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Cantina Settecani fa del 2026 l’anno del Lambrusco Grasparossa

Cantina Settecani fa del 2026 l’anno del Lambrusco Grasparossa

La cooperativa modenese punta a rafforzare identità e mercati

Milano, 28 gen. (askanews) – La modenese Cantina Settecani ha scelto di impostare il 2026 come anno di rilancio identitario sul Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, concentrando nuove azioni di comunicazione e marketing su quella che considera la propria tipologia bandiera. L’obiettivo è rafforzare il legame tra la cooperativa e il territorio collinare di Castelvetro di Modena, mettendo al centro uno stile di vino radicato nella cucina locale ma sempre più presente anche sui mercati internazionali.

“Il nuovo anno si è aperto con segnali molto interessanti che ci vedono sulla giusta via. La continuità dei riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni dai nostri Grasparossa certifica il riscontro positivo da parte della critica e degli appassionati per questa storica tipologia, che appartiene al grande mondo del Lambrusco” ha affermato il presidente Paolo Martinelli, aggiungendo che “possiamo contare su una gamma di etichette, da quelle più tradizionali a quelle più innovative, capaci di rispondere alle attuali esigenze del mercato: bassa gradazione alcolica, capacità di sposarsi con molte preparazioni culinarie, accessibilità e identità. Il nostro Lambrusco è in grado di dialogare con autenticità sia con il consumatore italiano che internazionale”.

La Cantina, nata quasi un secolo fa nella frazione di Settecani al confine tra Castelvetro, Castelnuovo Rangone e Spilamberto, è oggi una delle realtà cooperative più significative del panorama emiliano-romagnolo. Dalla decisione dei 48 agricoltori fondatori, nel 1923, è cresciuta fino a riunire 130 soci che lavorano 260 ettari di vigneto, per una produzione di circa 50mila quintali di uva ogni anno. Da questi conferimenti nascono oltre 1 milione di bottiglie, distribuite nella grande distribuzione organizzata, nel canale Horeca, in vendita diretta e tramite lo shop online.

Circa il 30% della produzione viene esportato, con una presenza consolidata in Giappone e negli Stati Uniti e una rete di sbocchi che comprende anche Norvegia, Repubblica Ceca, Germania, Francia, Cina e Taiwan. Un radicamento locale, quindi, che convive con una forte vocazione all’estero, costruita nel tempo attorno al “Lambrusco Grasparossa di Castelvetro” e alle sue diverse interpretazioni.

I vigneti dei soci si estendono sulle colline di Castelvetro, in un mosaico di appezzamenti che va dai calanchi alle altitudini superiori ai 400 metri, con suoli e microclimi differenti. Su queste basi la cooperativa ha sviluppato un lavoro di zonazione e selezione mirato a leggere il territorio parcella per parcella, per poter interpretare il Lambrusco Grasparossa in una gamma di etichette che valorizzano complessità, struttura e riconoscibilità territoriale, con una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale.