge quindi un plauso alla polizia di stato, intervenuta “con fermezza”, sottolineando l’importanza di agire tempestivamente quando le segnalazioni sono supportate da elementi concreti.

Rispetto ai precedenti interventi dei carabinieri, dinnanzi ai quali il 47enne si sarebbe rifiutato di aprire loro la porta, la polizia è riuscita ad entrare in casa dell’uomo: “Probabilmente ha capito che, altrimenti, l’avrebbero sfondata”.

Il timore dell’Enpa per il futuro

L’associazione manifesta anche preoccupazione per ciò che potrebbe accadere dopo l’intervento delle autorità. “Temiamo che, come in altri casi, questa persona sia di nuovo a piede libero dato che è stato sottoposto a un Tso ma non è stato arrestato. Anche per il bene del soggetto, che indubbiamente necessita di cure, ci auspichiamo che ciò non accada”, dichiara La Rosa.

La gestione del randagismo ad Adrano

Nel corso dell’intervista viene affrontata anche la gestione del randagismo. “Il finanziamento del canile è stato approvato quando c’era il commissario Saieva. Sul randagismo sono stati stanziati pochissimi fondi. Da un punto di vista di tutela dei diritti degli animali, per noi è la peggiore gestione degli ultimi 25 anni”, sostiene il presidente dell’Enpa di Adrano.

I serial killer degli animali, l’allarme sulla violenza intraspecie

Particolarmente forte è il passaggio in cui La Rosa collega la violenza sugli animali a possibili comportamenti criminosi nei confronti delle persone. “Uno studio ha accertato che il 100% dei serial killer ha cominciato la propria attività con gli animali”, afferma, richiamando il fenomeno criminologico denominato Link che esprime la correlazione scientificamente provata tra la crudeltà sugli animali e la violenza interpersonale, la devianza e la pericolosità sociale.

“Si parte dalla violenza di specie e si arriva alla violenza di genere, ci sono fin troppi studi. La scienza sa benissimo che chi è violento con gli animali lo è, potenzialmente, con gli uomini. È un dato di fatto”, aggiunge.

Riferendosi al 47enne gravemente indiziato, La Rosa ipotizza inoltre che possano esserci altri animali coinvolti: “Cercava ancora altri animali. Probabilmente avrà fatto anche delle sevizie a gatti o conigli, che comunque non sono stati ritrovati”.

I tre cani rinvenuti e le difficoltà per gli accertamenti

Secondo quanto riferito dall’Enpa, “nei sacchi sono state trovate due femmine e un maschio ancora vivo”. La Rosa spiega inoltre che “la maggior parte dei cani sarebbe stata reperita attraverso Subito.it, da persone che non li volevano più”. Da qui l’appello dell’associazione: “Non cedete i cani così facilmente ma affidatevi ad enti e associazioni che possono tutelare e seguire l’eventuale adozione”.

Per quanto riguarda gli accertamenti sulle cause della morte, La Rosa riferisce che l’Istituto zooprofilattico di Catania si occuperebbe, secondo le informazioni in possesso dell’associazione, di analisi relative alla presenza di sostanze tossiche, utili ad accertare o smentire un eventuale avvelenamento. Per un’autopsia, invece, indica l’Università di Messina come struttura più vicina.

Le condizioni di decomposizione dei cadaveri, unite al periodo estivo, renderebbero comunque più complessi gli accertamenti. Secondo La Rosa, i motivi del decesso degli animali sarebbero in parte deducibili ma non viene esclusa la difficoltà di effettuare una vera e propria ricerca medico-veterinaria.

“Ci costituiremo parte civile”

L’Enpa ribadisce infine la propria intenzione di andare avanti anche sul piano giudiziario. “Spezzare una vita per noi è un reato importante. Noi crediamo al valore unico della vita e non fa differenza che sia un animale o un umano”, afferma La Rosa.

E conclude: “Questi fatti violenti avvengono per un’ormai mancanza di valori, che poi sono quelli cristiani, andati perduti. Nelle sedi opportune, ci costituiremo parte civile”.

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