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Caos politico all’Ars dopo il rivelato voto segreto, le accuse e la replica: “Voto trasparente, né franco né tiratore”

Caos politico all’Ars dopo il rivelato voto segreto, le accuse e la replica: “Voto trasparente, né franco né tiratore”
Palazzo dei Normanni

Non si placano gli animi dopo la movimentata votazione sull’articolo 10 del Ddl Enti Locali all’Ars.

Dopo lo stupore, la tensione e le liti con dita puntate tra i deputati regionali all’esito del voto segreto sul ddl enti locali che per puro caso ha rivelato i nomi dei franchi tiratori, non si placano gli animi e i toni dei commenti delle rispettive parti sembrano tutt’altro che ricompattare i ranghi.

La stessa sera dell’episodio occorso in Aula, il gruppo di Mpa e Grande Sicilia ha precisato la propria posizione rigettando la definizione di “franchi tiratori” per i propri deputati. Secondo i deputati guidati dal capogruppo Roberto Di Mauro, infatti, il voto era tutto sommato palese già per dichiarazione critica sulla norma da parte del presidente del gruppo Mpa.

Voto segreto e franchi tiratori all’Ars, Mpa – Grande Sicilia: “Voto coerente e trasparente”

“Abbiamo votato per come avevamo dichiarato in aula attraverso l’intervento del nostro capogruppo Roberto Di Mauro, contro una norma che non condividevamo”, ha dichiarato con una nota congiunta il gruppo esteso a Grande Sicilia, quindi anche all’ex forzista ed ex presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

“Non c’era copertura finanziaria – prosegue il gruppo autonomista – e non abbiamo avuto i chiarimenti richiesti”. Mpa e Grande Sicilia precisano che si trattava di “un ddl del parlamento, non del governo”, e rigettano bruscamente l’accusa rivolta da quella parte di maggioranza che ha tentato di far venire meno il numero legale ritrovandosi un elenco di nomi contrario alla norma per la digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali della Regione, sostenendo che è stato “quindi un voto coerente e trasparente, né franco, né tiratore”.

Le parole di D’Agostino e Gennuso (FI)

“L’articolo 10 del ddl enti Locali è una norma inutile, fuorviante e pleonastica”, dice il forzista Nicola D’Agostino difendendo la propria posizione: “Meglio votare contro che ritirare vigliaccamente il tesserino, neppure fossimo noi l’opposizione!”. Il suo nome era tra quelli che hanno votato insieme all’opposzione nel clamoroso risultato di 33 a 1, in cui quell’unico voto a favore della norma, tra i deputati della maggioranza, è risultato quello della presidenza di turno: la forzista Luisa Lantieri. L’onorevole D’Agostino poi punta il dito in direzione di un collega di coalizione, il democristiano presidente della Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate: “L’onorevole Abbate sembra disorientato e ha portato la maggioranza a sbattere, perché era già chiaro in conferenza dei capigruppo che c’erano troppe divisioni interne al centrodestra su quasi tutti gli articoli del testo”.

L’altro voto forzista contrario alla norma e che ha votato con lo strumento del voto segreto richiesto dall’opposizione è quello di Riccardo Gennuso, che al pari del collega D’Agostino attribuisce a Ignazio Abbate colpe e responsabilità: “Il collega Abbate, prima di rilasciare frettolose dichiarazioni alla stampa, dovrebbe chiedersi il perché di questo voto contrario”. La linea di Gennuso in merito alla norma affossata è sullo stesso binario del collega di partito D’Agostino e dei colleghi deputati di Mpa e Grande Sicilia: “Credo che sul voto di ieri relativo alla norma sulla digitalizzazione degli archivi comunali si stia costruendo una polemica inutile e pretestuosa. Come altri colleghi, anche della maggioranza, ho ritenuto che la disposizione fosse superflua, replicando norme già in vigore. Il mio è stato un voto tecnico, non politico e certamente non contro il governo”.

Una norma da attuare, ma “con strumenti e tempi adeguati”

Riccardo Gennuso apre però a un possibile dialogo sull’intervento in materia di digitalizzazione che la norma affrontava: “Il tema resta delicato e merita un approfondimento responsabile: la digitalizzazione è un obiettivo condiviso, ma va attuata con strumenti e tempi adeguati per garantire un’applicazione sostenibile. Continueremo il confronto con spirito costruttivo e nel pieno rispetto del ruolo del Parlamento regionale, lavorando per una soluzione davvero utile ai Comuni e ai cittadini”.

Relativamente favorevole, ma con criterio. La norma, in sostanza, pare non andasse bene come redatta ed approvata in Commissione, ma non del tutto da cestinare se nell’ottica delle esigenze degli enti locali che hanno bisogno ma con migliore scrittura del testo, stando a quanto dichiarato dal forzista.

Franchi tiratori e voto segreto all’Ars, la posizione del forzista Tomarchio

Salvo Tomarchio, altro deputato regionale di Forza Italia, estraneo al voto contrario alla norma e presente nell’elenco dei parlamentari risultati assenti al momento del voto, pone l’attenzione su altro tema stemperando in qualche modo i toni accusatori tra colleghi di maggioranza e rivolgendo altrove l’attenzione: “Quanto avvenuto ieri all’Assemblea regionale siciliana durante il dibattito sul disegno di legge per gli Enti Locali pone ancora una volta il delicato tema del ricorso al voto segreto e sull’opportunità e necessità di rivedere questo strumento parlamentare”.

Tomarchio difende i colleghi di maggioranza, da una parte, attaccando lo strumento parlamentare che ha posto – a suo dire – in ambigua posizione quanti hanno votato contro: “Al di là del caso specifico e delle motivazioni del voto sull’articolo 10, rispetto al quale alcuni colleghi hanno pubblicamente espresso perplessità che rientrano nella legittima libertà d’azione che spetta a ciascun parlamentare, è innegabile che non si può più rinviare una revisione di questo strumento, che deve essere limitato esclusivamente ai casi nei quali il voto è collegato a questioni etiche”. Secondo Tomarchio, questo “è un tema che riguarda tanto la maggioranza quanto l’opposizione, perché collegato alla trasparenza dei comportamenti degli eletti, i quali devono sempre rispondere del proprio operato senza nascondersi dietro sotterfugi”.

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